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DISTANZIATORE
Rubrica olistica - "Come in alto così in basso"
La Voce parla di noi, esprime ciò che siamo, racconta la nostra personalità, le nostre emozioni.
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Sara Galea

Oggi desidero dare voce ad una valente professionista che, grazie ad un dono, e ad una profonda dedizione e preparazione, mette a disposizione la propria professionalità per fare emergere dei talenti e, cosa non di minore importanza, spiega l’importanza della voce nella comunicazione, nelle relazioni ed in ogni ambito di vita:

Daniela De Meo

Hai mai pensato che è possibile migliorare la vita migliorando la voce?

Quante volte sentiamo il desiderio di comunicare con chiarezza ed efficacia il nostro messaggio a chi ci sta di fronte? Direi quasi sempre. Eppure spesso accade che quello che noi vogliamo che arrivi al nostro interlocutore venga compreso parzialmente o addirittura frainteso.
Come mai?

Certo, a volte iniziamo a parlare senza aver ben pensato ai concetti da esprimere, senza una loro precisa organizzazione e quindi aprendo bocca può capitarci di farfugliare, di risultare insicuri, di non essere ascoltati. In altre parole non siamo efficaci.
Ma questo cosa vuol dire? Per avere una comunicazione efficace basterà solo “prepararsi il discorso”, ossia solo avere ben chiaro le cose da dire? Di sicuro è un buon inizio, ma non basta.
Tanto è vero che spesso ci accorgiamo di possedere contenuti importanti da trasmettere, ma poi, appena apriamo bocca, quei contenuti perdono di importanza, sembrano passare inosservati, non restano impressi in coloro che ci ascoltano.
Bene. È arrivato il momento che vi spieghi come fare per essere ascoltati con interesse da tutti e ottenere maggiore fiducia in se stessi e di conseguenza avere una vita migliore.
Se desideriamo che gli altri ci ascoltino sempre con interesse, se vogliamo risultare efficaci e comunicativi quando parliamo, è importante curare una parte fondamentale della comunicazione, l’uso della voce.
La Voce parla di noi, esprime ciò che siamo, racconta la nostra personalità, le nostre emozioni.
Quando ascoltiamo qualcuno parlare ci facciamo subito un’idea di che tipo di persona abbiamo di fronte e spesso il futuro di una relazione con un persona dipende dalla prima impressione.
Fare una prima buona impressione è importantissimo. Non sempre avremo l’opportunità di fare una seconda buona prima impressione. Allora se desideriamo comunicare noi stessi con efficacia e incisività, oltre a curare la nostra cultura, il nostro aspetto fisico, i nostri movimenti, è necessario dare spazio anche alla cura della nostra voce.
La voce è qualcosa di “fisico”, ossia si forma grazie al passaggio dell’aria che dai polmoni sale su per la trachea, arriva nella laringe dove incontra le corde vocali, che a loro volta vibrando la trasformano in suono, quello della nostra voce.
Ecco perché per prendersi cura della nostra voce sarà importante conoscere e usare con consapevolezza i nostri apparati respiratorio e fonatorio. Dopo aver fatto conoscenza con essi, bisognerà metterli in funzione correttamente e da lì comincia il processo di modulazione della voce. La voce per essere espressiva e comunicativa si avvale dell’uso di varietà di toni, volumi, pause, tempi lenti e veloci, senza dimenticare il sorriso. Una voce sorridente è molto più comunicativa di una voce che non sorride mai.
Nel momento in cui impareremo ad usare la voce consapevolmente, ci accorgeremo che il nostro eloquio risulterà più elegante, armonioso, affascinante e le persone ci ascolteranno. La sensazione di essere ascoltati a sua volta produce in noi una sensazione di benessere ad autostima che va ad alimentare il processo di miglioramento della nostra vita e da lì è tutto un crescendo.
Provate a migliorare la vostra voce per migliorare la vostra vita e raccontatemi come è andata. Per iniziare il processo di miglioramento della vostra voce potreste scaricare il mio e-book gratuito “ MIGLIORA LA TUA VOCE”, che troverete all’interno del mio sito www.accademianazionaledellavoce.it
Vi aspetto e buona Voce a tutti!
Daniela de Meo
Contatto: info@andv.it o chiamare il 392.33.392.37

Rubrica olistica - "Come in alto così in basso"
ad esempio per me Amare qualcuno significa fare vivere in maniera totale le ispirazioni e le azioni che mi permettano di condividere gioco
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Sara Galea

''Alla ricerca dell'Amore vero- -Amore cosa è- -amore vero- -è amore quando''. Queste sono alcune delle chiavi di ricerca che le persone usano quando si aggirano nel web per trovare... cosa?
Una parola, un'esperienza, un'idea che dica loro che quello che stanno vivendo è Amore, oppure che ciò che vorrebbero vivere dovrebbe essere strutturato in una determinata maniera... insomma, spesso, si affidano a ciò che gli altri credono per loro per capire se la persona che stanno frequentando è giusta o no, ma l'Amore è un energia da vivere sulla propria pelle con le proprie sensazioni, ed emozioni, indipendentemente da ciò che gli altri credono per loro, o no? ad esempio per me Amare qualcuno significa fare vivere in maniera totale le ispirazioni e le azioni che mi permettano di condividere gioco, sensazione, emozione, divertimento, coinvolgimento nel momento in cui sto condividendo il mio amore, sto aderendo, partecipando, ovvero in quel momento in cui si muove l'istante, mentre invece per altri, magari, significa sentirsi semplicemente completi nell'altro, parte di una mela che altrimenti sarebbe destinata a sentirsi frammentata :-D; per altri ancora, invece, significa avere un socio con cui creare degli obiettivi di vita futura, insomma creare il proprio senso ha il senso di creare l' esperienza che vogliamo vivere ...
Leggendo gli altri possiamo imparare a sognare, oppure vedere quale senso ci piace di più ma poi, che ognuno trovi il suo senso, o potrebbe succedere che nel mezzo del cammin della sua vita cominci ad avere ''voglia di altro'' e quell' ''altro'' è proprio il senso che prima non è stato capito... ahhhh questo amore quanto da da fare, e pensare che dovrebbe essere ciò che crea la vita, ed invece è diventato un obiettivo da strutturare in maniera strategica, pianificando passo dopo passo il da farsi ....


 

Rubrica olistica - "Come in alto così in basso"
Poveri coloro che seduti su una sedia aspettano che si apra il cielo e scenda la manna.
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Sara Galea

Quante frasi fatte per non volere assumersi le proprie responsabilità. Quanta ‘’scontatezza’’ e scontentezza nel dire che la vita modifica le situazioni, che il destino è l’unico artefice di ciò che accade; quante volte vi siete ascoltati, o avete ascoltato, parole d’effetto contro il destino; destino! Una parola, soltanto una parola che viene investita della responsabilità di ciò che accade all’intera umanità, e all’universo inscindibile; ma poi, altro complice perverso di un complotto cosmico contro l’essere umano è il tempo,  semplice idea e percezione della mente che è  stato investito del potere di gestire la responsabilità dei cambiamenti, e non, parziali o totali che si  manifestano all’essere umano, alla sua vita, agli eventi che ”subisce”.  Povero essere umano, creatura in balia degli  eventi, di maledizioni ataviche, o carte scritte e firmate con il fuoco dal Destino. E ancora, quante imprecazioni verso Dio, il Creato, il Creatore, e la Creazione, per ciò che si produce giorno dopo giorno; è  sua responsabilità persino se si discute con i vicini, se si cade perché si è distratti,    è lui il responsabile: ” Dio perché ce l’hai con me!”. Essere umano! Piccolo meccanismo inconsapevole, che ferma, come un gancio pungente, le responsabilità a chiunque e qualunque cosa.  Alla ricerca della felicità nessuno muove una paglia per modificare qualunque situazione; si grida, ci si inquieta, si addita la ‘’colpa’’ di qualunque cosa su chiunque, sui governi, sul cielo, sulle chiese, sulla famiglia, il marito e la moglie, i figli disgraziati, gli amici menefreghisti, i giovani inquieti, la terra maledetta che crea i disastri ambientali, la pioggia che  bagna, il sole che scotta, il vento che schiaffeggia, il freddo che assale,  tutti sono ‘’colpevoli’’, tutti  tranne il singolo individuo, vittima di un complotto ai quali non può sottrarsi. Povera indifesa creatura umana che muove le guerre con le parole, che blocca l’economia con la sua ignavia e volontà di subire i soprusi, con la sua incapacità di produrre attivamente, con la sua volontà di cercare espedienti , e non strategie per creare una vita benevola,  e ricca; povera creatura umana che crea un mondo di automi manovrandolo attraverso la diffusione mediatica,  che si fa lobotomizzare guardando programmi spazzatura, che hanno l’unica funzione di rendere l’essere umano stolto, pauroso, timoroso del sociale.   Povero essere umano, che lancia ingiurie per una vita e poi si risente se è emarginato, anche da se stesso. Quante persone hanno fatto delle proprie famiglie un campo di  sterminio e poi si sono risentiti quando quello stesso gruppo li ha allontanati definitivamente. Incredibile creatura umana che usa il suo libero arbitrio per creare la distruzione invocando poi un perdono ‘’dovuto’’ per essere accolto nuovamente tra le braccia della vita, delle persone, degli oggetti; sì, anche dalle cose, perché l’essere umano è capace di distruggere qualunque cosa e invocare poi Dio e tutti i santi per aver spinto quel gesto: Dio perché mi hai fatto fare questo! Esistono i poveri ci sono i ricchi, la differenza? I ricchi hanno lavorato su se stessi, e la propria capacità di organizzarsi la vita, i tempi, gli spazi, le volontà, le capacità, le competenze, le potenzialità, i poveri invece piangono su un presunto fato che li ha voluti distruggere.  Dove era il povero, e l’ignorante, quando il ricco si faceva un cuore tanto studiando, e dandosi delle competenze? Dove era il disagiato quando il professionista bussava porta dopo porta per cercare lavoro e non elemosina per sopravvivere fisicamente, moralmente e psicologicamente?

Poveri i poveri che sanno soltanto piangere. Poveri coloro che seduti su una sedia aspettano che si apra il cielo e scenda la manna. Poveri coloro che per scelta hanno voluto creare niente sperando di diventare qualcuno soltanto per fede. Quante volte avete ascoltato da voi stessi, o da chiunque, imprecazioni contro chi ha di più? Avete mai sentito dire che i professionisti se la tirano? Sempre! Che sono arroganti e presuntuosi?  Che sono egoisti e tiranni?  Dove erano coloro i quali oggi sono in uno stato di disgrazia quando il loro prossimo era chino sui libri, o in giro a crearsi il lavoro, e tutto quello che un vincente fa? Seppure non piaccia ascoltarlo è l’essere umano il suo stesso destino, la sua vita, la creazione, il creato e il creatore, e tutto ciò che ha, o gli manca, l’ha realizzato con passione, dedizione e volontà, perché sì, Dio esiste, ma è una potente energia che risiede dentro e fuori l’essere umano, ed ha fornito a tutti le stesse possibilità, strumenti e potenzialità, oltre che il ‘’libero arbitrio’’   di decidere cosa volere, fare, dire e pensare.

Rubrica olistica - "Come in alto così in basso"
Dove inizia la vita? da dove la facciamo iniziare noi, e allora .... perchè non dall’ultima riga delle favole?
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Sara Galea

No, non vi parlerò del famosissimo libro di Massimo Gramellini che adoro, ma anche io ho sempre amato sapere cosa ci fosse dopo l'ultima riga delle favole...

Dove inizia la vita? da dove la facciamo iniziare noi, e allora .... perchè non  dall’ultima riga delle favole?

