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DISTANZIATORE
Ambiente & Territorio
Attualmente sono cinque gli Ato provinciali previsti dalla legge regionale del 1998
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Redazione

 

Istituire un ambito unico (Ato) a livello laziale per la gestione dei rifiuti, suddiviso in distretti, al posto dei cinque Ato provinciali previsti dalla legge regionale del 1998. Rendere noto l’assetto societario – con nomi di proprietari, amministratori e quote detenute da altre società – di chi intende realizzare impianti di smaltimento, di recupero e discariche. È quanto prevedono due proposte di legge presentate ieri mattina in commissione Ambiente del Consiglio regionale.
 
La prima, di iniziativa della Giunta, è stata illustrata dall’assessore regionale ad Ambiente e Rifiuti Mauro Buschini, mentre la seconda è stata esposta dal proponente, Francesco Storace (Mns). La commissione, presieduta da Enrico Panunzi, ha votato a maggioranza di procedere alla formulazione di un testo unificato delle due proposte (n. 369 quella di Giunta e n. 59 quella di Storace) che entrambe intendono a modificare la legge regionale n. 27 del 9 luglio 1998 “Disciplina regionale della gestione dei rifiuti”. Contrari all’unificazione i due consiglieri M5s Silvia Blasi e Devid Porrello.
 
L’intenzione di dar vita a un ambito unico regionale era stata già anticipata da Buschini nei mesi scorsi in occasione delle sedute sulle linee guida del nuovo piano rifiuti. Ora la proposta ha preso corpo in un testo di tre articoli. “L’attuale delimitazione degli Ato non è funzionale alla gestione dei rifiuti nella Regione Lazio e alle esigenze delle Province, dei Comuni e dei cittadini”, si legge nella relazione di accompagnamento alla proposta. L’Ato unico, benché di livello regionale, prevede comunque la partecipazione, attraverso una Consulta dei comuni laziali i cui rappresentanti saranno eletti – come ha anticipato oggi Buschini – sulla base dei distretti nei quali verrà ripartito l’ambito regionale. Distretti entro il cui perimetro si dovrà realizzare, nelle intenzioni della legge, la chiusura del ciclo integrato dei rifiuti urbani.
 
“Si eviterà la libera circolazione dei rifiuti nel territorio regionale”, ha tenuto a sottolineare Buschini, riferendosi proprio all’articolazione distrettuale che punta a creare, in pratica, dei sub-ambiti autosufficienti. La chiusura del ciclo infatti – secondo la relazione al testo – “comprende l’organizzazione dei servizi di raccolta e l’individuazione dei siti e degli impianti per il loro trattamento, recupero e smaltimento al fine di compiere l’autosufficienza nel perimetro di ciascun distretto”. Eventuali “interdipendenze” o sussidiarietà che dovessero rendersi necessarie dovranno essere esaminate e valutate in sede distrettuale e quindi di Ato regionale. Buschini ha anche parlato della possibilità di costituire dentro l’ambito bacini per la raccolta così da consentire ai comuni di svolgere servizi insieme. Quando si parla di “chiusura del ciclo”, sempre secondo Buschini, non significa che ogni distretto dovrà avere – insieme agli altri impianti – anche un termovalorizzatore, poiché per questo genere di impianti le leggi vigenti prevedono un ambito unico nazionale.
 
