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Rubrica olistica - "Come in alto così in basso"
Quando si parla di felicità usualmente si tende ad astrarla ma la felicità, che è uno stato mentale, dell'essere, è una dimensione concreta che si raggiunge realizzando se stessi
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Sara Galea

Tu soltanto hai il potere di creare la tua realtà perché questo potere risiede nel momento presente, nella consapevolezza, nella volontà e nelle giuste motivazioni. Ogni essere umano ha in se la genialità, che si attiva quando ci si assume la responsabilità della propria vita. Negli ultimi anni diverse correnti di pensiero hanno creato tanta confusione, perché le une invalidano altre. Diffido di chiunque pensi di avere la verità suprema, anche di me stessa quando mi trovo a mettere in primo piano una tecnica, una metodologia, un pensiero anziché un’altro; sono cosciente che è la realtà stessa che in un determinato momento richiede l’una o l’altra verità. Non c'è la giusta azione ma c'è tutto ciò che serve a creare la giusta realtà, TUTTO, senza esclusioni.
La giusta strategia da attuare, per innescare la carica autorealizzante, è di prendere il meglio da ogni archetipo, evento e situazione, e fondere tutto il sapere creando uno strumento universale per gestire la propria vita. Quando si parla di spiritualità usualmente si tende a declassificare la fisicità, la materialità, la corporeità, la concretezza, l'azione, la motivazione e la giusta causa, come, quando si parla di realtà concreta, manifesta, tridimensionale, si tende a minimizzare e ridicolizzare la dimensione spirituale, non sapendo però che tutte le dimensioni umane sono complementari, e si sostengono vicendevolmente per giungere all'Obiettivo/desiderio: la felicità.
Quando si parla di felicità usualmente si tende ad astrarla ma la felicità, che è uno stato mentale, dell'essere, è una dimensione concreta che si raggiunge realizzando se stessi, i propri bisogni, desideri e volontà. Ora qualcuno mi potrebbe dire che c'è anche uno stato di felicità che trascende la realtà, ( parlo di te spiritualista fondamentalista) ed io rispondo che la conosco, sono stata una spiritualista fondamentalista anche io, ma dico che è una felicità che esiste quando si vive chiusi dentro il proprio mondo interiore, come i monaci tibetani, e che lentamente sfuma quando urta con la realtà che siamo stati chiamati a vivere nel momento in cui siamo nati. Quindi siccome ci troviamo sul pianeta terra dove ognuno di noi è si parte fondamentale di un’anima collettiva, o chiamatela coscienza collettiva, ma siamo anche coscienza individuale, soggetti quindi oltre che alle leggi spirituali della legge dell’attrazione, del karma, del Dharma, dei Chakra etc anche ad interferenze che vengono dall’individualità del nostro prossimo. Quindi se qualcuno ha un male di pancia e per questo decide di prendermi a parolacce significa soltanto che quella persona in quel momento è in preda alle leggi della terra anziché a quelle dello spirito. Siamo su questo pianeta per vivere delle esperienze, per imparare ad agire anziché reagire, per ricordare che affidando la nostra vita all’anima ed allo spirito rende la vita più semplice, ma mantenendo un contatto attivo con la mente cosciente e la volontà, e non come molti stanno credendo che tutto dipende dalla preghiera o dai mantra.. Quindi voglio anche aggiungere che bisogna agire per ‘’Auto-motivazione, auto-realizzazione, auto-determinazione, auto-ascolto, auto-stima, auto-consapevolezza perchè è importante, e fondamentale, che si cominci a comprendere che il più grande sostegno di se stessi è Se stesso e che l'unico aiuto che dovete chiedere è di farvi condurre di fronte al vostro più agguerrito antagonista: voi stessi, superando strategicamente illusioni, blocchi, e gli ''auto-sabotaggi'' che costantemente l'essere umano realizza in seguito all'educazione invadente di ambienti, istituzioni, persone, tali ed eventuali.
 