E’ in quel magico punto che si crea l’incantesimo, perché la vita è una creazione intensa che vede il suo massimo splendore, e apice, proprio nel punto in cui si sta chiudendo un libro per aprirne un altro.  Il libro, però, non può intravedere il suo inizio in qualunque punto della storia perché l’intento umano deve essere sempre concentrato nel desiderio di felicità, nella volontà di rifuggire ogni evento e persona possa portare il proprio cammino negli inferi anziché nel paradiso terreno.

Che cosa significa iniziare la scrittura di un nuovo libro dall’ultima riga delle favole? Dobbiamo attendere una fine per iniziare? No, dobbiamo avviare la realizzazione dei nostri sogni quando ci si trova nel punto in cui il desiderio di felicità è alto, quando si trova sull’e vissero felici e contenti’’, perché iniziare quando si vive nella gioia, significa garantirsi altra felicità, indica trascendere uno stato per andare ‘’nell’ancor di più’’. Usualmente l’essere umano attende di stare nel baratro per dare avvio ai propri cambiamenti, alle riqualificazioni, ai miglioramenti, quasi come se quando si sta nel benessere, bisogni stagnare in quello stato diventando funamboli per non perderlo anziché desiderare di amplificare ciò che sta dando benessere. Quante persone hanno fatto della loro vita un susseguirsi di guai, di bassi, di dolore, ma sapete perché accade questo? Perché nell’essere umano è radicata una potente convinzione e sarebbe che la vita è ciclica, si va su per incamminarsi poi giù e così via in una   sequenza efferata che conduce l’essere umano a distruggere volutamente il proprio benessere,  per prendere strade drammatiche che lo riportino, poi, su strade incantate.  E’ così che funziona? Ma anche no dicono alcuni e, in cuore loro, anche gli altri. La vita può essere un susseguirsi di gioia e felicità, ma per fare sì che questo avvenga occorre continuamente recidere rami, buttare fuori eventi e persone che succhiano la linfa vitale; essere positivi e propositivi e poi… capire dove e in chi si trova l’Amore e dove e in chi si trova la dannazione e la tribolazione. Pensate di non essere in grado di capire?  non è così, tutti capiscono tutto ma piuttosto che vivere temporanei, o meno brevi, momenti di solitudine si preferisce essere affiancati da vampiri e carnefici, diventando carnefici, vampiri e vittime,  per non dover  affrontare il confronto con quelle che sono le proprie personali verità interiori. Perché? Paura di sapere, vedere, dover accettare di lasciare la zona di confort (che è quella dolorosissima zona in cui si sopravvive ma che, essendo l’unica conosciuta, non si vuole abbandonare).

Siamo intelligenti? Ah! Questo è quello che tutti credono non sapendo che dentro di se c’è un dittatore maniaco ma… fin quanto volete vivere nella parte della storia in cui l’orco si mangia i bambini va bene, ma fatelo non lamentandovi perché l’orco siete voi, i bambini pure ed anche la fatina e il principe azzurro.

In quale riga della storia vi trovate?

Rubrica olistica - "Come in alto così in basso"
La maestria è la nostra capacità di Amare accettando ciò che la vita ci porge senza cercarne le cause, o gli effetti.
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Sara Galea

“Se la vita ti offre un momento come questo è un peccato se non lo afferri.” (Pat Solitano Senior, Robert De Niro nel Film: Il lato positivo – Silver Linings Playbook)
Proprio così,  la vita non avverte,  porta degli eventi, o avvenimenti, che subitamente  ci smarriscono, o affascinano,  pieni di creatività, positività,  di Amore, di gioia  senza, però,  darci nessun preavviso; mi verrebbe da dire che serve la nostra maestria per accorgerci di ciò che ci accade, me lo dico ma … dico anche che  la maestria è la capacità di essere ciò che siamo dentro di noi, è ascoltare ciò che ci dice   il cuore, cosa desidera, cosa chiede,  vuole;  è sentire con la pelle le sensazioni che si muovono quando gli occhi si posano su qualcuno o qualunque cosa; è vedere nascere un sentimento quando l’emozione si placa e ci rende la nostra pace dopo la sua agitazione caotica: la maestria è la nostra capacità di Amare accettando ciò che la vita ci porge senza cercarne le cause, o gli effetti. Nella nostra esistenza stiamo apprendendo l’arte del vivere qui ed ora, l’arte del sentire cosa si muove dentro di noi, di lasciarci trovare da ciò che con vera volontà creiamo, un’esperienza, un lavoro, un Amore. Quando il maestro è pronto l’alunno arriva, quando l’alunno è pronto il maestro arriva, quando un’anima è pronta la sua gemella arriva, quindi quale è il nostro compito? Cosa dobbiamo fare in questa vita? cercare ciò che vogliamo affannosamente disperandoci perchè non lo troviamo  o prepararci a ricevere ciò che vogliamo creando le basi, le energie, la forza, e tutto ciò che serve per ricevere, inclusa la nostra felicità? Non ci è stato insegnato niente, solo tanta cultura che  si, è fondamentale e necessaria, ma…  comprendere in quale maniera dobbiamo vivere la vita no, non ci è stato insegnato, non ci è stato detto di vivere guardando i sogni, i  desideri,  ed il modo per azionarci e renderli vita, e che questo, a volte, significa soltanto accettare ciò che sta avvenendo godendone e, sopratutto, accorgendoci  che stiamo ricevendo un ”dono”… Guardare, osservare, comunicare sinceramente  a noi stessi  cosa vogliamo, di  cosa abbiamo bisogno. Siamo mendicanti di bisogni, e non riusciamo ad accorgerci di quel qualcosa che ci fa tremare il cuore, perchè lo imbavagliamo il nostro cuore;  non ci lasciamo stravolgere  la vita dall’inaspettato, non desideriamo l’amore vero,   ci accontentiamo di  quello che pensiamo di poter avere da chiunque per non uscire dalla nostra zona di  confort, ovvero il male minore, quella dimensione che ci priva di ogni input di vita,  e che ci offre solo la disperazione che sappiamo gestire. La paura di avere paura blocca ogni azione e movimento, anche emotivo, ed infatti se arriva l’inaspettato, invece di lasciarci coccolare da quel momento,  che magari  attendiamo da una vita,  iniziamo a discutere con la nostra mente, a cercare di capire, di volere capacitarci per cercare l’eventuale problema ( fregatura) che si cela dietro a ciò che ci sembra troppo bello, e  che ci fa avere paura di stare bene, di estasiarci di quel momento travolgente, per timore che finisca, perchè tutto, emozioni, sentimenti, e gesta partecipano a darci ciò che lateva come desiderio nel   cuore…
La paura che qualcosa finisca ci impedisce di accettarne l’inizio… che pazzia!

 

Rubrica olistica - "Come in alto così in basso"
la paura di perdere ciò che ci fa stare bene, che ci fa sentire pieni, soddisfatti, ci rende gelosi.
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La gelosia è la paura di un essere umano di perdere l’oggetto del suo ‘’desiderio’’, questo avviene perché proietta se stesso nell’altra persona, cosa significa?
Rubrica olistica - "Come in alto così in basso"
La mente è la dimensione che stabilisce lo stato di benessere fisico e psichico, lo stato che porta l’essere umano nella zona di flusso, in cui tutte le energie si concentrano a trovare, e realizzare
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Sara Galea

Troppo spesso si cerca lo stato di benessere affaticando mente e corpo in arrovellamenti mentali che deliberano uno stato di  ansia, e stress da prestazione, prima ancora di aver messo mani su qualsiasi azione;  troppo velocemente apriamo la porta alla  paura di  fallire, che è quella che inficia qualsiasi movimento l’essere umano si accinga a fare.

La mente è la dimensione che stabilisce lo stato di benessere fisico e psichico, lo stato che porta l’essere umano nella zona di flusso, in cui tutte le energie si concentrano a trovare, e realizzare, situazioni ed attività che concretizzino lo stato  di felicità.

Da quando nasciamo veniamo introdotti in un circuito dove la vita diventa una corsa pazza di eventi da vivere soltanto per raggiungere altre situazioni,  che devono portare in altri contesti, e così via discorrendo,  per arrivare alla fine della vita fisica rendendosi conto di  avere  vissuto inseguendo una felicità che si trova, invece, esattamente al punto di inizio, dentro se stessi. Gli Obiettivi sono fondamentali per indirizzare la mente a non perdersi  dietro tante macubrazioni che se stessa produce, perchè la realtà da vivere deve essere la vita stessa, il suo gusto, l’apprendimento, la scoperta, la sperimentazione, lo stravolgimento di eventi, emozioni, sensazioni, la qualificazione e riqualificazione, il cambiamento. 

Sentire, osservare, ascoltare, gustare, condividere, accettare, rifiutare significa vivere con consapevolezza, con coscienza, e non distratti da tante turbe mentali che servono ad allontanare l’essere umano dal senso della vita, vivere! 

E’ vero che la vita è come un treno con tante fermate, ma quando si sale sul treno non bisogna rimanere seduti fino ad arrivare al proprio capolinea, si deve usare il treno   come un vettore daL qualE possiamo scendere e salire a nostro piacimento; dove il comando è in mano nostra e le fermate non sono semplice contesto ma strumento di apprendimento, esperienza, gioia, dolore, condivisione, co-creazione.

Se ci  soffermiamo a razionalizzare la vita tutto potrebbe apparire insensato perché effettivamente non c’è un senso, perchè è la vita il senso, è quello che vogliamo vivere il senso, è la decisione di volere essere  felici il senso, ovvero di essere protagonisti consapevoli della propria opera. Troppo spesso ci si sofferma a voler capire, perché l’essere umano per muoversi deve capire, ma cosa c’è da capire? Siamo arrivati su questa terra con una facoltà: il libero arbitrio di  scegliere se si vuole vivere felici o sofferenti, ricchi o poveri, malati o sani, belli o brutti. Ora molte menti inizieranno a pensare che tutto questo è insensato, veramente penseranno proprio che sono bip bip bip, perchè la vita è predestinata, è già stabilita da un Dio ingiusto, che ha dato a taluni la fortuna e ad altri la sfortuna. Pensate a quei genitori disperati che hanno perso un figlio in un incidente qualsiasi, che sia di automobile o altro, cominciano ad odiare Dio, la vita, il mondo, il cielo, se stessi  ma … che senso ha tutto questo?   Dio è responsabile se quel ragazzo ha deciso di correre o drogarsi o bere o altro? Cosa, se magari l’auto ed i soldi gli sono stati offerti senza fargli prima acquisire la propria responsabilità, la causa è Dio? o la responsabilità dell’individuo ed il contesto in cui vive?

E’ facile ammalarsi quando si beve e si mangiano schifezze e si fuma, ma non  si ammetterà mai di  essersi dati la malattia, si invocherà Dio per chiedergli il perché di tali tormenti. Provate a studiare la metamedicina, provate a comprendere quanto tutto ciò che è dentro di noi ci fa vivere in una determinata maniera manifestando malattie o benessere.  Ora altre menti penseranno ‘’ si, e poi c’era la marmotta che incartava la cioccolata’’ 

Bene, si continui pure  a scansare le  responsabilità. Non asi agisca per darsi delle capacità, non ci si azioni   per creare il proprio benessere. Si scansi  tutto ciò che  mostra quanto tutto dipenda dal singolo individuo, dalla persona. 

Si continui  ad avvalorare ciò che  fa comodo: la vita è una bip bip bip, c’è un Dio che   punisce dando  le malattie, e poi c’è un destino malefico che  scrive   tutto ciò che  capita. Ora si sta meglio?  Non si hanno colpe, tutto è in mano a Dio, al  destino, a Prodi, Berlusconi  e a tanti bip bip bip come loro.

Ma se invece qualcosa inizia a dirvi che non è così, che c’è il vostro zampino dentro,  allora ci si chieda il perché, per come, cosa e quando ha avuto la sua origine ciò che capita nella vita, e forse si inizierà a vivere secondo coscienza! 