La seconda proposta di modifica della legge regionale sulla gestione dei rifiuti del 1998 è stata presentata da Storace “contro le situazioni di monopolio”. La proposta è nata in occasione della vicenda sul sito di Falcognana. In materia di iter per l’autorizzazione di impianti di smaltimento, recupero o discariche la proposta di legge – destinata a confluire in un testo unificato con la precedente, come deciso dalla commissione – propone di inserire nei progetti presentati ogni utile informazione che consenta di conoscere il nome dei proprietari, degli amministratori o delle società che detengono quote azionarie, con il divieto di valutare soggetti che operano per interposta persona o società fiduciarie.
L'evento a Roma
E' quanto emerso nel corso di una iniziativa della Polizia stradale al Miur
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ROMA - Su 15.546 autobus (di cui 10.126 su richiesta delle scuole) controllati nel 2016, pari al 15% circa del parco veicolare in Italia, sono state rilevate irregolarità su 2.549 veicoli (1.287 di quelli controllati su richiesta delle scuole). E' quanto emerso nel corso della conferenza stampa di 'Gite scolastiche in sicurezza', iniziativa congiunta che mette a disposizione delle istituzioni scolastiche la competenza e il supporto della Polizia stradale. Le principali violazioni accertate hanno riguardato irregolarità documentali (2.117 violazioni); inefficienza dei dispositivi di equipaggiamento quali, ad esempio, pneumatici lisci, cinture di sicurezza guaste, fari rotti ecc. (624 violazioni); mancato rispetto dei tempi di guida e di riposo (449 violazioni); eccesso di velocità (262 violazioni); carte di circolazione ritirate (68); patenti di guida ritirate (46) e omessa revisione (36).
 
A rinnovare la collaborazione, al Miur, sono stati Gabriele Toccafondi, sottosegretario del ministero dell'Istruzione, Università e Ricerca; Rosa De Pasquale, Capo Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione, e Giuseppe Bisogno, Direttore del Servizio Polizia stradale del ministero dell’Interno. L'intervento della Polizia stradale non è obbligatoria, si ricorda, ma si intende come un servizio a disposizione delle scuole. Le istituzioni scolastiche potranno segnalare alla Polizia stradale i loro viaggi o programmare controlli lungo l’itinerario, che saranno effettuati a campione, inviando richiesta scritta tramite modulo preposto. Inoltre, le scuole potranno richiedere, prima della partenza l’intervento della Sezione Polizia stradale della provincia di appartenenza per un controllo del mezzo di trasporto e per la verifica dell’idoneità del veicolo e del conducente.
 
"I numeri registrati lo scorso anno – ha osservato Toccafondi – ci dicono che dobbiamo continuare in questa direzione, proseguendo con i controlli sui mezzi che portano le nostre ragazze e i nostri ragazzi in gita". "L’educazione stradale è un tema fondamentale per la formazione delle nostre ragazze e dei nostri ragazzi – ha ricordato Bisogno - se pensiamo che la sicurezza sulle strade è ancora un problema nel nostro Paese. Nel 2015, infatti, sono stati 3.428 i morti sulle strade e nello stesso anno, per la prima volta dopo molti anni, si è registrato di nuovo un aumento dei decessi per incidenti stradali dopo anni di trend in diminuzione".
Cronaca
Per il sindaco Luca Di Fiori: "E' la prima volta nella storia di Ardea che si punta a un percorso di efficientemento energetico così imponente"
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di Simonetta D'Onofrio
 

ARDEA (RM) - Parte l’efficientamento energetico dell’illuminazione pubblica nell’intero territorio. Per il sindaco Luca Di Fiori, il tema della sicurezza e della qualità è fondamentale per migliorare la città di Ardea.: “E' la prima volta nella storia di Ardea che si punta a un percorso di efficientemento energetico così imponente. Con questo piano vogliamo affrontare in modo deciso la questione della manutenzione degli impianti molti dei quali vengono rinnovati. Inoltre puntiamo a risparmiare notevolmente con la tecnologia a Led e ad avviare un percorso di sostenibilità. Facciamo però un passo in più e diamo ai cittadini la risposta che hanno da sempre richiesto: la sicurezza. Sono 40 le telecamere che grazie a questo accordo monitoreranno h24 tutto il territorio. E' nostra intenzione dare una priorità, mettendole agli accessi di tutto il territorio. Così potremo fornire un servizio utile alle forze dell'ordine (in primis, carabinieri e polizia di Stato) per controllare chi viene a delinquere nella nostra zona”.

L’Amministrazione ha aggiudicato alla società Hera Luce un contratto ventennale che ha come obiettivo un risparmio energetico di circa il 60% (grazie e tecnologie d’avanguardia e al led) sui circa 3.200 punti luce. L’efficientamento riguarderà anche gli impianti semaforici, per un totale di oltre 60 lanterne che, come i lampioni, saranno dotate di lampade a led. Inoltre, è prevista la realizzazione di un nuovo impianto di videosorveglianza: il primo così massivo nella storia della città.