Rubrica olistica - "Come in alto così in basso"
la paura di perdere ciò che ci fa stare bene, che ci fa sentire pieni, soddisfatti, ci rende gelosi.
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La gelosia è la paura di un essere umano di perdere l’oggetto del suo ‘’desiderio’’, questo avviene perché proietta se stesso nell’altra persona, cosa significa?
Rubrica olistica - "Come in alto così in basso"
Quando si è sotto scacco a crisi di gelosia, e rabbia, bisogna semplicemente rimanere nell’attimo presente osservando come tutto ciò che si muove è soltanto un movimento che compie la mente.
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Sara Galea

Cosa significa Amare? Amare significa donare a se stessi l’amore per l’altro…
Mi pregio di voler mostrare in purezza il mio senso dell’Amore, riconsegnando  all’Amore il suo legittimo senso di valore, e potenzialità umana, per vivere e condividere il grande cammino della vita in unione con un altro essere umano, con cui si instauri un legame totale  in cui si manifesti  il coinvolgimento mentale, psicologico, morale, interiore, fisico,  motivazionale e tanto altro.
L’Amore non è il rapporto di coppia ma l’energia che unisce le persone,  e non va interpretato o quantificato,  come non va analizzato né interpretato, discusso, ma semplicemente vissuto in purezza il rapporto che si è concretizzato nell’unione.
La capacità dell’essere umano di oltrepassare quelli che sono i limiti che l’esperienza del passato, o della cultura, o dell’ambiente, ha radicato nell’uomo sotto  forma di convinzioni sabotanti, o limitanti, riconsegna la facoltà di Amare l’altro senza farsi sublimare dai mille attacchi mentali che attraverso l’ambiente arrivano. Una relazione di coppia,  per poter sopravvivere alle prove che si mostrano nel quotidiano vivere, deve raggiungere un equilibrio che si fonda sull’armonia interiore di ognuno dei due partecipanti alla relazione. Se il singolo individuo è libero da timori di subire tradimento, umiliazione, gesti, parole,  atti di coercizione, o altro,  da parte del partner,  supererà il confronto con qualsiasi cosa si mostri di ‘’anomalo’’ per se stesso,  non creando miti, e saghe, con macchinosi pensieri e movimenti mentali che decretino la colpevolezza del compagno/a fino a prova contraria.
Quando si rischia di incorrere nel pericolo di creare incubi, e film dell’orrore,  si provi a godere semplicemente del sapore che si sente in se dell’amato, del suo sorriso, dell’energia che unisce, dell’immagine che abbiamo nei nostri occhi,   volendo sperimentare soltanto il meraviglioso mondo che si trova dentro di noi, non cadendo nell’illusione che invece arriva dall’interpretazione del mondo, ovvero gli eventi esterni a noi.
Quando si è sotto scacco a crisi di gelosia, e rabbia, bisogna semplicemente rimanere nell’attimo presente osservando come tutto ciò che si muove  è soltanto un movimento che compie la mente. Ad esempio se si vede il proprio compagno parlare con una bella donna non bisogna iniziare a farsi mille rocambolesche macchinazioni mentali, ma proseguire nei propri intenti di vita pensando di portare avanti il senso che vogliamo, ovvero vivere la nostra meravigliosa storia di amore con l’uomo che amiamo e che ci da mille spunti di gioia in essere.  (Ovviamente parlo di uomo ma il discorso è bilaterale). Rimanere neutrali fa si che la mente non ci porti su altri lidi, ed altre sponde, trasformando la realtà in un diverso film e quindi modificando il  senso della vita.
Evitare quindi le illusioni, le distorsioni mentali, le creazioni  dettate da paure personali e non da realtà confermate.
Essere saggi sempre, dandoci ciò che di benevolo e meraviglioso esiste in noi stessi, rimanendo puri ed asettici per non contaminare noi stessi  le relazioni, che si dissolverebbero come ghiaccio al sole, morendo  sotto le pugnalate che per mano della nostra mente  potremmo dare,  decretando così la rottura di qualcosa che aveva bisogno soltanto di essere nutrito con il nostro Amore,  e che ci avrebbe riconsegnato  il meraviglioso Amore che noi avevamo per il nostro compagno…

Alla prossima settimana!