Tutto ciò che si  crea, persino la visita inaspettata di una farfalla che si posa sulla  spalla ha un significato, un suo perché, una  motivazione che  sta spingendo verso un cambiamento, una presa di coscienza, un senso.  Questa è la vita, un Orizzonte che inizia dentro di se per creare ciò che è fuori di se, ma per comprenderlo bisogna essere consapevoli che dentro di noi esiste un Universo, un motore, una serie di meccanismi che tutto creano, fino a questa presa di coscienza   continuiamo pure ad allenare il dito indice, invece che i  valori, le virtù, potenzialità, competenze e coscienza di chi siamo dentro di noi, e magari rendiamolo il più gradevole possibile alla vista per non minare le apparenze!

 

Rubrica olistica - "Come in alto così in basso"
Il passato serve al presente? Ovviamente sì, se non rappresenta un deterrente per vivere nuove esperienze, sensazioni, emozioni.
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Sara Galea

Ci sono momenti in cui bisogna vivere dei piccoli silenzi interagendo fortemente con se stessi, per comprendersi, ascoltarsi, conoscersi, amarsi e rispettarsi. Questi attimi d’intimità con il proprio io servono a prendere coscienza di ciò che si vuole lasciare indietro di quello che si è vissuto della vita, e cosa si vuole portare avanti. Si tratta di riconoscere quali sono le priorità, le cose importanti della vita, quelle che ci possono aiutare a crescere e non che ci sabotino togliendoci energie. Spesso accade che molte situazioni ritornano perché non sono mai state abbandonate;   perché si  sono trascinate per abitudine; perché si crede sia scontata la loro presenza, che magari esiste soltanto nell’immaginario; questo provoca  che l’umano si senta infastidito dalla presenza di fantasmi del passato;  dall’idea che  la propria vita sia soggetta all’influenza di terzi, instaurandosi uno stato di crisi, di bisogno, che per essere sanato necessita di un intenso contatto con se stessi per ripristinare le proprie forze interiori, energie che devono condurre oltre quelli che potrebbero essere individuati come blocchi, limiti, problemi, e  che, effettivamente, sono soltanto immagini riflesse di un passato che vuole rivivere nel presente. Il passato serve al presente? Ovviamente sì, se non rappresenta un deterrente per vivere nuove esperienze, sensazioni, emozioni. Sì, se fa  parte di un’esperienza che si era sospesa per essere ripresa con più grinta, maturità, desiderio. Come sapere di cosa si tratta? Come rendersi conto di cosa rappresenta? Ascoltando le proprie emozioni, osservando il movimento che queste caoticamente attivano dentro la propria mente, e ‘’sentendo’’ quali sentimenti lasciano dentro di se: benessere, situazioni positive e propositive; malessere, situazioni che sono tornate soltanto per insegnare qualcosa che era rimasto sospeso nel passato. L’introspezione è una pratica potente  che fa rendere conto l’essere umano di ciò che accade dentro di se, di cosa sta diventando,  quindi dell’importanza di ciò che sta per fare o non, e se questo può dare risultati piacevoli oppure disdicevoli. Ognuno è responsabile di ciò che crea e si crea;   tutto si può comprendere semplicemente se si pratica un sincero ascolto di se e degli altri. Osservare, ascoltare, e sentire senza dare delle interpretazioni illusorie significa vivere semplicemente ciò che è perché è,  se lo si vuole vivere, altrimenti via verso altre spiagge, oltre quello che potrebbe sembrare l’orizzonte ma che effettivamente è soltanto un confine illusorio dettato dai limiti indicati della mente.

Rubrica olistica - "Come in alto così in basso"
Molto spesso avviene che nel corso stesso di un’attenta analisi si attua un’opera di sabotaggio delle informazioni che si hanno, creando dei racconti nel "vuoto"
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Sara Galea

La capacità intuitiva di osservare che c’è uno stato di crisi usualmente avvia una serie di dinamiche che determinano i cambiamenti della vita. I cambiamenti possono essere circoscritti a un ambito o totali e, a volte, diventano puramente illusori, perché stravolgere il senso della vita è, ovviamente percezione puramente mentale, un'azione talmente dura da fare scattare paure e blocchi nella persona che richiede delle modificazioni consistenti, o meno, nel suo vissuto. La ricerca della felicità è la molla che spinge l’essere umano a camminare verso la realizzazione di Se, e non si trova in situazioni esterne,   è uno stato dell’essere, mentale, che si ottiene, quando si parla di vera felicità, manifestando le proprie capacità, valori, bisogni e potenzialità.

Il primo fondamentale passo che si fa per raggiungere la propria serenità d’animo, e quindi uno stato consolidato di felicità, è la conoscenza di se stessi, che si può ottenere soltanto attraverso un’attenta ed efficace comunicazione con se stessi. La sincerità di una vera trasmissione d’informazione tra ciò che l’essere umano è dentro di Se e quello che crede essere avviene attraverso un’intima osservazione, ascolto, e analisi di quelli che sono i propri bisogni, desideri, e quindi mancanze.

Molto spesso avviene che nel corso stesso di un’attenta analisi, autoanalisi mi permetterei di sottolineare, si attua un’opera di  sabotaggio delle informazioni che si hanno in possesso creando dei racconti ‘’nel vuoto’’, ovvero che hanno l’unica funzione di confondere, e mischiare, le carte che l’essere umano ha in dotazione per comprendere cosa fare per essere felice: ad esempio, uno stato di crisi all’interno di un rapporto di coppia può scatenare stati di dubbio che azionano  paure  tali  da trascinare la persona scontenta a bloccare qualsiasi passaggio verso un cambiamento parziale o totale nella relazione, addossando le responsabilità del fallimento ai comportamenti dell’altro; condannando e giustificando  contemporaneamente gli  atteggiamenti di  entrambi, che fanno invece parte ‘’dell’essere’’, e   quindi non possono, e non si può pretendere, vengano cambiate.  Due persone, ad esempio, che hanno una relazione di coppia                                                                                                                                                                                      e sono drasticamente diverse nella cultura, nel modo di vivere, nelle aspirazioni, negli obiettivi, ed in tutto ciò che fa parte del loro mondo individuale,  probabilmente saranno incapaci di trovare un equilibrio e lo stato di felicità e,  in alcuni casi, di assumersi la responsabilità di ammettere che c’è incoerenza tra quello che vogliono  e ciò che possono, invece,  ricevere realmente da quel rapporto, diventando manchevoli nei confronti dell’esistenza propria e altrui, e, in molti casi, cercando di fingere di volersi uguagliare al compagno/a semplicemente per  portare avanti la relazione in questione per abitudine, paura, fragilità, superficialità e altro, magari mercificando, e mortificando, la propria e altrui vita.

Prendendo come scusante un sentimento, frainteso, che inizia a fungere soltanto da legante per non attuare il cambiamento che darebbe ad entrambi la possibilità di vivere una vera relazione fatta di Amore, condivisione e felicità, la persona, o le persone, si trovano a vivere una serie di conflitti interiori che si riversano, inevitabilmente, anche nel resto delle estensioni di vita, inclusa quella sociale e professionale.

La felicità, dunque, è il senso della vita, ed il modo in cui si decide di viverlo decreta la qualità della vita stessa che si crea.

Il singolo individuo è  unico responsabile della propria felicità, insieme alle sue scelte e volontà, gli altri sono soltanto coadiutori consapevoli, o in-consapevoli, di  ciò che ‘’ognuno’’ decide di creare per se  stesso.

Questo deve fare riflettere sul fatto che tutto ciò che si realizza agisce anche sulla vita degli altri.

Quanto sono importanti le scelte?

 

Rubrica olistica - "Come in alto così in basso"
E’ falso dire che le cose giuste, e migliori per la persona, vadano sofferte, c’è addirittura chi asserisce che più si trovano ostacoli e più significa che ci si trova sul giusto percorso di vita!
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Sara Galea

Ci sono momenti in cui l’essere umano si dovrebbe rendere conto di come l'addestramento al sacrificio, e alla rinuncia, praticati dai vari ‘’educatori’’, pilotino la vita portandola  a  livelli di incoscienza, ovvero irresponsabilità,  e programmando l’inserimento del  pilota automatico  che è stato progettato, e organizzato, affinché trasformi  drasticamente la capacità di gestire la propria vita rendendo ‘’l’uomo’’ incapace di pianificare,   realizzare, e manifestare qualsiasi progetto che non sia quello determinato dall’educazione predisposta.

L’alert  che vi deve fare rendere  conto che siete su un percorso inidoneo a voi è lo stato di crisi, è  la sensazione di trovarvi su tragitti dissestati,  faticosi, pieni di malessere. Bisogna sapere  che quando si fatica troppo  per ottenere qualche cosa, significa che si sta percorrendo un cammino incoerente con ciò che siamo, in poche parole SBAGLIATO..

E’ falso dire che le cose giuste, e migliori  per la persona, vadano sofferte, c’è addirittura chi asserisce che più si trovano ostacoli e più significa che ci si trova sul giusto percorso di vita!

Ma quale corrente di pensiero  usano queste persone?

Quale concetto li instrada?

Quale idea e convinzione potenziante innesca la loro operosa dedizione verso il prossimo e se stessi?

Sono le  forze  ispiratrici di malessere ed inettitudine che albergano nell’essere umano! Cercano di sabotare ‘’gli altri’’semplicemente per sentirsi, ed apparire,  meno incapaci, perché se si trovano in un mondo fatto di insoddisfatti, ed incapaci, diventa  più semplice sentirsi dei  maestri di vita.  Una strada idonea, e coerente  con ciò che sono le proprie  potenzialità, virtù e competenze, è facilmente raggiungibile, fa  divertire, sentire sensazioni di benessere, gioia, accoglimento e serenità d’animo , nonché mentale. 

Quale generosità c’è in chi vi da dei falsi strumenti per rendervi dei creduloni e dei disperati?

 Ci sono personaggi  ‘’oscuri’’ che incitano l’essere umano a pregare, e aspettare che chissà chi  porti chissà cosa, ed intanto vi fanno  perdere  giorni, mesi ,ed ancora anni di vita ad attendere una realizzazione che non  giungerà mai perché non  attivate in voi stessi la  volontà di  cercarla.

Ma poi vogliamo sottolineare anche quel tipo di generosità che vi porta a rinunciare a voi stessi per ''gli altri ''? lo volete continuare a chiamare l'amore come Dio  vuole e comanda? No! non è così, quello è il concetto di chi vive la propria vita succhiandola al prossimo, bello strumento  è stato creato per poter vivere una vita da vampiri! Se si  Ama si pensa all’altro e non a se!

Però!  Bella la vita, le cicale cantano e le formiche lavorano!

Non ci sono genitori, figli, amici, o chiunque, che abbia il diritto di stare sulle spalle del proprio prossimo, di vedersi garantire la propria sopravvivenza con azioni,   parole,   pensieri, o tutto quello che  sembra giusto  dover  ricevere   perché si  sta ''male!''

Chi sta male ha il dovere di attivarsi, di prendere la propria vita e portarla ad un radicale cambiamento; prendere se stesso e portarsi dalla mediocrità all'eccellenza; prendere le proprie competenze e renderle migliori studiando e azionandosi.

Osservando il mondo mi giunge la visione di una marea di cicale, li a cantarsela, e poi  a piangere per mendicare l'aiuto di qualcuno che dovrebbe  interrompere il proprio percorso per  fare vivere l’altro.

E questa è la vita che ambite? questa è la generosità che pretendete?

Siate generosi voi stessi, ma siatelo ‘’con’’ voi stessi dandovi quello che solo voi potete darvi: preparazione, cultura, desideri, potenzialità e virtù da riconoscere per renderle strumento della vostra vita!