Le opere di messa a norma e messa in sicurezza degli impianti prevedono, fra l’altro, la sostituzione di oltre 6 Km di linea elettrica, il rifacimento di quasi 4 Km di cavidotti, la sostituzione di circa 600 pali di sostegno.

Per il sindaco Di Fiori grazie all’uso di tecnologie all’avanguardia e del led, sarà possibile raggiungere un risparmio energetico di circa il 60% rispetto allo stato di partenza degli impianti, equivalente a circa 236 Tep (Tonnellate equivalenti di petrolio) l’anno, con una riduzione delle emissioni di anidride carbonica pari a 509 tonnellate/anno. I lavori previsti dal progetto di riqualificazione saranno svolti in un arco di tempo di circa un anno.

A tal proposito Alessandro Battistini, direttore generale di Hera Luce, commenta così il raggiungimento di questo importante obiettivo: “L’intervento previsto nel territorio di Ardea porterà il servizio di illuminazione pubblica a un livello di efficienza energetica pari a circa il 60% rispetto allo stato di partenza degli impianti interessati. Un risultato importante, che raggiungeremo grazie all’utilizzo di tecnologie di ultima generazione, selezionate adottando i Criteri Ambientali Minimi per l’illuminazione pubblica sviluppati secondo le indicazioni della politica europea, che mira a coniugare competitività e sostenibilità. Si conferma così l’impegno di Hera Luce nel campo dell’efficienza energetica e dell’innovazione tecnologica Anche in questa occasione sarà tenuto conto del valore storico del contesto urbano in cui si andrà ad agire”.


Ecco in sintesi gli strumenti operativi che verranno adottati:

Videosorveglianza per garantire maggiore sicurezza


Il progetto di attività prevede anche la realizzazione da parte di Hera Luce di un sistema di videosorveglianza per garantire un livello ancora maggiore di sicurezza in ambito urbano. Per dare vita all’impianto saranno realizzate una nuova centrale operativa e una rete wireless. Quindi si procederà alla collocazione di oltre 40 telecamere in punti sensibili del territorio comunale (come scuole, impianti pubblici, parchi).

Tra gli apparati di videosorveglianza che saranno o rinnovati o realizzati ex novo, quelli in via del Tempio, alla scuola elementare di via Silla, a largo delle Marmore, a via Reno, a via Tevere, a largo Nuova California, a Largo Genova, alle Salzare, a viale Gorizia, al cimitero di via Strampelli.



Un numero di pronto intervento dedicato ai cittadini

Ai cittadini, Hera Luce dedica anche un servizio tramite il quale potranno segnalare direttamente eventuali guasti o malfunzionamenti: attivo 24 ore su 24 tutti i giorni dell’anno, sarà utilizzabile dal 1 giugno 2017 telefonando al numero verde 800.498616.

Hera Luce/Scheda

Hera Luce è la società del Gruppo Hera che progetta, realizza, mantiene e gestisce impianti di pubblica illuminazione; ha sede a San Mauro Pascoli (provincia di Forlì-Cesena) ed è il secondo gestore italiano di illuminazione pubblica. Gestisce il servizio di illuminazione pubblica in 74 Comuni italiani in Emilia Romagna, Lazio, Lombardia, Piemonte, Veneto, Friuli, Umbria, Marche, Toscana e Abruzzo.

Solo nel 2016 Hera Luce ha acquisito la gestione di oltre 34.000 i punti luce, attraverso le 7 gare vinte in 13 Comuni, per una popolazione servita di 178.000 abitanti. La gestione da parte di Hera Luce porterà nei nuovi Comuni acquisiti a un risparmio medio di oltre il 60% rispetto alla situazione di partenza. Il dato è pari a circa 2.300 tonnellate equivalenti di petrolio consumate in meno ogni anno.
 