 

Rubrica olistica - "Come in alto così in basso"
La felicità non è misurabile né ricreabile, è una condizione che vive in un processo evolutivo che va da un input al raggiungimento dell’Obiettivo/ desiderio.
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Sara Galea

Che cosa significa Felicità? Complicato trovare una definizione, intanto possiamo andare avanti a vedere cosa partecipa alla sua realizzazione. Sensaltro possiamo dire che non sempre la felicità si genera soltanto in individui con un quantità di emozioni positive alte, perché basta affiancare ad un  individuo così, quindi privo di input  e slanci gioiosi,  un individuo simile per creare uno stato di benessere ed armonia.

Secondo Argyle (1987), il maggiore studioso di questa emozione, la felicità è rappresentata da un senso generale di appagamento complessivo che può essere scomposto in termini di soddisfazione in aree specifiche quali ad esempio il matrimonio, il lavoro, il tempo libero, i rapporti sociali, l'autorealizzazione e la salute. La felicità quindi è un Obiettivo comune ma che vede motivazioni diverse a seconda di quelle che sono le emozioni presenti nell’essere umano. La felicità non è misurabile né ricreabile, è una condizione che vive in un  processo evolutivo che va da un input  al raggiungimento dell’Obiettivo/ desiderio.

Attraverso studi si è visto che l’essere umano ha  una sorta di termostato che mantiene stazionario il livello di felicità generale, anche in seguito ad episodi che lo portano ad uno stato di felicità quasi inesistente. Abbiamo una quota fissa di felicità, e questa quota può essere aumentata, e ovviamente diminuita, modificando le circostanze ( C ) della vita per portare ai massimi livelli consentiti la quota fissa. Fino a qualche anno fa si pensava che le persone più felici fossero quelle retribuite meglio, sposate, giovani, in buona salute, in possesso di una buona istruzione e credenti. Vari autori, come Campbell et al. (1976), pensano che la felicità sia determinata dalla somma di circostanze vitali positive del tutto oggettive. Altri, come Kammann (1983), ritengono che la felicità risulti dall'interpretazione soggettiva che un individuo fa delle circostanze oggettive, piuttosto che non da tali circostanze in sé e per sé. Una teoria mista accettata da Fordyce e che  sembra più corretta include circostanze oggettive, ma anche percezioni individuali e attitudini nell'ambito di un temperamento di base. Tuttavia, benché complessi possano essere i fattori, il risultato è semplice: una sensazione soggettiva di benessere durevole. Si può naturalmente notare come siano più altamente correlati con la felicità una migliore salute, più alti guadagni, grande soddisfazione a livello lavorativo, duratura gioia matrimoniale ed elevato status sociale. Ma, date le condizioni di base standard e stabili, come si può intervenire per aumentare lo stato di felicità di un individuo? Fordyce elabora un programma che subisce alcune modificazioni nel corso dei vari studi, ma che può essere cosi riassunto:

1) un'educazione alla felicità mediante letture e istruzioni, che pongono il problema e permettono un'analisi del proprio stato di felicità di ciò che manca e di ciò che si potrebbe realizzare;

2) il programma di base di 14 caratteristiche altamente tipiche di soggetti felici che l'individuo medio può emulare. I 14 principi base della felicità sono:

1) tenersi occupati e più attivi

2) spendere più tempo nella socializzazione

3) essere produttivi in un lavoro significativo

4) essere meglio organizzati e pianificare le cose

5) bloccare le preoccupazioni

6) abbassare le aspettative e le aspirazioni

7) sviluppare un pensiero ottimistico e positivo

8) essere orientati sul presente

9) lavorare su una personalità sana

10) sviluppare una personalità estroversa e socievole

11) essere se stessi

12) eliminare problemi e sentimenti negativi

13) le relazioni intime sono il numero uno delle sorgenti di felicità

14) mettere la felicità come la priorità più importante.