Da quante cicale è composto il mondo? Quante  che si pavoneggiano, e sentono realizzate, per effimere  piccole contentezze materiali che danno nulla più che un breve momento di falsa soddisfazione dentro un oceano di insoddisfazioni ed assenza di realizzazione del Se’?

 Virtuosa la voglia di emergere in un mondo fatto di mediocri! EMERGETE!

Felice il desiderio di chi ambisce a ben più alte vette per avvicinarsi al sole! VOLATE!

Morigerata l’azione di chi, con responsabilità, prende in mano la propria vita liberandosi di ogni peso, zavorra, e tutto quanto limiti e saboti la volontà legittima di volere il meglio per se stessi! LIBERATEVI,  POTATE I RAMI!

Invece, per chi continua a volere vivere nelle aspettative degli altri, sia fatta la  propria volontà, ma che  rimanga lontano da coloro che stanno creando  con amore la propria vita.  La vita è fatta di probabilità, e possibilità, e sta ad ognuno scegliere cosa vuole ottenere per  se, e ‘’basta’’ con le lacrime di un coccodrillo che ama farsi carezzare per un dolore che alimenta con passione, e dedizione, e una maestria che gli deve garantire  una vita da vivere in maniera gratuita  alle spalle del prossimo ‘’generoso’’ ( che generoso non è perché partecipa a creare un mondo di cicale).

Chi vuole fare faccia, chi non vuole fare rimandi, ma facendo qualunque cosa si assuma la responsabilità della propria vita facendosi carico dei propri insuccessi o altro, non cercando di addossare  al prossimo, al fato,  alla fortuna o alla jella quella che è soltanto la sua capacità, o incapacità, di gestire la propria vita!

 

Rubrica olistica - "Come in alto così in basso"
Quando si è sotto scacco a crisi di gelosia, e rabbia, bisogna semplicemente rimanere nell’attimo presente osservando come tutto ciò che si muove è soltanto un movimento che compie la mente.
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Sara Galea

Cosa significa Amare? Amare significa donare a se stessi l’amore per l’altro…
Mi pregio di voler mostrare in purezza il mio senso dell’Amore, riconsegnando  all’Amore il suo legittimo senso di valore, e potenzialità umana, per vivere e condividere il grande cammino della vita in unione con un altro essere umano, con cui si instauri un legame totale  in cui si manifesti  il coinvolgimento mentale, psicologico, morale, interiore, fisico,  motivazionale e tanto altro.
L’Amore non è il rapporto di coppia ma l’energia che unisce le persone,  e non va interpretato o quantificato,  come non va analizzato né interpretato, discusso, ma semplicemente vissuto in purezza il rapporto che si è concretizzato nell’unione.
La capacità dell’essere umano di oltrepassare quelli che sono i limiti che l’esperienza del passato, o della cultura, o dell’ambiente, ha radicato nell’uomo sotto  forma di convinzioni sabotanti, o limitanti, riconsegna la facoltà di Amare l’altro senza farsi sublimare dai mille attacchi mentali che attraverso l’ambiente arrivano. Una relazione di coppia,  per poter sopravvivere alle prove che si mostrano nel quotidiano vivere, deve raggiungere un equilibrio che si fonda sull’armonia interiore di ognuno dei due partecipanti alla relazione. Se il singolo individuo è libero da timori di subire tradimento, umiliazione, gesti, parole,  atti di coercizione, o altro,  da parte del partner,  supererà il confronto con qualsiasi cosa si mostri di ‘’anomalo’’ per se stesso,  non creando miti, e saghe, con macchinosi pensieri e movimenti mentali che decretino la colpevolezza del compagno/a fino a prova contraria.
Quando si rischia di incorrere nel pericolo di creare incubi, e film dell’orrore,  si provi a godere semplicemente del sapore che si sente in se dell’amato, del suo sorriso, dell’energia che unisce, dell’immagine che abbiamo nei nostri occhi,   volendo sperimentare soltanto il meraviglioso mondo che si trova dentro di noi, non cadendo nell’illusione che invece arriva dall’interpretazione del mondo, ovvero gli eventi esterni a noi.
Quando si è sotto scacco a crisi di gelosia, e rabbia, bisogna semplicemente rimanere nell’attimo presente osservando come tutto ciò che si muove  è soltanto un movimento che compie la mente. Ad esempio se si vede il proprio compagno parlare con una bella donna non bisogna iniziare a farsi mille rocambolesche macchinazioni mentali, ma proseguire nei propri intenti di vita pensando di portare avanti il senso che vogliamo, ovvero vivere la nostra meravigliosa storia di amore con l’uomo che amiamo e che ci da mille spunti di gioia in essere.  (Ovviamente parlo di uomo ma il discorso è bilaterale). Rimanere neutrali fa si che la mente non ci porti su altri lidi, ed altre sponde, trasformando la realtà in un diverso film e quindi modificando il  senso della vita.
Evitare quindi le illusioni, le distorsioni mentali, le creazioni  dettate da paure personali e non da realtà confermate.
Essere saggi sempre, dandoci ciò che di benevolo e meraviglioso esiste in noi stessi, rimanendo puri ed asettici per non contaminare noi stessi  le relazioni, che si dissolverebbero come ghiaccio al sole, morendo  sotto le pugnalate che per mano della nostra mente  potremmo dare,  decretando così la rottura di qualcosa che aveva bisogno soltanto di essere nutrito con il nostro Amore,  e che ci avrebbe riconsegnato  il meraviglioso Amore che noi avevamo per il nostro compagno…

Alla prossima settimana!

 

Rubrica olistica - "Come in alto così in basso"
Quando una convinzione diventa un automatismo smettiamo di provare a cambiare la nostra realtà.
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Sara Galea

La vita ‘’dell’uomo’’  è decisa dalle convinzioni che sono scritte, e radicate, nella sua mente. Queste nascono da tre cause: le persone che si frequentano, i libri che si leggono e le proprie esperienze.

Ognuno di noi, vivendo in un determinato ambiente, in maniera involontaria acquisisce tutte le buone, e le cattive, abitudini diventando il prodotto di un’opera involontaria/volontaria dell’ambiente. Ogni persona, secondo la propria natura, infatti cerca di assecondare il piacere degli altri per favorire i propri bisogni di socializzazione, di affetto, stima,  etc.  , assecondando,  quindi, il prossimo con la propria vita  per stare bene con se stesso.

"Le convinzioni più delle bugie sono nemiche pericolose della verità."

F. Nietzsche

Dal sito convinizioni.it ho estratto una curiosità per mostrare il funzionamento delle convinzioni,  perché tutti noi, come abbiamo compreso,  siamo un sistema di convinzioni, e viviamo secondo questo sistema. Non esiste un pensiero, una parola o un’azione che possa prescindere da questo tessuto interiore di credenze, e lo esprimiamo in ogni nostra manifestazione.
Il problema è che non scegliamo consapevolmente le convinzioni secondo cui vivere, poiché la maggior parte di queste sono inconsce e derivano dall'educazione ricevuta, quindi da credenze dei nostri genitori (ed educatori in generale) che, a loro volta, le hanno apprese dai loro predecessori. In altre parole, la maggior parte delle credenze che abbiamo, e secondo cui viviamo, non sono neppure nostre, ma ora veniamo a questo  curioso racconto: In India, quando catturano elefanti ancora piccoli, per trattenerli, li legano a un paletto sufficientemente robusto. Nonostante ci provino, gli elefantini non riescono a liberarsi. Passano gli anni, gli elefanti diventano adulti e forti, eppure rimangono attaccati allo stesso paletto. Potrebbero facilmente sradicarlo con una sola zampata, ma non sanno di poterlo fare...
Anche noi abbiamo lo stesso comportamento degli elefanti, perché quando una convinzione diventa un automatismo smettiamo di provare a cambiare la nostra realtà.

Le nostre convinzioni sono frutto di una vita in cui siamo stati plasmati e forgiati da ambienti, genitori, istituzioni etc,  assorbendo un’enorme quantità di idee che ad un certo punto fanno parte di noi, e che diamo per scontate senza   dubitare che scontate non lo sono affatto.
Non siamo consapevoli che qualsiasi schema mentale rappresenti un limite per noi, e che possa essere rimesso in discussione e spazzato via con una sola «zampata»,  perché non sappiamo di avere il potere di liberarci di tutti i paletti che ci tengono incatenati a quella che crediamo essere l’unica realtà possibile.

Le realtà possibili sono infinite così come illimitato è il  nostro potere di crearle.
Il segreto è dunque comprendere che non esiste una realtà oggettiva:  è il nostro personale modo di percepire il mondo che crea la realtà che viviamo. Quando ci accorgiamo che non c’è un destino ostile che ci impedisce di essere felici, ma il nostro atteggiamento verso la vita, smettiamo di sentirci indifesi e ci riappropriamo del potere personale.

Quindi il potere di essere felici lo abbiamo soltanto noi, con le nostre convinzioni positive, auto potenzianti, e che ci stimolino infinite emozioni, e input di crescita e creazione.

Al dunque: vai con chi è meglio di te e fanne le spese, perché se si  frequentano persone che hanno già realizzato nella vita degli  obiettivi,  la mente farà di tutto per simulare gli stessi risultati, e schemi, cercando  così la stima  di quell’ambiente e azionandosi per brillare in cultura, velocità, logica, strategia, etc.

Importante poi leggere almeno un libro al mese, magari riguardante le attività che si svolgono nella  vita, questo  darà la possibilità di informare, e  addestrare, la mente in maniera da renderla, e predisporla, al meglio  di se: nelle scelte, nell’organizzazione, nelle decisioni, nelle idee, ed altro, modificando in positivo le sue credenze. Se poi si leggesse un libro a settimana, magari sulle attività che si svolgono nella vita,  si diventerebbe degli eccellenti, e si potrebbe  gestire dei rapporti in maniera imprescindibile. Insomma, la cosa più importante per raggiungere la felicità è, 1 prendere coscienza, e consapevolezza, di chi siamo e cosa vogliamo; 2 allenarci, organizzarci, predisporci, e prepararci per il grande cammino della vita; 3 frequentare l’ambiente coerente con ciò che vogliamo essere e fare; 4 ricordarci sempre che per realizzare la vita per come la vogliamo dobbiamo accogliere l’idea che riceviamo tutto dalle  nostre ‘’ idee’’ ,o archetipi; dalla volontà, dalla costanza, dalle competenze che mettiamo in campo e, oltretutto, 5 calcolando i limiti per superarli, e immaginando eventuali  blocchi si potrebbero trovare sul cammino  per realizzare, in maniera anticipata, possibili strategie per superarli.

In conclusione la felicità è uno stato dell’essere, mentale, che si realizza con un lavoro certosino, e  laborioso, calcolando e pianificando la vita, quantificando ogni virgola,  punto e punto e virgola servano per realizzare la propria felicità…

Rubrica olistica - "Come in alto così in basso"
I Superiori sono i bisogni legati all’autorealizzazione, ovvero l’aspirazione individuale a diventare ciò che vuole diventare, sfruttando completamente le proprie capacità, potenzialità
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Sara Galea

La vita si muove intorno ai bisogni umani. Tutto è frutto della creazione  che scaturisce da un momento di mancanza, ovvero dalla spazio in cui si muove l’assenza, dal punto in cui si muove la crisi, ciò che  manca, a ciò che desideriamo.

Esistono vari tipi di bisogni, i primari, secondari, superiori.

I primari sono quelli che soddisfano i nostri istinti di sopravvivenza, quindi la fame, la sete ed il desiderio sessuale.

I Secondari sono quelli che vanno a contentare il bisogno di sicurezza, affetto, stima, approvazione.