Cronaca
Entro 10 giorni un bando pubblico per l’assegnazione gratuita rivolto alla cooperazione e all’associazionismo
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La villa Casamonica alla Romanina è stata  assegnata alla Regione Lazio. Entro 10 giorni il bando pubblico per l’assegnazione gratuita rivolto alla cooperazione e all’associazionismo per il riutilizzo sociale della villa confiscata alla Romanina. L’appello, rivolto a tutto il terzo settore, è quello alla larga partecipazione al bando per l’utilizzo sociale di un immobile confiscato ad un clan che a Roma si caratterizza per il suo forte potere di intimidazione. “Oggi villa Casamonica alla Romanina confiscata e assegnata a Regione Lazio. Grazie a Questura di Roma, la utilizzeremo per scopi sociali”- è il commento, su Twitter, del presidente, Nicola Zingaretti. “Le strutture della società civile responsabile sappiano che lo Stato c’è e riesce a dare il meglio di sé nel contrasto alla criminalità organizzata perché a Roma sa fare squadra- parole di Gianpiero Cioffredi, Presidente dell'Osservatorio Tecnico Scientifico per la Sicurezza e la Legalità della Regione Lazio. Non finiremo mai di ringraziare per queste ragioni l’attività delle Forze di Polizia, del Prefetto Paola Basilone, del Tribunale per le Misure di Prevenzione, dell’Agenzia Nazionale dei Beni Confiscati e del Procuratore Giuseppe Pignatone”- ha detto ancora Cioffredi.
Maria Corongiu (Fimmg) è favorevole all'obbligatorietà dei vaccini e all'impianto della proposta di legge. Mentre, per Teresa Rongai(Fimp):"Rendere obbligatori i vaccini all'atto dell'iscrizione
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Giornata di audizioni in commissione Politiche sociali e salute sulla proposta di legge numero 361, di iniziativa della giunta, sull'assolvimento dell'obbligo vaccinale per l'accesso negli asili nido pubblici. Si intende intervenire così sulla legge regionale 59 del 1980 (Norme sugli asili nido) introducendo un articolo aggiuntivo sull'assolvimento delle prescrizioni relative ai quattro vaccini attualmente previsiti per tutti i nuovi nati: antidifteritica, antitetanica, antipoliomielitica e contro l'epatite B. Il primo esperto ad essere ascoltato è stata la dottoressa Maria Corongiu, segretario regionale della Federazione italiana medici di medicina generale (Fimmg), favorevole all'obbligatorietà dei vaccini e all'impianto della proposta di legge. Corongiu ha auspicato interventi "culturali" per spiegare meglio i rischi da non-vaccinazione, nonché per incentivare il ricorso anche alle immunizzazioni "raccomandate", come quello contro il morbillo. "Nel Lazio nel solo mese gennaio 2017 - ha dichiarato - abbiamo registrato 42 casi di morbillo, un quarto dell'intero 2016, e penso sia un dato da mettere in correlazione alla percentuale sempre più bassa di vaccinati per questa patologia, che nel Lazio è attualmente all'84,5%".
 
Di parere discordante, Eugenio Serravalle, pediatra e presidente di Assis, consorzio che promuove "una medicina rinnovata, personalizzata e umanizzata", secondo il quale "è troppo scarsa l'informazione in possesso dei genitori che vaccinano i propri figli". Per Serravalle "non sussistono possibilità di trasmettere in asilo le quattro patologie oggetto delle immunizzazioni obbligatorie, alcune delle quali non presenti in Italia dagli anni Novanta". "Il vero problema - ha aggiunto - è rappresentato semmai da malattie come la pertosse o il morbillo, i cui antidoti restano tuttora facoltativi". Auspicata infine la creazione di una anagrafe vaccinale informatizzata e centralizzata, nonché di vaccini singoli al posto degli attalli trivalenti o esavalenti.
Per l'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) i dirigenti Paolo Foggi e Lorenzo Montrasio hanno posto l'accento sui compiti e sulle procedure in capo alla propria struttura per garantire al massimo chi assume farmaci e vaccini. L'agenzia metterà a disposizione della commissione un documento sugli eventi avversi a seguito di vaccinazioni.
 