Il ruolo della cognitività è evidente anche in questi lavori che metodologicamente si basano più sull'azione e il comportamento. Molti lavori oggi giorno sono orientati più verso uno studio cognitivo della "Felicità" e della Qualità della Vita.

Non dimentichiamo mai l’importante gioco delle emozioni!

La felicità di tratto potrebbe essere la somma di tante felicità di stato, cioè le persone felici sono quelle che sperimentano molti momenti felici, la congruenza del Sé operativo e di quello ideale.

La capacità di riconoscere i sentimenti propri e altrui, di motivarsi, di darsi energia, di gestire positivamente i sentimenti tanto dentro di sé che nelle relazioni, e di usarli per guidare il pensiero e l’azione si chiama intelligenza emotiva. L’intelligenza emotiva ( Goleman) è una parte dell’intelligenza, quindi non è l’alternativa all’intelligenza razionale, ma la completa e la traduce in atti. Un alto QI non è garanzia di successo futuro e può convivere con un’alta ottusità, perché il QI misura solo l’intelligenza razionale e non quella globale. L’intelligenza emotiva conta più del QI, che è fisso dall’adolescenza, più della competenza, più della cultura, per determinare la riuscita in qualsiasi lavoro. Questo perché l’intelligenza emotiva agisce e influisce sul saper essere e sul sapersi relazionare, mentre quella razionale agisce e influisce sul sapere e sul saper fare.
L’intelligenza emotiva determina, quindi, il potenziale di crescita di ogni individuo e, di conseguenza, delle organizzazioni di cui queste persone fanno parte, e permette di “vivere bene” anche nel caos, nella complessità e nell’ambiguità.
L’intelligenza emotiva conta più del QI per determinare la riuscita in qualsiasi lavoro.

Questa crescita personale la possiamo raggiungere anche con la tecnica del “diario”.

E allora si può iniziare a scrivere un proprio diario personale..con lo scopo di conoscerci meglio!!!

La felicità, per cambiare in maniera radicale la sua quota fissa, dipende dalla volontà umana, e qualsiasi cambiamento è possibile soltanto con uno sforzo concreto, in questo caso la felicità vedrebbe un’effettiva impennata stabile del suo livello di quota fissa.

La prossima settimana andiamo ad analizzare ancora più profondamente quali sono i bisogni/desideri che spingono  un individuo a sentirsi felice.

Arrivederci e buon proseguimento di settimana…

 

Rubrica olistica - "Come in alto così in basso"
In effetti non esiste un modo migliore di essere ma esiste quel qualcosa che è giusto per noi e che ci rende felici.
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Sara Galea

Ma chi sono le persone felici?  

Gli studi che hanno cercato di dare risposta a questa domanda mettono in evidenza come la felicità non dipenda tanto dalla condizione anagrafica dell’uomo, quindi l'età o il sesso, né in misura importante dalla bellezza, ricchezza, salute o cultura. Al contrario sembra che le caratteristiche maggiormente associate alla felicità siano quelle relative alla personalità quali ad esempio la natura solare e socievole, la fiducia in se stessi, la sensazione di controllo sulla propria persona, e il proprio futuro a misura con la propria personalità.

In effetti non esiste un modo migliore di essere ma esiste quel qualcosa che è giusto per noi e che ci rende felici. 