I Superiori  sono i bisogni   legati all’autorealizzazione, ovvero l’aspirazione individuale a diventare ciò che vuole diventare, sfruttando completamente le proprie capacità, potenzialità  e quindi sono quelli che, adempiuti i bisogni ‘’vitali’’, portano un essere umano in uno stato di benessere totale. Il grado di soddisfazione cui un individuo può arrivare è condizionato dalla propria intima natura, dalle potenzialità, emozioni, dall'educazione familiare, e dal contesto storico, politico e sociale in cui nasce e vive.

Ovviamente questi tre bisogni non hanno un ordine di importanza perché qualora ne venisse a mancare soltanto uno si creerebbe una Crisi di governo, ovvero sorgerebbe un problema.

A questo punto possiamo capire il perché uno stato emotivo positivo induca all'ottimismo : Mayer e Volanth (1985), infatti, hanno trovato una correlazione diretta tra grado di buonumore e probabilità stimata di eventi positivi.  Chi sta bene e soddisfa tutti i suoi bisogni diventa psicologicamente forte.
Essere felici induce anche ad essere più audaci.

A questo proposito, Isen e Patrick (1983) hanno messo in luce come la gioia tendenzialmente porti a sottovalutare la gravità dei rischi e quindi porti ad agire in modo meno prudente.
In ogni caso si è anche visto che questo accade solo se la decisione da prendere non comporta dei rischi seri. In presenza di uno stato d'animo positivo, non solo il mondo sembra più colorato e desiderabile e le azioni più facili, ma anche le persone che ci circondano sembrano migliori. E' forse per questo che molti esperimenti rilevano come le persone felici siano più disponibili, generose e altruiste e provochino negli altri una maggior simpatia.
In ultimo, per quanto riguarda gli aspetti cognitivi, si è visto che il buon umore ha degli effetti positivi sulle capacità di apprendimento e di memoria e sulla creatività: in sostanza quando si è felici si apprende con più facilità, in misura maggiore e in modo più duraturo (Ellis , Thomas e Rodriguez , 1984; Ellis , Thomas McFarland e Lane , 1985) e inoltre si è maggiormente creativi nella soluzione dei problemi.

Ed a tale riguardo quali istruzioni ci potremmo dare per avere delle istruzioni per l'uso? visti i vantaggi che essere felici comporta, ci  potremmo aiutare a raggiungere questo stato con qualche strategia, soprattutto nei momenti in cui  perdiamo la capacità di vivere con un umore  quanto meno decente.  In questo senso D'Urso e Trentin (1992) riportano una serie di attività e atteggiamenti che  accompagnano o favoriscono uno stato di benessere. Tali attività o atteggiamenti sono catalogabili su per giù nell’elenco che segue:

comprendere che sia gli eventi spiacevoli che quelli piacevoli vedono sempre anche una componente esterna alla realizzazione dell’evento stesso, e quindi non prendersi mai totalmente la responsabilità;

che stare in compagnia di persone felici ci predispone ad una sensazione positiva,  quindi di felicità;

che dobbiamo prenderci cura di noi stessi, del nostro corpo, della nostra mente, del nostro equilibrio, cultura, ascolto di noi stessi, abbigliamento;

che non dobbiamo mai confrontare la nostra situazione fisica, materiale etc con quella degli altri; 

che dobbiamo individuare quali sono le nostre potenzialità per valorizzare la nostra capacità di dedicarci al nostro lavoro e ottimizzarlo; 

fare una lista delle attività che personalmente ci fanno stare di buon umore e praticarle.

Insomma la felicità non è un evento fine a se stesso, possiamo darci veramente una mano per raggiungerla e viverla. 

Molto spesso accade, però, che non riusciamo ad essere noi stessi, amarci e prenderci cura di noi  perché contro di noi remano una marea di convinzioni sabotanti, ovvero sbagliate, che sono radicate dentro di noi e instradano la nostra vita senza  che  ce ne rendiamo conto, soltanto inserendo  il  pilota automatico.

 Alla prossima settimana per approfondire le convinzioni e acquisire, in questo modo, un nuovo strumento per rendere la vita gradevole e gioiosa.

Rubrica olistica - "Come in alto così in basso"
La felicità non è misurabile né ricreabile, è una condizione che vive in un processo evolutivo che va da un input al raggiungimento dell’Obiettivo/ desiderio.
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Sara Galea

Che cosa significa Felicità? Complicato trovare una definizione, intanto possiamo andare avanti a vedere cosa partecipa alla sua realizzazione. Sensaltro possiamo dire che non sempre la felicità si genera soltanto in individui con un quantità di emozioni positive alte, perché basta affiancare ad un  individuo così, quindi privo di input  e slanci gioiosi,  un individuo simile per creare uno stato di benessere ed armonia.

Secondo Argyle (1987), il maggiore studioso di questa emozione, la felicità è rappresentata da un senso generale di appagamento complessivo che può essere scomposto in termini di soddisfazione in aree specifiche quali ad esempio il matrimonio, il lavoro, il tempo libero, i rapporti sociali, l'autorealizzazione e la salute. La felicità quindi è un Obiettivo comune ma che vede motivazioni diverse a seconda di quelle che sono le emozioni presenti nell’essere umano. La felicità non è misurabile né ricreabile, è una condizione che vive in un  processo evolutivo che va da un input  al raggiungimento dell’Obiettivo/ desiderio.

Attraverso studi si è visto che l’essere umano ha  una sorta di termostato che mantiene stazionario il livello di felicità generale, anche in seguito ad episodi che lo portano ad uno stato di felicità quasi inesistente. Abbiamo una quota fissa di felicità, e questa quota può essere aumentata, e ovviamente diminuita, modificando le circostanze ( C ) della vita per portare ai massimi livelli consentiti la quota fissa. Fino a qualche anno fa si pensava che le persone più felici fossero quelle retribuite meglio, sposate, giovani, in buona salute, in possesso di una buona istruzione e credenti. Vari autori, come Campbell et al. (1976), pensano che la felicità sia determinata dalla somma di circostanze vitali positive del tutto oggettive. Altri, come Kammann (1983), ritengono che la felicità risulti dall'interpretazione soggettiva che un individuo fa delle circostanze oggettive, piuttosto che non da tali circostanze in sé e per sé. Una teoria mista accettata da Fordyce e che  sembra più corretta include circostanze oggettive, ma anche percezioni individuali e attitudini nell'ambito di un temperamento di base. Tuttavia, benché complessi possano essere i fattori, il risultato è semplice: una sensazione soggettiva di benessere durevole. Si può naturalmente notare come siano più altamente correlati con la felicità una migliore salute, più alti guadagni, grande soddisfazione a livello lavorativo, duratura gioia matrimoniale ed elevato status sociale. Ma, date le condizioni di base standard e stabili, come si può intervenire per aumentare lo stato di felicità di un individuo? Fordyce elabora un programma che subisce alcune modificazioni nel corso dei vari studi, ma che può essere cosi riassunto:

1) un'educazione alla felicità mediante letture e istruzioni, che pongono il problema e permettono un'analisi del proprio stato di felicità di ciò che manca e di ciò che si potrebbe realizzare;

2) il programma di base di 14 caratteristiche altamente tipiche di soggetti felici che l'individuo medio può emulare. I 14 principi base della felicità sono:

1) tenersi occupati e più attivi

2) spendere più tempo nella socializzazione

3) essere produttivi in un lavoro significativo

4) essere meglio organizzati e pianificare le cose

5) bloccare le preoccupazioni

6) abbassare le aspettative e le aspirazioni

7) sviluppare un pensiero ottimistico e positivo

8) essere orientati sul presente

9) lavorare su una personalità sana

10) sviluppare una personalità estroversa e socievole

11) essere se stessi

12) eliminare problemi e sentimenti negativi

13) le relazioni intime sono il numero uno delle sorgenti di felicità

14) mettere la felicità come la priorità più importante.

Il ruolo della cognitività è evidente anche in questi lavori che metodologicamente si basano più sull'azione e il comportamento. Molti lavori oggi giorno sono orientati più verso uno studio cognitivo della "Felicità" e della Qualità della Vita.

Non dimentichiamo mai l’importante gioco delle emozioni!

La felicità di tratto potrebbe essere la somma di tante felicità di stato, cioè le persone felici sono quelle che sperimentano molti momenti felici, la congruenza del Sé operativo e di quello ideale.

La capacità di riconoscere i sentimenti propri e altrui, di motivarsi, di darsi energia, di gestire positivamente i sentimenti tanto dentro di sé che nelle relazioni, e di usarli per guidare il pensiero e l’azione si chiama intelligenza emotiva. L’intelligenza emotiva ( Goleman) è una parte dell’intelligenza, quindi non è l’alternativa all’intelligenza razionale, ma la completa e la traduce in atti. Un alto QI non è garanzia di successo futuro e può convivere con un’alta ottusità, perché il QI misura solo l’intelligenza razionale e non quella globale. L’intelligenza emotiva conta più del QI, che è fisso dall’adolescenza, più della competenza, più della cultura, per determinare la riuscita in qualsiasi lavoro. Questo perché l’intelligenza emotiva agisce e influisce sul saper essere e sul sapersi relazionare, mentre quella razionale agisce e influisce sul sapere e sul saper fare.
L’intelligenza emotiva determina, quindi, il potenziale di crescita di ogni individuo e, di conseguenza, delle organizzazioni di cui queste persone fanno parte, e permette di “vivere bene” anche nel caos, nella complessità e nell’ambiguità.
L’intelligenza emotiva conta più del QI per determinare la riuscita in qualsiasi lavoro.

Questa crescita personale la possiamo raggiungere anche con la tecnica del “diario”.

E allora si può iniziare a scrivere un proprio diario personale..con lo scopo di conoscerci meglio!!!

La felicità, per cambiare in maniera radicale la sua quota fissa, dipende dalla volontà umana, e qualsiasi cambiamento è possibile soltanto con uno sforzo concreto, in questo caso la felicità vedrebbe un’effettiva impennata stabile del suo livello di quota fissa.

La prossima settimana andiamo ad analizzare ancora più profondamente quali sono i bisogni/desideri che spingono  un individuo a sentirsi felice.

Arrivederci e buon proseguimento di settimana…

 

Rubrica olistica - "Come in alto così in basso"
In effetti non esiste un modo migliore di essere ma esiste quel qualcosa che è giusto per noi e che ci rende felici.
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Sara Galea

Ma chi sono le persone felici?  

Gli studi che hanno cercato di dare risposta a questa domanda mettono in evidenza come la felicità non dipenda tanto dalla condizione anagrafica dell’uomo, quindi l'età o il sesso, né in misura importante dalla bellezza, ricchezza, salute o cultura. Al contrario sembra che le caratteristiche maggiormente associate alla felicità siano quelle relative alla personalità quali ad esempio la natura solare e socievole, la fiducia in se stessi, la sensazione di controllo sulla propria persona, e il proprio futuro a misura con la propria personalità.

In effetti non esiste un modo migliore di essere ma esiste quel qualcosa che è giusto per noi e che ci rende felici. 

Le emozioni sono importantissime, danno tono e piacere alla vita, ci favoriscono ed indirizzano  bene in un mondo caotico con uno spreco minimo di energie. Le emozioni rappresentano il modo in cui ciascuno di noi sente e vive l’esperienza delle cose, anche se, in una civiltà come  la nostra, impostata sulla razionalità e la ragione, spesso sono considerate con sospetto e timore. Del resto come non potrebbe essere così: infatti se la ragione promette all'uomo il dominio su se stesso e le cose, le emozioni spesso generano confusione e reazione, non sono mai totalmente governabili, e a volte ci influenzano a dire o fare cose di cui, una volta placata  la forza emotiva, ci si rammarica. Eppure  sono le emozioni che ci fanno gustare la vita, ed è proprio dalle emozioni, piccole o grandi che l'individuo ricava nuovi stimoli che muovono le sue pulsioni, desideri e progetti. Del resto come si potrebbe dire di vivere appieno se non si sperimentassero mai la gioia, il batticuore,   la paura, l'impeto della sofferenza,   la malinconia, il peso dello sconforto e la disperazione provocate dall’afflizione?