L'Aifa si è detta tuttavia non competente rispetto alla scelte di "confezionare" in maniera aggregata o meno gli antidoti attualmente in commercio.Alberto Villani, presidente della Società italiana di pediatria (Sip) e dirigente pediatra all'ospedale Bambino Gesù, ha richiamato l'attenzione sui tanti bambini che, per svariati motivi, non possono vaccinarsi e quindi sono particolarmente esposti a virus e batteri, che sarebbero maggiormente tutelati in caso di approvazione della proposta di legge all'attenzione della commissione. "La poliomelite non è affatto scomparsa e debellata, è presente in quattro grandi nazioni in cui è endemica: territori vasti come l'India con cui l'Italia intrattiene numerosi rapporti - ha tenuto a precisare -. A Roma, lo scorso anno, abbiamo poi avuto delle morti per pertosse, una patologia considerata banale ma per per la quale le immunizzazioni sono in evidente calo su base regionale".
 
Villani si è dichiarato favorevole, pertanto, a tutti i tipi di vaccini, obbligatori e raccomandati, e ha raccomandato alla Regione Lazio di abbinare all'intervento legislativo una adeguata campagna di informazione e di promozione rispetto al tema della prevenzione. Per Teresa Rongai, segretaria regionale della Federazione italiana medici pediatri (Fimp), bisogna prescindere dalle "epidemie mediatiche, come quelle da meningite, per concentrarsi sui dati scientifici che danno in netto aumento rosolia, parotite e morbillo". "Siamo a conoscenza di asili in cui la maggior parte dei bambini non è vaccinata in nessun modo e sono tanti i genitori che si rivolgono a noi pediatri preoccupati di questa circostanza sempre più frequente", ha aggiunto, sposando i contenuti della proposta di legge in discussione, pur ammettendo che "rendere obbligatori i vaccini all'atto dell'iscrizione al nido rappresenta una nostra sconfitta collettiva".
Promozione e interscambio
L’obiettivo è quello di promuovere al meglio le opportunità d’investimento e rafforzare la presenza delle imprese estere sul territorio
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Redazione

 
Un Protocollo d’Intesa per l’attrazione degli investimenti esteri, con l’obiettivo di promuovere al meglio le opportunità d’investimento e rafforzare la presenza delle imprese estere sul territorio. Il Protocollo è stato firmato dal Sottosegretario Ivan Scalfarotto, dal Direttore dell’Agenzia ICE, l’Agenzia per la promozione all'estero e l'internazionalizzazione delle imprese italiane Piergiorgio Borgogelli, e dall’Assessore allo Sviluppo economico e alle Attività produttive della Regione, Guido Fabiani. Un’azione di coordinamento delle strategie di intervento e delle attività volte quindi a rendere più efficace ed efficiente l’azione delle istituzioni centrali e locali, nonché la ricerca di potenziali investitori a livello internazionale.
 
Un nuovo sistema di gestione tra Amministrazioni centrali e regionali. L’intesa segue le altre dieci già siglate con altrettante Regioni (Toscana, Lombardia, Campania, Emilia Romagna, Marche, Umbria, Veneto, Provincia autonoma di Trento, Basilicata e Valle d’Aosta) e si inserisce in un percorso di confronto tra Amministrazioni, sviluppatosi anche nell’ambito del Comitato Attrazione Investimenti presieduto dal Sottosegretario stesso. La firma di questo Protocollo rientra nel più ampio Programma di internazionalizzazione 2016-2017 che prevede, come elemento innovativo rispetto al precedente, proprio il tema della “attrazione investimenti” tra le linee di azione che si stanno realizzando in questo biennio.
 