Le emozioni sono importantissime, danno tono e piacere alla vita, ci favoriscono ed indirizzano  bene in un mondo caotico con uno spreco minimo di energie. Le emozioni rappresentano il modo in cui ciascuno di noi sente e vive l’esperienza delle cose, anche se, in una civiltà come  la nostra, impostata sulla razionalità e la ragione, spesso sono considerate con sospetto e timore. Del resto come non potrebbe essere così: infatti se la ragione promette all'uomo il dominio su se stesso e le cose, le emozioni spesso generano confusione e reazione, non sono mai totalmente governabili, e a volte ci influenzano a dire o fare cose di cui, una volta placata  la forza emotiva, ci si rammarica. Eppure  sono le emozioni che ci fanno gustare la vita, ed è proprio dalle emozioni, piccole o grandi che l'individuo ricava nuovi stimoli che muovono le sue pulsioni, desideri e progetti. Del resto come si potrebbe dire di vivere appieno se non si sperimentassero mai la gioia, il batticuore,   la paura, l'impeto della sofferenza,   la malinconia, il peso dello sconforto e la disperazione provocate dall’afflizione?

Le emozioni  sono  state definite come delle reazioni rapide ma intense che insorgono all’improvviso in risposta a stimoli circostanti che per qualunque motivo ci colpiscono.
Tuttavia, anche se le emozioni  sono importanti, e consentono a chi le  esperimenta di sentirsi vivo, come su scritto, l'uomo è sempre  alla ricerca di  emozioni  positive,  che lo gratifichino e lo soddisfino.  Le emozioni servono a valutare nell’immediato se uno stimolo ci interessa oppure no, se ci è utile, se potrebbe essere dannoso e quindi sarebbe meglio allontanarci. Le emozioni, poi, si completano, e differenziano, con e dai sentimenti, perché questi ultimi durano nel tempo e non dipendono da cause esterne a noi ma dipendono dal nostro diretto interesse nei confronti di  ciò che ha provocato in noi una forte emozione, volendo fare un esempio ci si può emozionare alla vista di un bell’uomo o di una bella donna, e vedere cessare questa   emozione nel momento in cui questi non siano più di fronte a noi, trasformandosi l’emozione in sentimento qualora l’uomo o la donna diventino fonte di desiderio, e di reale interesse,  quindi felicità.

Il tema della felicità  è da sempre la ricerca primaria per l’umanità, non c’è stato un solo artista che non abbia preso come musa la felicità per le proprie opere.

Tentare di definire effettivamente e praticamente questa qualità   umana è molto complicato, perché le cose che vengono subitamente alla mente sono gli stati di buon umore, di benessere, di  soddisfazione.    

La felicità a volte viene descritta come contentezza, soddisfazione, tranquillità, appagamento,  a volte come gioia, piacere, divertimento, ma quindi …

 

 

Cosa è la felicità?  

Arrivederci alla prossima settimana, cerchiamo di scoprire cosa è per noi la felicità… 

Rubrica olistica - "Come in alto così in basso"
Ma poi… sapete che qualsiasi cosa voi facciate che sia priva di un intento benefico anche per gli altri perde il potere di dare benessere anche a voi?
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Sara Galea

 La bellezza della vita  non è sempre visibile ai nostro occhi, perchè sono resi ciechi dalle infinite paure che provengono dal passato e dal futuro.  La vita sa essere una miracolosa magia, quando impariamo a  sollevare queste paure per stupirci, ed entusiasmarci, come dei bambini. Imparare ad essere creatori della propria realtà ci rende degli Harry Potter, e la scuola che facciamo ogni giorno vivendo deve insegnarci che gli strumenti che ci  sono stati dati a supporto della nostra esistenza sono dentro di noi, e soltanto imparando ad usarli come dei provetti maghi riusciremo a fare i nostri miracolosi incanti. Emozioni, sensazioni, credenze, sentimenti, intelligenza emotiva, desideri, obiettivi, questi sono i miracolosi ingredienti che dobbiamo mettere nel calderone dell'esistenza, condendo il tutto  con delle buone motivazioni che sappiano spingerci verso la realizzazione di ciò che vogliamo vivere: realizzazione nel lavoro, nell'amicizia, nell'Amore di coppia,  del nostro Sé...