Le emozioni  sono  state definite come delle reazioni rapide ma intense che insorgono all’improvviso in risposta a stimoli circostanti che per qualunque motivo ci colpiscono.
Tuttavia, anche se le emozioni  sono importanti, e consentono a chi le  esperimenta di sentirsi vivo, come su scritto, l'uomo è sempre  alla ricerca di  emozioni  positive,  che lo gratifichino e lo soddisfino.  Le emozioni servono a valutare nell’immediato se uno stimolo ci interessa oppure no, se ci è utile, se potrebbe essere dannoso e quindi sarebbe meglio allontanarci. Le emozioni, poi, si completano, e differenziano, con e dai sentimenti, perché questi ultimi durano nel tempo e non dipendono da cause esterne a noi ma dipendono dal nostro diretto interesse nei confronti di  ciò che ha provocato in noi una forte emozione, volendo fare un esempio ci si può emozionare alla vista di un bell’uomo o di una bella donna, e vedere cessare questa   emozione nel momento in cui questi non siano più di fronte a noi, trasformandosi l’emozione in sentimento qualora l’uomo o la donna diventino fonte di desiderio, e di reale interesse,  quindi felicità.

Il tema della felicità  è da sempre la ricerca primaria per l’umanità, non c’è stato un solo artista che non abbia preso come musa la felicità per le proprie opere.

Tentare di definire effettivamente e praticamente questa qualità   umana è molto complicato, perché le cose che vengono subitamente alla mente sono gli stati di buon umore, di benessere, di  soddisfazione.    

La felicità a volte viene descritta come contentezza, soddisfazione, tranquillità, appagamento,  a volte come gioia, piacere, divertimento, ma quindi …

 

 

Cosa è la felicità?  

Arrivederci alla prossima settimana, cerchiamo di scoprire cosa è per noi la felicità… 

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In più puntate un percorso di consapevolezza
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Sara Desirèe Galea


Cosa è la felicità?

Innanzitutto possiamo dire che la felicità non è una moda o uno status ma bensì  una condizione dell'essere, della mente, una proiezione concreta della nostra natura interiore… è il  grande Obiettivo di vita. Tutto, tutti, e ciascuna cosa devono condurre alla felicità.
La Felicità è veramente il motore che aziona ogni movimento,  il carburante che spinge ogni inizio,  ogni percorso, ed ogni obiettivo che conduca al raggiungimento della Felicità stessa.
Ma la Felicità di per se non è quantificabile,  nominabile, etichettabile, e per crearla  bisogna diventare delle persone consapevoli di ciò che si è profondamente, bisogna prendersi cura di se stessi totalmente, ascoltando intimamente ciò che si muove dentro di noi, ciò che spinge i nostri desideri, volontà, emozioni, pulsioni ed anche ciò che attiva le nostre crisi per poter andare oltre separandoci dalle stesse, in maniera cosciente e responsabile, vivendole completamente sentendone tutta la loro sofferenza per poi entrare in contatto emotivo con la nostra emozione positiva, quella che muoverà la nostra ambizione e ricerca della felicità.
Quindi il primo passo fondamentale per andare verso la felicità è affidabile alle sensazioni positive che ci muoveranno nella direzione dell’oggetto desiderato, vivendo comunque in maniera consapevole le sensazioni contrarie, quindi negative, per preservarci dalla possibilità di entrare dentro situazioni di crisi e pericolo.
Le sensazioni e le emozioni sono parti fondamentali della nostra esistenza, da esse, spesso, si muovono gli stimoli che ci spingono a compiere determinate azioni, a vivere. Anche se ogni singola emozione è importante, e consente a chi la sperimenta di sentirsi vivo, l'uomo è soprattutto alla ricerca di quelle sensazioni ed emozioni che lo facciano star bene e lo appaghino, in una parola è alla ricerca di quello stato emotivo di benessere chiamato, appunto felicità. Quest'ultima è data da un senso di soddisfazione generale, e la sua intensità varia a seconda del numero e della forza delle emozioni positive che un individuo sperimenta.
Questo stato di benessere, particolarmente nella sua forma più intensa - la gioia - non solo viene esperito dall'individuo, ma si accompagna da un punto di vista fisiologico, ad una attivazione generalizzata del corpo umano.
Anche il metabolismo, e lo stato di  salute, dipendono, e sono direttamente proporzionali, al nostro grado di felicità.
Mens sana in corpore sano
Molti studi mettono in luce come essere felici abbia notevoli ripercussioni positive sul comportamento, sui processi conoscitivi  e, inoltre, sul benessere generale della persona.
Dunque… alla ricerca della felicità! o meglio, ricerchiamo in noi la volontà di creare la nostra felicità… perché la  felicità va conquistata un passo dietro l’altro ….
Un abbraccio


 

Rubrica olistica - "Come in alto così in basso"
''Quello che vedi dipende dal tuo punto di vista, per vedere il tuo punto di vista devi cambiare punto di vista'' Marianella Sclavi
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Sara Desirèe Galea

A volte il vivere si presenta come un vero e proprio lavoro :-D
Ragionavamo con una cliente giorni  fa,  ovvero lei ragionava io ascoltavo amorevole, sul fatto che  sta  attraversando un periodo esageratamente  ed intensamente tragico, che sta percorrendo una strada  un po’ ostica  nel rapporto di coppia e mi diceva,  un poco ''esanime'', che a volte le sembra proprio di stare dentro un’intensa attività lavorativa in quell' amare, non amare, discernere, ammettere, non riconoscere, accettare etc... (   lei applica l’ascolto attivo di se stessa ).
Questo ''caos'', importantissimo tra l'altro perché  impone presenza, dipende dal fatto che non riusciamo a comprendere cosa proviamo  e questo perché, essendo inabissati nello stato d'animo in causa, perdiamo la lucidità e la capacità analitica. Una frase molto potente di Marinella Sclavi  ''quello che vedi dipende dal tuo punto di vista, per vedere il tuo punto di vista devi cambiare punto di vista'' ci muove verso una diversa comprensione, ovvero quanto sia importante riuscire ad essere elastici mentalmente e propensi a viaggiare in ''diversi mondi'', punti di vista, forme,  per poter così comprendere cosa si muove dentro di noi, e  negli altri. (osservando le emozioni, ad esempio, possiamo comprendere in quale maniera stiamo percependo il mondo mentre lo guardiamo)
Stiamo parlando dell'ascolto attivo, della comunicazione efficace, dell’osservazione mirata.
Un problema grande degli esseri umani è che si focalizzano sui problemi e non sulle eventuali soluzioni. Un problema nel problema,  poi, è quello di pensare a fuggire dagli stessi piuttosto di osservarli come opportunità di crescita  e potente motivazione di cambiamento,  successivamente finalizzato al raggiungimento della realizzazione;   autorealizzazione,   autoefficacia,  felicità. L’essere umano quando è motivato, quindi quando si trova in uno stato di flow (Controllo psico/fisico totale - Consapevolezza - Unità con se stessi.  Una spiegazione fisiologica dello stato di flow deriva dal fatto che in tali situazioni la persona utilizza in modo completo, e simultaneo, le potenzialità di entrambi gli emisferi cerebrali)  di benessere, di stabilità emotiva, acquisisce la capacità di individuare ed usare le proprie potenzialità  che, gestendole con le proprie competenze, ovvero le qualità acquisite con la preparazione e l’esperienza, creano la forza e la determinazione a compiere le azioni che servono per decidere, definire,  risolvere o creare situazioni, eventi, tali ed eventuali.
‘’L’Uomo’’, usualmente, non riesce a stare nello ‘’stato di flow’’  ma giace quasi perennemente nello stato che lo precede, la noia, o nello stato che lo segue, lo stress 
Questo accade perché ci perdiamo tra mille patimenti, e pensieri, della  mente. Ci incartiamo in ragionamenti che cercano i perché dei problemi, la loro natura, il loro colore, odore,  sapore, perdendo la lucidità per andare oltre,  per cercare le soluzioni e risolvere lo stato di crisi. Come nelle sabbie mobili è il panico a subentrare, a fare perdere la forza, la motivazione e, soprattutto, la facoltà di ascoltarsi ed ascoltare. Come in una coltre di nubi, la mente si offusca, perde la capacità di ragionare, va in stallo focalizzandosi in tutto ciò che non può fare, vedere, dire, pensare, e perde la visione universale di ciò che invece potrebbe fare semplicemente  azionandosi, e facendo dei passi, piccoli passi verso l’obiettivo. E’ come se si perdesse  completamente la vista e non si vedessero più le varie vie, sbocchi, possibilità che si hanno di fronte; anzi si acquisisce la capacità di diventare creativi in maniera distruttiva dando vita  ad immagini di mostri, e baratri dentro la quale risulta impossibile uscire.
Tempo addietro con un cliente,  sostenendolo nella scoperta delle proprie potenzialità e   motivazioni  per fare dei passi mirati nel cambio di  professione, visto che il suo lavoro non lo faceva sentire realizzato  ed emotivamente appagato,  mi sono resa conto di come, a volte, ci concentriamo totalmente sullo stato di crisi, opposizione, e critica nella quale ci  troviamo, tanto da non riuscire  più a vedere  realtà concrete  e possibilità di cambiamento, semplicemente rendendole nulle con idee sabotanti e convinzioni limitanti.
Cosa era accaduto nel cliente? Era venuto a mancare l’ascolto e l’osservazione della sua vita, praticamente si era creato una nebbia illusoria auto sabotante che non solo non gli faceva vedere le possibilità di uscita che aveva a portata di mano,   ma dava, altresì,  origine a  degli ostacoli irreali che servivano a rendersi impossibile l’azione di cambiamento.
Persino durante la sessione aveva iniziato a giocare con dei racconti nel vuoto, quindi discorsi che non portavano in nessun luogo, o archetipo, se non quello di sviare anche me da quello che era il vero bersaglio, la convinzione di non essere all’altezza di un lavoro di responsabilità, convinzione che poi ha preso vita manifestandosi e mostrando le sue radici  nel mancato adempimento di un incarico che il padre gli aveva dato da piccolo e che per causa della sua voglia di giocare non aveva portato a termine, provocando l’ira del padre che si avventò contro di lui inveendo con gravose e rovinose parole.   
Girato e rigirato dentro una marea di problemi che stava creando per non darsi la possibilità di agire, nella vita come nella sessione,  si è smosso soltanto quando si è trovato dentro le verità che lui stesso si stava portando all’attenzione e, di fronte a ciò che ora stava ‘’ascoltando’’ da se stesso, si è sgomentato all’idea di come fosse proprio lui a creare delle interruzioni e dei limiti per causa di una paura che si trovava alla base di tutto.
Ho portato all’attenzione del pubblico questi due frammenti di storie per fare capire come nell’ascolto l’essere umano trovi  tutto lo  scibile che serve per azionarsi ed evolvere nelle proprie decisioni.
La capacità/facoltà di ascoltarsi è innata in chiunque  ma, usualmente,  pochi sanno metterla in pratica  perché è stato  smarrito il  vero baricentro dell’essere umano,  stabilendosi   un equilibrio che vive in una diversa natura ‘’ snaturata ‘’, diversità  che, quindi, non fa fare i giusti passi per arrivare ai punti effettivi di liberazione, ovvero separazione dal VERO problema.
Che dire? 
Ascoltatevi ed ascoltate, osservando tutto ciò che proviene da dentro di voi, perché nella verità c’è la motivazione, e nella motivazione vive l’azione; tutto si muove dall’interno verso l’esterno, ed è proprio in questo movimento che l’essere umano crea le sue ‘’creazioni’’.