Per questo la Regione ha indicato la società in house "Lazio Innova S.p.A." come soggetto operativo per l'attuazione delle attività di attrazione investimenti esteri, in collaborazione con l’Agenzia ICE e secondo le indicazioni della Regione Lazio. I punti fondamentali delle collaborazioni tra MISE, ICE e Regioni? Lo scambio di informazioni sulle attività svolte, la raccolta e la promozione di opportunità presso gli investitori internazionali, in linea con le specializzazioni individuate dalle strategie regionali di internazionalizzazione. Essenziale il ruolo svolto dagli uffici dell’Agenzia ICE all’estero, dove alla tradizionale azione di supporto del Made in Italy, si affianca quella di promozione dell’Italia come meta di investimenti. Ed è per questo motivo che l’ICE, nelle principali piazze finanziarie mondiali come ad esempio New York, Londra, Dubai, Singapore e Tokyo, ha iniziato, già nel 2015, ad aprire dei desk dedicati all’attrazione degli investimenti e lo sviluppo di progetti innovativi nel nostro Paese. Per il 2017 sono in programma le inaugurazioni dei desk di Hong Kong e Pechino.
Novità
Nel corso del 2016 i voli notturni sono cresciuti del 64% rispetto al 2015
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Redazione

 
LAZIO - Positivo il bilancio del servizio di elisoccorso attivo di notte in tutto il Lazio. Nel corso del 2016 i voli notturni sono cresciuti del 64% rispetto al 2015 e questo grazie all’aumento, in tutta la regione, delle piazzole d’atterraggio abilitate ad operare anche dopo il tramonto. L’incremento positivo ha riguardato tutte le province, a partire dagli ospedali dei capoluoghi. Un servizio di fondamentale importanza, come dimostra il terremoto del 24 agosto: in occasione del tragico evento, l’eliambulanza con medici e infermieri è atterrata 40 minuti dopo l’evento, prima che facesse luce, sulla piazzola illuminata dell’ospedale.
 
Così i soccorsi sono partiti a tempo di record e l’elicottero del 118 ha iniziato subito a trasportare i feriti più gravi negli ospedali romani. Attivata per il volo notturno anche la base elisoccorso di Viterbo. La base offre copertura anche alla provincia reatina e si va ad aggiungere a quelle di Roma e Latina già attive da tempo sull’arco delle 24h. Così l’intero territorio regionale dispone del servizio di elisoccorso notte e giorno. Ed è proprio la base del capoluogo pontino quella che ha fatto registrare il numero più alto di interventi superando per la prima volta quelli partiti dalla base di Roma. I dati dell’attività svolta nel 2016 parlano chiaro: i voli sono stati complessivamente 2.139, i trasferimenti da ospedale a ospedale, i cosiddetti trasporti secondari, sono passati dai 382 del 2015 ai 525 dell’anno appena passato e ormai rappresentano il 25% del totale.
 
Vuol dire che l’utilizzo dell’eliambulanza per spostamenti da un ospedale ad un altro più attrezzato sta diventando norma a tutto vantaggio dei cittadini. Simile anche il numero degli interventi sulle isole: 81 contro i 79 del 2015. Considerevole invece l'aumento dei notturni, 348 contro 212, reso possibile dall'apertura H24 della base di Latina che ha registrato  874 missioni , quasi 100 in più della base di Roma che è ferma a 779, mentre quella di Viterbo ha contato  484 missioni di cui 24 con l’utilizzo del verricello per il recupero di feriti in zone impervie.
 
I dati
Lo studio ha riguardato il secondo semestre 2016
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La Federlazio ha realizzato la consueta indagine congiunturale sullo stato di salute delle piccole e medie imprese del Lazio, effettuata su un campione di 350 imprese associate. Lo studio ha riguardato il secondo semestre 2016. L'indagine è stata presentata oggi presso la sede dell'Associazione dal Presidente della Federlazio Silvio Rossignoli e dal Direttore Generale Luciano Mocci. All'incontro sono intervenuti, tra gli altri, l’Assessore allo Sviluppo Economico e Attività produttive della Regione Lazio Guido Fabiani e il Presidente di Unioncamere Lazio, Lorenzo Tagliavanti. L’immagine che i dati seccamente ci restituiscono è quella di un tessuto imprenditoriale regionale che, nel suo insieme, si sta faticosamente rimettendo in marcia.
 