La vita è un arte che va imparata con meticoloso impegno...

Bisognerebbe iniziare a studiare con serietà, perchè gli esami li facciamo ogni qual volta ci sentiamo tristi o felici, realizzati  o non. Spesso diciamo che vogliamo essere felici ma troviamo mille scuse ed impegni affinché questo non avvenga, e furbamente   per non sentire la responsabilità di ciò che creiamo, assegniamo la felicità ad una fantomatica eredità genetica o agli incidenti ''casuali'' della vita...

Ma sono incidenti? E sono causali o casuali?

La vita è fatta di sincronicità, cominciate ad acuire vista ed udito ed inizierete ad accorgervi di quante possibilità lasciate passare sotto il vostro naso senza accorgervi della loro esistenza...

Datevi degli obiettivi potenzianti e vedrete che più sono sfidanti e più vi sentirete fieri di raggiungerli. Cercate di essere attivi protagonisti della vostra vita e non immobili spettatori che attendono che i miracoli arrivino da chissà quale ‘’Dio’’ esterno a voi stessi. Sapete che qualsiasi cosa voi desideriate e vogliate ottenere si riempie delle vostre energie per arrivare da voi? ma pensate che le energie si muovano semplicemente azionandosi al comando di una preghiera priva di  input e motivazioni?

Ma poi… sapete  che  qualsiasi cosa voi facciate che sia priva di un intento benefico anche per gli altri perde il potere di dare benessere anche a voi?

Se ad esempio siete degli imprenditori che cercano di fare i soldi sfruttando il lavoro del prossimo la vostra azienda non solo non decollerà ma si  vedrà sgretolare sotto i propri piedi la sua realtà.

E come questo mille altri esempi sulle tematiche più disparate, perché l’essere umano ha trovato infinite strategie per sfruttare il prossimo e   trasformare le debolezze degli altri in propri punti di forza. Basta osservare il mondo, ma, volendo, stringendo lo zoom sull’Italia, la classe dirigente, il Governo, la gestione del pubblico ma anche del privato.

Piccolo esame di coscienza? fatelo però ascoltando veramente ciò che siete, sentendo, osservando, capendo, e non fingendo e strutturando la realtà per come voi volete vedervi, perchè tanto poi il confronto lo avrete con la vita... 

La realtà è una magia e tutto si muove insieme alla vostra bacchetta magica... La vostra bacchetta fatata si trova dentro di voi, e muovendovi vi fa giungere tutto ciò che vi giunge, cosa vi sta arrivando? Siete felici? Entusiasta della vita? Rispondendo a questa domanda saprete cosa si muove in questo momento dentro di voi, benessere o malessere?

Ai posteri l’ardua sentenza? No! a voi la semplicissima constatazione di ciò che c’è dentro e fuori di voi…

Questa notate bene non è fantascienza ma   semplicemente la dimensione occulta nella quale si muove la vita ( occulto sta per celato, segreto, sconosciuto, e non  demoniaco, sta per ciò che ignoriamo per cultura e conoscenza). 

Arrivederci alla prossima settimana, con l’augurio che trascorriate una Santa Pasqua felice e appagante. Settimana prossima scruteremo il mondo degli specchi! Ovvero ciò che il mondo ci esibisce semplicemente mostrandosi.

Qualcuno tempo fa una persona mi ha chiesto a cosa servisse una rubrica del genere su di un giornale, a questa persona rispondo: a raccontarti tutto ciò che fai finta di non sapere per poter vivere senza assumerti la responsabilità totale della tua vita, perché fin quanto ognuno  crederà che le cose accadono per causa del prossimo o delle ‘’fatalità’’,  chiunque continuerà a creare un mondo fatto di superficialità, malessere, esteriorità, banalità…  

E ora rifletti! perché Tu sei l’unico/a responsabile…

Mahatma Gandhi disse: sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo

 (troppo facile delegare agli altri le responsabilità)

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