Un abbraccio immenso,  con la speranza di avervi dato un diverso punto di vista, un altro mondo da sperimentare  ‘’perché quello che noi siamo e sentiamo, il nostro stesso comportamento, sono il risultato di una complessa organizzazione che guida anche i nostri processi di pensiero’’ (psicologia della Gestalt “ Gestalt = forma” )
 

Rubrica olistica - "Come in alto così in basso"
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Sara Desirèe Galea

Partendo dal presupposto che ognuno risuona con ciò che è giusto per sé, ciò che leggerete vi potrà sembrare assolutamente assurdo ma potrà succedere anche che alcuni lo riconosceranno valido e condivisibile nella propria vita,  solo l’esperienza diretta  renderà giuste o sbagliate  le parole che seguiranno. Parleremo degli specchi Esseni e qualcuno, giustamente potrà controllare la riconducibilità agli stessi Esseni, ma ciò che conta è, però, vederne la effettiva validità ed efficienza nella nostra vita concreta.

Da molto tempo, molti di noi sentono dire che il mondo è uno specchio, che gli altri riflettono ciò che siamo noi ma  permettetemi di dire che detto così il  tutto diventa banale e semplicistico perché gli antichi Esseni dividevano il ruolo dei rapporti umani in 7 categorie: i cosiddetti Specchi.

Pertanto ora cerchiamo di mantenere  un atteggiamento di apertura dinanzi a idee che potrebbero apparire in-condivisibili se non addirittura sconsiderate e di verificarle in prima persona.

Sono antichi strumenti conosciuti e diffusi dagli Esseni che ci aiutano a riconoscere le emozioni che affrontiamo nella vita di tutti i giorni e a trasformarle, modificando, così, noi stessi in esseri a più alta vibrazione.
La definizione di “specchi” proviene da un principio basilare secondo il quale le azioni, le scelte, le esperienze e il linguaggio di quelli che ci circondano riflettono in ogni momento della nostra vita la nostra realtà interiore. Gregg Braden ci ha spiegato gli specchi in questa maniera:

Il primo specchio esseno, dei rapporti umani, è quello della nostra presenza  nel momento presente.
 Il mistero del Primo specchio è incentrato  su cosa noi inviamo nel momento presente, alle persone che ci stanno accanto. 
Quando ci troviamo circondati da individui e modelli di rapporto di comportamento in cui domina l’aspetto della rabbia o della paura, lo specchio funziona in  entrambi i sensi, potrebbe invece trattarsi di gioia, estasi e felicità, ciò che vediamo nel primo  specchio è l’immagine di quello che noi siamo nel presente. Chi ci è vicino ce lo rimanda, rispecchiandoci.

Il secondo specchio esseno, dei rapporti umani, ha una qualità simile alla precedente ma è un po’ più sottile. Anziché riflettere ciò che siamo, ci rimanda ciò che noi giudichiamo nel momento presente. 
Se siete circondati  da persone, i cui modelli di comportamento vi provocano frustrazione o scatenano la vostra rabbia o astio e se percepite che quei modelli non sono vostri in quel momento, allora chiedetevi: Mi stanno mostrando me stesso nel presente?  Se potete onestamente rispondervi con un no c’è una buona probabilità che vi stiano invece mostrando ciò che voi giudicate nel momento presente.  La rabbia, l’astio o la gioia che voi state giudicando.
Pensiamo a quando varie persone impersonano gli stessi modelli per voi esprimendo rabbia ed astio.  Vi è mai capitato di essere irritati o ansiosi di arrivare da qualche parte e di salire in macchina rendendovi conto che avete fatto continuamente delle scelte sbagliate: in banca avete scelto la fila più lenta, avete sbagliato la rampa di accesso nel raccordo stradale, e ora mentre guidate  vi ritrovate dietro a macchine che vanno a 50 Km all’ora in una strada dove si potrebbe andare a 100?  Può darsi che quelle persone vi stiano riflettendo ciò che siete in quel momento.
 
Il terzo specchio esseno dei rapporti umani è uno degli specchi più facili da riconoscere, perché lo percepiamo ogni volta che ci troviamo alla presenza di  un’altra persona, quando la guardiamo negli occhi, e in quel momento accade qualcosa di magico.  Alla presenza di questa persona, che forse non conosciamo nemmeno, sentiamo come una scossa elettrica, forse anche la pelle d’oca sulla nuca o sulle braccia.  Che cosa è appena successo, in quell’attimo?
Attraverso la saggezza del terzo specchio ci viene chiesto di ammettere la possibilità che, nella nostra innocenza, noi rinunciamo a delle grosse parti di noi stessi, per poter sopravvivere alle esperienze della vita.  Possono venir perse, senza che noi ce ne rendiamo conto, o forse le perdiamo consapevolmente o ancora ci vengono portate via da coloro che hanno un potere su di noi.
Talvolta quando ci troviamo in presenza di un individuo che incarna proprio le cose che abbiamo perduto e che stiamo cercando, per poter ritrovare la nostra interezza, i nostri corpi esprimono una risposta fisiologica per mezzo della quale realizziamo di nutrire un’attrazione magnetica verso quella persona.
Se vi trovate in presenza di  qualcuno e, per qualche motivo inspiegabile, sentite l’esigenza di passare del tempo con quella persona, ponetevi una domanda: che cosa ha questa persona che io ho perduto, ho ceduto, o mi è stato portato via?  La risposta  potrebbe sorprendervi molto perché in realtà riconoscerete questa sensazione di familiarità, quasi verso  chiunque incontriate.  Cioè vedrete delle parti di voi stessi in tutti.  Questo è il terzo mistero dei rapporti umani.

 Il quarto specchio esseno dei rapporti umani è una  qualità un po’ diversa.  Spesso nel corso degli anni ci accade di  adottare dei modelli di comportamento che poi diventano tanto importanti  da farci riorganizzare il resto della nostra vita per accoglierli.
Sovente tali comportamenti sono compulsivi, creano dipendenza. Il Quarto mistero dei rapporti umani, ci permette di osservare noi stessi in uno stato di dipendenza e compulsione.  Attraverso la dipendenza e la compulsione, noi rinunciamo lentamente proprio alle cose a cui  teniamo di più.  Cioè mentre le cediamo, poco a poco vediamo noi stessi lasciare le cose che più amiamo.  Ad esempio, quando parliamo di dipendenza e compulsione, molte persone pensano all’alcol e alla nicotina che sono certamente capaci di creare tali stati.
Ma ci sono altri modelli di comportamento più sottili come l’esercizio  di controllo in ambiente aziendale o  in famiglia o come la dipendenza dal sesso, dal possedere o generare denaro e abbondanza, anche questi sono esempi di compulsione e dipendenza.
Quando  una persona incarna un simile modello di comportamento, può star certa che il modello, che pur è bello di per sé, si è creato lentamente nel tempo. Poco a poco, noi rinunciamo alle cose  che ci sono più care.  Se riorganizziamo le nostre vite per far posto al modello dell’alcolismo o all’abuso di sostanze forse stiamo rinunciando a porzioni della nostra vita rappresentate dalle persone che amiamo, dalla famiglia, dal lavoro, dalla nostra stessa sopravvivenza.
Il tratto positivo di questo modello è che può essere riconosciuto ad ogni stadio, senza bisogno di arrivare agli estremi perdendo tutto.  Possiamo riconoscerlo, guarirlo, e ritrovare la nostra interezza ad ogni stadio.

Il quinto specchio esseno
, è forse il più potente in assoluto, perché ci permette di vedere meglio e più profondamente degli altri la ragione per cui abbiamo vissuto la nostra vita in un dato modo.  Esso rappresenta lo specchio che ci mostra i nostri genitori nel corso della nostra interazione con loro.
Attraverso questo specchio ci viene  chiesto di ammettere la possibilità che le azioni dei nostri genitori verso di noi riflettano  le nostre credenze e aspettative nei confronti di quello che potrebbe configurarsi come il più sacro rapporto che ci sia dato di conoscere sulla Terra e cioè il rapporto fra noi e la nostra Madre  e il nostro Padre Celeste, vale a dire con l’aspetto maschile e femminile del nostro creatore, in qualunque modo lo concepiamo.
E’ attraverso il rapporto con i nostri genitori, che essi ci mostrano le nostre aspettative  e credenze verso il rapporto divino. Per esempio se  ci troviamo a vivere un rapporto con genitori da cui ci sentiamo continuamente giudicati o  per i quali anche  fare del nostro meglio non è mai abbastanza, è altamente probabile che quel rapporto rifletta la  seguente verità: siamo noi che crediamo, dentro di noi, di non essere all’altezza e che forse non abbiamo realizzato quello che ci si aspettava da noi attraverso la nostra  percezione di noi stessi fino al Creatore.
Questo è uno specchio potente e molto impalpabile, che, forse più di altri, ci  può svelare perché abbiamo vissuto le nostre vite in un determinato modo.

Il sesto specchio esseno
dei rapporti umani ha un nome abbastanza infausto, infatti gli antichi lo chiamarono: l’Oscura notte dell’anima.
Ma lo specchio in sé non è sinistro come fa percepire il suo nome.  Attraverso l’oscura notte dell’anima, ci viene ricordato che la vita tende verso l’equilibrio, che la natura tende  verso l’equilibrio e che ci vuole un essere estremamente  magistrale per bilanciare quell’equilibrio.
Nel momento in cui affrontiamo le più grandi sfide della vita possiamo star certi che esse  divengono possibili solo dopo che abbiamo accumulato tutti gli strumenti che ci servono per superarle con grazia e con facilità, perché è quello il solo modo per superarle.
Fino a che non abbiamo fatto nostri quegli strumenti non ci troveremo mai nelle situazioni che ci richiedono di dimostrare determinati livelli di abilità.  Quindi, da questa prospettiva, le sfide più alte della vita, quelle imposteci dai rapporti umani e forse  anche dalla nostra stessa sopravvivenza, possono essere percepite come delle grandi opportunità a nostra disposizione, per saggiare la nostra  abilità, anziché come dei test da superare o fallire.
E’ proprio attraverso lo specchio della notte oscura dell’anima che vediamo noi stessi nudi, forse per la prima volta, senza l’emozione, il sentimento, ed il pensiero, senza tutte le architetture che ci siamo creati intorno per proteggerci.
Attraverso questo specchio possiamo anche provare a noi stessi che il processo vitale è degno di fiducia ed anche che possiamo aver fiducia in noi stessi mentre viviamo.
La notte oscura dell’anima rappresenta per noi l’opportunità di perdere tutto ciò che ci è sempre stato caro nella vita e di vedere noi stessi alla presenza e nella nudità di quel  niente.
E proprio mentre ci arrampichiamo fuori dall’abisso di ciò che abbiamo perso e percepiamo noi stessi in una nuova luce, che esprimiamo i nostri più alti livelli di maestria.

Il settimo specchio esseno è il più sottile e, per alcuni versi, anche il più difficile.  E’ lo specchio che ci chiede di ammettere la possibilità  che ciascuna esperienza di vita, a prescindere dai suoi risultati, è di per sé perfetta e naturale.  A parte il fatto che si riesca o meno a raggiungere gli alti traguardi che sono stati stabiliti per noi da altri, siamo  invitati a guardare i nostri  successi nella vita senza paragonarli a niente. Senza usare riferimenti esterni di nessun genere.
Il solo modo in cui riusciamo a vederci sotto la luce del successo o del fallimento è quando misuriamo i nostri risultati, facendo uso di un  metro esterno.  A quel punto sorge la seguente domanda: “A quale  modello ci stiamo rifacendo per misurare i nostri risultati? Quale metro usiamo?”
Nella prospettiva di questo specchio ci viene  chiesto di ammettere la possibilità che ogni aspetto della nostra vita personale – qualsiasi aspetto  - sia perfetto così com’è. Dalla  forma e peso del nostro corpo ai nostri risultati in ambito accademico, aziendale o sportivo.  Ci renderemo conto insieme che, in effetti, questo è vero  e che un risultato può essere sottoposto a giudizio solo quando viene paragonato ad un riferimento esterno.
Siamo quindi  invitati a permettere a noi stessi di essere il solo punto di riferimento per i risultati che raggiungiamo.