Sicuramente possiamo dire che rispetto al semestre scorso vi sono elementi tendenzialmente più confortanti, che indubbiamente vanno accolti con positività, ma ancora incerti e poco consolidati. Nel secondo semestre 2016, il saldo di opinioni sull’andamento degli ordinativi per quanto concerne il mercato nazionale recupera 7 punti passando da -9 a -2 rispetto al primo semestre del 2016. Migliorano anche gli ordinativi dal mercato Extra-UE (da +16 a +20), mentre diminuiscono leggermente quelli dai paesi UE (da +9 a +6). Il fatturato sul mercato domestico registra un deciso miglioramento rispetto al semestre precedente, passando da -5 a +4. Un andamento crescente che riguarda anche il fatturato derivante dall’estero: paesi Extra-UE da +3 a +10, paesi UE da +5 a +8. Rimane negativo il saldo di opinioni sull’andamento della produzione (da -8 a -5). E’ pari al 36,9% la percentuale delle imprese che ha dichiarato di aver effettuato investimenti nel primo semestre 2016.
 
Si tratta di una percentuale in lieve diminuzione rispetto alla prima parte del 2016 (37,8%) ma superiore rispetto allo stesso periodo dell’anno 2015 (29,3%), confermando quindi un trend positivo in consolidamento. Occupazione: diminuisce leggermente la percentuale di imprese che hanno assunto nel secondo semestre 2016, tornando praticamente ai livelli del 2015 (18,6%).L’indagine Federlazio ha rilevato anche le previsioni a breve sui prossimi sei mesi dalle quali emerge che, per quanto concerne gli ordinativi, le aspettative sono positive: mercato nazionale da +10 a +13; Paesi EU in leggera diminuzione (da +31 a +26); Paesi Extra-UE in costante crescita (da +24 a +29). Riguardo le previsioni sull’occupazione per il I semestre 2017, il saldo atteso diminuisce tornando negativo a -1. Diminuisce leggermente anche la percentuale di imprese che prevedono di effettuare investimenti, ora al 39,4% (negli ultimi due passati rilevamenti era rispettivamente 41,5% e 37,9%). Tra le principali problematiche segnalate dagli imprenditori, al primo posto ancora la “insufficienza della domanda” che sale dal 27 al 28%.
 
Seguono il “ritardo dei pagamenti dei privati” (23,4%), il “ritardo dei pagamenti PA” (14,2%), la “impossibilità di partecipare agli appalti” (9,2%), la “mancata concessione del credito bancario” (5%). Abbiamo poi voluto cogliere la percezione delle imprese su come stia evolvendo la crisi dal loro punto di vista. Nel complesso emerge un quadro di incertezza: infatti se da un lato diminuiscono gli imprenditori che dichiarano che “al momento non si intravede una via di uscita” - che fa registrare una percentuale del 38,2% rispetto al 43,4% -, dall’altro cresce anche la percentuale di coloro che pensano che “il peggio deve ancora venire” (dal 3,3% al 6,1%). La percentuale di imprese che ritengono di correre seri rischi di chiusura entro i prossimi sei mesi si è aumentata da 10,3% a 13,6%. Riguardo quali azioni le imprese intendono porre in essere al proprio interno per contrastare la crisi, al primo posto le imprese hanno indicato la “creazione di nuovi prodotti” con il 22% (in diminuzione rispetto al precedente 25,1%).
 