Specchiarsi è fondamentale, farlo con gli specchi Esseni ci da uno strumento per capire le relazioni che abbiamo con gli altri e viverle, quindi, con profondità e, soprattutto,  senza giudizio.
 

Rubrica olistica - "Come in alto così in basso"
Ma poi… sapete che qualsiasi cosa voi facciate che sia priva di un intento benefico anche per gli altri perde il potere di dare benessere anche a voi?
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Sara Galea

 La bellezza della vita  non è sempre visibile ai nostro occhi, perchè sono resi ciechi dalle infinite paure che provengono dal passato e dal futuro.  La vita sa essere una miracolosa magia, quando impariamo a  sollevare queste paure per stupirci, ed entusiasmarci, come dei bambini. Imparare ad essere creatori della propria realtà ci rende degli Harry Potter, e la scuola che facciamo ogni giorno vivendo deve insegnarci che gli strumenti che ci  sono stati dati a supporto della nostra esistenza sono dentro di noi, e soltanto imparando ad usarli come dei provetti maghi riusciremo a fare i nostri miracolosi incanti. Emozioni, sensazioni, credenze, sentimenti, intelligenza emotiva, desideri, obiettivi, questi sono i miracolosi ingredienti che dobbiamo mettere nel calderone dell'esistenza, condendo il tutto  con delle buone motivazioni che sappiano spingerci verso la realizzazione di ciò che vogliamo vivere: realizzazione nel lavoro, nell'amicizia, nell'Amore di coppia,  del nostro Sé...

La vita è un arte che va imparata con meticoloso impegno...

Bisognerebbe iniziare a studiare con serietà, perchè gli esami li facciamo ogni qual volta ci sentiamo tristi o felici, realizzati  o non. Spesso diciamo che vogliamo essere felici ma troviamo mille scuse ed impegni affinché questo non avvenga, e furbamente   per non sentire la responsabilità di ciò che creiamo, assegniamo la felicità ad una fantomatica eredità genetica o agli incidenti ''casuali'' della vita...

Ma sono incidenti? E sono causali o casuali?

La vita è fatta di sincronicità, cominciate ad acuire vista ed udito ed inizierete ad accorgervi di quante possibilità lasciate passare sotto il vostro naso senza accorgervi della loro esistenza...

Datevi degli obiettivi potenzianti e vedrete che più sono sfidanti e più vi sentirete fieri di raggiungerli. Cercate di essere attivi protagonisti della vostra vita e non immobili spettatori che attendono che i miracoli arrivino da chissà quale ‘’Dio’’ esterno a voi stessi. Sapete che qualsiasi cosa voi desideriate e vogliate ottenere si riempie delle vostre energie per arrivare da voi? ma pensate che le energie si muovano semplicemente azionandosi al comando di una preghiera priva di  input e motivazioni?

Ma poi… sapete  che  qualsiasi cosa voi facciate che sia priva di un intento benefico anche per gli altri perde il potere di dare benessere anche a voi?

Se ad esempio siete degli imprenditori che cercano di fare i soldi sfruttando il lavoro del prossimo la vostra azienda non solo non decollerà ma si  vedrà sgretolare sotto i propri piedi la sua realtà.

E come questo mille altri esempi sulle tematiche più disparate, perché l’essere umano ha trovato infinite strategie per sfruttare il prossimo e   trasformare le debolezze degli altri in propri punti di forza. Basta osservare il mondo, ma, volendo, stringendo lo zoom sull’Italia, la classe dirigente, il Governo, la gestione del pubblico ma anche del privato.

Piccolo esame di coscienza? fatelo però ascoltando veramente ciò che siete, sentendo, osservando, capendo, e non fingendo e strutturando la realtà per come voi volete vedervi, perchè tanto poi il confronto lo avrete con la vita... 

La realtà è una magia e tutto si muove insieme alla vostra bacchetta magica... La vostra bacchetta fatata si trova dentro di voi, e muovendovi vi fa giungere tutto ciò che vi giunge, cosa vi sta arrivando? Siete felici? Entusiasta della vita? Rispondendo a questa domanda saprete cosa si muove in questo momento dentro di voi, benessere o malessere?

Ai posteri l’ardua sentenza? No! a voi la semplicissima constatazione di ciò che c’è dentro e fuori di voi…

Questa notate bene non è fantascienza ma   semplicemente la dimensione occulta nella quale si muove la vita ( occulto sta per celato, segreto, sconosciuto, e non  demoniaco, sta per ciò che ignoriamo per cultura e conoscenza). 

Arrivederci alla prossima settimana, con l’augurio che trascorriate una Santa Pasqua felice e appagante. Settimana prossima scruteremo il mondo degli specchi! Ovvero ciò che il mondo ci esibisce semplicemente mostrandosi.

Qualcuno tempo fa una persona mi ha chiesto a cosa servisse una rubrica del genere su di un giornale, a questa persona rispondo: a raccontarti tutto ciò che fai finta di non sapere per poter vivere senza assumerti la responsabilità totale della tua vita, perché fin quanto ognuno  crederà che le cose accadono per causa del prossimo o delle ‘’fatalità’’,  chiunque continuerà a creare un mondo fatto di superficialità, malessere, esteriorità, banalità…  

E ora rifletti! perché Tu sei l’unico/a responsabile…

Mahatma Gandhi disse: sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo

 (troppo facile delegare agli altri le responsabilità)

Rubrica olistica - "Come in alto così in basso"
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Sara Desirèe Galea

L’emozione è quella vasta serie di eventi compresa tra la comparsa dello stimolo scatenante e l’esecuzione del comportamento di risposta.  L’emozione si palesa su differenti livelli diversi: psicologico, comportamentale e fisiologico. Infatti quando ci emozioniamo, per esempio, le pulsazioni aumentano, o arrossiamo, o sbianchiamo, o sudiamo, la nostra lucidità mentale e il nostro autocontrollo si riducono, e siamo indotti ad assumere comportamenti automatici, parzialmente, o pienamente inconsci (ad esempio se abbiamo paura fuggiamo).

Le emozioni sono fondamentali per la nostra esistenza,  da esse, infatti, spesso produciamo gli stimoli che creano i nostri progetti e quant’altro...   Ogni singola emozione è importante, e consente a chi la sperimenta di sentirsi vivo, ma l'uomo è  alla ricerca costante, e perenne, di quelle sensazioni ed emozioni che lo facciano star bene, che lo accontentino, in finale, quindi,  è alla ricerca di quello stato emotivo di benessere chiamato felicità. Quest'ultima è data da un senso di soddisfazione generale, e la sua intensità varia  a seconda del numero, e della forza, delle emozioni positive che un individuo sperimenta. Le emozioni sono importantissime, danno intensità e piacere alla vita, ci favoriscono ed indirizzano  bene in un mondo caotico con uno spreco minimo di energie. Le emozioni rappresentano il modo in cui ciascuno di noi sente e vive l’esperienza delle cose, anche se, in una civiltà come  la nostra, impostata sulla razionalità e la ragione, spesso sono considerate con sospetto e timore. Del resto come non potrebbe essere così: di fatto se la ragione promette all'uomo il dominio su se stesso e le cose, le emozioni spesso generano disordine e reazione, non sono mai totalmente governabili, e a volte ci influenzano a dire o fare cose di cui, una volta placata  la forza emotiva, ci si rammarica. Eppure  sono le emozioni che ci fanno gustare la vita, ed è proprio dalle emozioni, piccole o grandi che l'individuo ricava nuovi stimoli che muovono le sue pulsioni, desideri e progetti. Del resto come si potrebbe dire di vivere appieno se non si sperimentassero mai la gioia, il batticuore,   la paura, l'impeto della sofferenza,   la malinconia, il peso dello sconforto, e la disperazione provocate dall’afflizione? Le emozioni  sono  state definite come delle rapide reazioni, ma intense, che insorgono all’improvviso in risposta a stimoli circostanti che per qualunque motivo ci colpiscono.  Tuttavia, anche se le emozioni  sono importanti, e consentono a chi le  esperimenta di sentirsi vivo, come su scritto,  l'uomo è se pre  alla ricerca di  emozioni   che lo gratifichino e lo soddisfino. Le emozioni servono a valutare nell’immediato se uno stimolo  interessa oppure no, se è utile, se potrebbe essere dannoso  e quindi sarebbe meglio allontanarci. 

Le emozioni, poi, ( lo diciamo soltanto per capire un po’ di più come funzioniamo) si completano con i sentimenti, infatti questi ultimi durano nel tempo, e non dipendono da cause esterne a noi ma dipendono dal nostro diretto interesse nei confronti di  ciò che ha provocato in noi una forte emozione, volendo fare un esempio possiamo dire che ci si può emozionare alla vista di un bell’uomo, o di una bella donna, e vedere cessare questa  emozione nel momento in cui questi non siano più di fronte a noi, trasformandosi,  l’emozione stessa,  in sentimento qualora l’uomo o la donna diventino fonte di desiderio, e di reale interesse, quindi pensiero costante ed intenso. Possiamo ben comprendere che le emozioni  spingono l’essere umano a vivere in maniera partecipe, e attiva, gli elementi della vita stessa.  Le emozioni, al contrario di ciò che ci è stato insegnato, non devono essere allontanate, vissute con circospezione, fermate, nascoste, o altro, ma devono essere esperite in maniera consapevole e concentrata, perché sono forti segnali di ciò che si sta muovendo dentro di noi e, conseguentemente, ci fanno rendere conto di ciò che sta accadendo fuori di noi, cosa che molte volte non ci appare chiaro, se non proprio grazie all’emozione che scatta e ci manda in reazione, positivamente o negativamente.

Lo ‘’studio delle emozioni’’, da parte dell’individuo che le sta vivendo, può aiutare l’individuo stesso ad agire invece che reagire, decretando,  nella propria vita, una conquista di  valore incommensurabile, perché nell’azione si muove la costruzione creativa, mentre spesso, ovviamente non parliamo dei casi in cui la reazione ci salva la vita,  la reazione ci rende poco lucidi, razionali e altera la nostra percezione della realtà. Nel campo più ampio della salute fisica e psichica la persona soddisfatta, che vive emozioni positive, è   in grado di resistere meglio alle malattie  e, nel caso le  contragga, i tempi di guarigione risultano più rapidi.  Nell’affrontare le piccole difficoltà quotidiane è possibile avvertire maggiore energia, essere più tolleranti allo stress, regolando gli sforzi, conoscendo e rispettando le proprie possibilità.

La qualità del sonno è migliore, ci si addormenta con più facilità e ci si risveglia meno frequentemente. Tu chiamale se vuoi … emozioni  e, soprattutto, vivile totalmente riconoscendole, e sentendole sulla pelle perché effettivamente sono  uno strumento grande che Dio, l’Energia Universale, Cosmo o chiamiamolo come ci pare, ci ha donato per muoverci su questa terra, confrontarci con noi stessi, i nostri simili … il mondo, le situazioni, tali ed eventuali. Oggi vorrei concludere questo incontro linkando un blog in cui c’è un importante articolo sulla ‘’voce delle emozioni’’. Mi permetto di usufruire di questo mio spazio per mettere a conoscenza, quanti vorranno leggere, di tecniche, metodi, idee nuove e non, di cui non siamo a conoscenza, perché sono sicura che la acquisizione di nozioni innovative fornisce alle persone dei grandi strumenti da usare, e applicare poi nella vita. Un abbraccio e alla prossima settimana

http://www.scuoladellavoce.it/blog/la-voce.html  di Daniela De Meo Coach della Voce

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