Segue il “taglio dei costi di gestione” (da 22,2% a 20,6%), il “miglioramento della qualità del prodotto/servizio” (da 18,8% a 20%), le “attività rivolte sul mercato estero” (da 10,9 a 11,2%), la “riduzione del personale” (da 5,9 a 7,6%). Alla domanda su cosa renda la loro attività meno competitiva qui in Italia rispetto a quella dei propri concorrenti, le imprese anche questo semestre hanno indicato al primo posto la “pressione fiscale”, che ha raggiunto il livello del 30% dal 29,4%, seguita dal “costo del lavoro” (dal 25,5% al 226,1%) e dalla “complessità normativa e burocratica” stabile al 20,3%. Infine, alle imprese del campione è stato chiesto di indicare quale azione il Governo regionale dovrebbe mettere al primo posto per uscire dalla crisi. Anche per questo semestre al primo posto viene indicata la “riduzione delle tasse su impresa e lavoro” con il 62,7%, (era il 64,6% nel semestre precedente), sostanzialmente stabile e costante nel tempo. A parte l’azione relativa alla “eliminazione inefficienze della PA” (in diminuzione da 14,2% a 9%), tutte le altre hanno percentuali quasi irrilevanti.
Economia
Sono i dati dell'Osservatorio nazionale Waste Watcher di Last Minute Market/Swg presentati presso la sede dell'Enpam
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Lo spreco di cibo in Italia avviene soprattutto nelle case e ammonta a circa 145 kg all'anno per famiglia, il 75% dello spreco complessivo del Paese per un costo di 360 euro annui; inoltre solo 6 italiani su 10, (il 59% degli intervistati) sanno che esiste una nuova 'legge antispreco' entrata in vigore lo scorso agosto e il 90% non ne conosce i contenuti. Sono i dati dell'Osservatorio nazionale Waste Watcher di Last Minute Market/Swg presentati presso la sede dell'Enpam, in occasione della 4/a Giornata nazionale di prevenzione degli sprechi alimentari, che si celebra il 5 febbraio, promossa dal Ministero dell'Ambiente nell'ambito della campagna 'Spreco Zero' . Inoltre per quanto riguarda l'utilizzo della 'Family bag', cestino in cui inserire il cibo non consumato per portarlo a casa, è giudicata valida nella prevenzione degli sprechi per l'80% degli intervistati, efficace/funzionale per il 73%. Ma 1 su 2 teme che non sarà supportato dai ristoratori e il 75% auspica una diffusione con design elegante per "superare la timidezza nel portarsi il cibo avanzato a casa". Sui comportamenti quotidiani riguardo allo spreco: 1 italiano su 5 si dimostra "virtuoso" (22%): il 57% mette in atto comportamenti di sensibilità e prevenzione (davvero attenti il 28%, attenti per necessità il 7%), mentre il 43% è incurante o manifesta comportamenti incoerenti (27%), spreconi (12%) e disinteressati (4%).

I dati
Dalla ricerca emerge che il 40% degli intervistati dichiara di trascorrere on line più di 5 ore al giorno
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di Marco Staffiero

 
Dove stiamo andando? Dove sono diretti i giovani di un mondo che sta perdendo ogni buon senso? Sono le domande che si pongono parecchie persone di fronte ad una generazione, che non sa più come impegnare il proprio tempo. Le giornate di molti ragazzi vengono trascorse attraverso i nuovi strumenti della tecnologia, costringendoli spesso a rimanere lontano dalla realtà quotidiana. E quando capita proprio la tecnologia può essere uno strumento per le offese e soprusi. Non a caso l'11% giovani approva insulti sui social e il 13% dichiara di aver insultato un personaggio famoso on line. E' quanto emerge da una indagine sull’hate speech affidata da Generazioni Connesse a Skuola.net e all’Università degli Studi di Firenze rivolta a ragazze e ragazzi, in particolare quelli tra i 14 e i 18 anni.Dalla ricerca emerge che il 40% degli intervistati dichiara di trascorrere on line più di 5 ore al giorno. Whatsapp si conferma il gigante degli scambi social fra gli adolescenti (80,7%), seguito da Facebook (76,8%) e Instagram (62,1%).
 
Per quanto riguarda il controllo della veridicità delle notizie on line, il 14% degli intervistati dichiara di non controllare mai se una notizia sia vera o falsa, un comportamento – mette in evidenza la ricerca - che rende i ragazzi “facilmente preda di titoli sensazionalistici e ‘bufale’ che possono fomentare reazioni poco ragionate e forse guidate da sentimenti di rabbia e di odio”.Altro dato da evidenziare è quell’11% di ragazze e ragazzi che dichiara di approvare insulti rivolti a personaggi famosi in virtù di una più generale “libertà di esprimere ciò che si pensa” e un 13% a cui è capitato di insultare un personaggio famoso on line. Stesso discorso si può fare sui commenti pesanti rivolti ai coetanei dove si conferma l’effetto di disinibizione dello “schermo” nel facilitare comportamenti che non verrebbero messi in atto così facilmente se si fosse di fronte all’altra persona.
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