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Agricoltura & Economia
La produzione vinicola del Lazio nell’ultimo decennio è passata da 3,4 milioni di ettolitri ad un milione di ettolitri
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La produzione vinicola del Lazio nell’ultimo decennio è passata da 3,4 milioni di ettolitri ad un milione di ettolitri: quest’ultima vendemmia ha premiato le eccellenze. Tant’è che Bibenda 2013, prestigiosa guida di vini, indica 47 cantine di eccellenza del Lazio su una produzione di un milione e mezzo di ettolitri quando per esempio altre prestigiose regioni come la Sicilia con sei milioni di ettolitri ne presenta 68, o ancora l’Abruzzo con oltre 2 milioni di ettolitri 53 cantine.
Valorizzazione prodotti alimentari
Mazzocchi: “Anche per la mozzarella di bufala deve essere ripreso, con la nuova consigliatura,un progetto concreto per arrivare ad identificare il prodotto della nostra Regione,"
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Redazione

No alla cagliata surgelata, sì ad un piano rigoroso di controlli e presto un marchio di identità della mozzarella di bufala laziale. Tutto questo in sintesi i temi della conferenza stampa svoltasi stamane presso l’Enoteca Regionale Palatium sulla “Valorizzazione dei prodotti bufalini ciociari” alla quale sono intervenuti il Presidente dell’Arsial Erder Mazzocchi, il Consigliere dell’Arsial Mauro Buschini, ed il sindaco di Amaseno Giannantonio Boni.

“La Regione Lazio deve opporsi in maniera ferma al tentativo di introdurre nel disciplinare della mozzarella di bufala campana DOP l’utilizzo della cagliata congelata” ha tuonato Giannantonio Boni, interpretando l’umore dei molti allevatori intervenuti alla conferenza.“E con la nuova legislatura dobbiamo riproporre in maniera forte il tema dell’identità della mozzarella di bufala della nostra regione”, gli ha fatto eco Mauro Buschini, che vuole ricostruire una propria identità legata ai territori di produzione.

Il tema della necessità di un piano rigoroso di verifica sanitaria è stato richiamato nel corso del dibattito come uno strumento che non solo tutela i consumatori, tanto più quando si è di fronte ad un prodotto tutelato a livello europeo, ma garantisce anche il reddito agli allevatori onesti che lavorano non solo nei piani di qualità, ma che controllano anche scrupolosamente la salute degli animali e quindi delle produzioni.

Richiamato da Mauro Buschini il forte valore “identitario” della mozzarella di bufala per il territorio ciociaro. La questione di una certificazione che identifichi e valorizzi la mozzarella di bufala laziale è stata ripresa dal Presidente dell’Arsial Erder Mazzocchi, che ha richiamato la positiva esperienza seguita dall’Arsial con la doppia cappatura del pecorino romano che oggi identifica la produzione laziale rispetto a quella sarda, sottolineando come “anche per la mozzarella di bufala deve essere ripreso, con la nuova consigliatura,un progetto concreto per arrivare ad identificare il prodotto della nostra Regione, perché, solo così, - ha proseguito Mazzocchi - le risorse e l’impegno nelle attività promozionali possono tornare utili e proficui ai nostri allevatori”. “Ma per arrivare a questo importante risultato - ha proseguito Mazzocchi - è indispensabile la capacità aggregativa degli allevatori ciociari e laziali che arrivino a supportare organismi unitari in grado di portare avanti anche progetti di autocontrollo capaci di rappresentare in maniera forte alla politica regionale l’istanza del comparto”.

E sul tema della cagliata artificiale Salvatore Rinna, Presidente del Cab, Consorzio Allevatori Bufalini della valle dell’Amaseno, ha lanciato una proposta alternativa al tema della cagliata congelata per aiutare a gestire meglio la produzione lattiera. “Con la destagionalizzazione dei parti - ha dichiarato Rinna - è possibile evitare i picchi produttivi di latte concentrati nei mesi invernali ed evitare così di avere una sovrapproduzione di latte nella stagione autunno-inverno quando il mercato della mozzarella cala le vendite. La destagionalizzazione dei parti permetterà di rispondere in maniera efficace alle esigenze dei consumatori e nel contempo garantire l’autenticità e genuinità della nostra mozzarella di bufala.” “Tre temi - ha concluso Buschini - l’opposizione alla cagliata congelata, la necessità di controlli rigorosi e la costruzione di un percorso d’identità della mozzarella di bufala su cui continueremo ad impegnarci in futuro lavorando anche per potenziare i compiti e le competenze di Arsial in questo settore.”
 

Agricoltura & Innovazione
Mazzocchi: "Per coloro che ricercano la qualità nell’alimentazione i marchi e le certificazioni dovrebbero rappresentare uno dei primi elementi di valutazione".
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Redazione

Lazio - Qualex 2004 srl, da diversi anni nel mercato dei prodotti ortofrutticoli, si fa promotrice del progetto “Tesori del Lazio” patrocinato dall’ARSIAL, l’Agenzia Regionale per lo Sviluppo e l’Innovazione dell’Agricoltura del Lazio.

Un progetto che ha lo scopo di favorire la penetrazione dei prodotti del Lazio con denominazione Dop e Igp nella Gdo (Grande distribuzione organizzata), offrendo ai produttori che sono a monte della filiera ortofrutticola un marchio collettivo di garanzia di qualità, e garantendo nel contempo, al grande distributore, la continuità delle forniture per tutto l’arco dell’anno grazie alla vasta gamma dei prodotti a stagionalità differente, senza perdere di vista l’esigenza della filiera corta, fattore che va affermandosi sempre più come esigenza etica nel mercato alimentare anch’esso ormai globalizzato.

“L’espansione del mercato dei prodotti tipici - dichiara Filiberto Montano, Direttore Generale Qualex 2004 - rappresenta un fattore strategico di successo importante per lo sviluppo economico territoriale. Gli attori economici e le stesse istituzioni, sia a livello europeo che nazionale, ne riconoscono il ruolo determinante e ne incentivano e tutelano lo sviluppo. Ma valorizzare le produzioni tipiche - continua Montano - non è impresa facile. Il settore produttivo è spesso frammentato e discontinuo, le quantità sono modeste, e tali fattori ostacolano lo sviluppo di strategie di marketing da parte dei piccoli produttori utili per differenziare il prodotto e creare una forte identità di marca rispetto alla produzione agricola su larga scala e indifferenziata. D’altro canto la Gdo non può  gestire con efficienza ed efficacia le politiche di approvvigionamento dovendo contrattare con tanti piccoli produttori. Infine il consumatore finale pur essendo particolarmente sensibile alla provenienza limitrofa dei prodotti agricoli di fronte ad un prodotto poco differenziato difficilmente ne giustifica la differenza di prezzo. Il progetto “Tesori del Lazio” nasce quindi – conclude Montano - per far fronte a questi tre ordini di criticità, offrendo: ai produttori l’opportunità di entrare nella GDO con un marchio altamente differenziato e ben visibile costantemente presente nel punto vendita; assistenza di marketing e tecnica per ciò che attiene gli standard di prodotto preventivamente definiti; supporto finanziario sui crediti al cliente attraverso protocolli di intesa con istituti bancari; supporto logistico e risparmi di costi di trasporto; e monitoraggio dei prezzi al consumo. Ai grandi distributori l’opportunità di selezionare i fornitori; aumentare la redditività delle categorie di prodotti tipici pur variando l’assortimento all’interno della categoria; di mantenere standard qualitativi costanti e dare continuità alle vendite avendo stabilizzato il rapporto con i fornitori; supporti logistici e disponibilità di consegna immediata sul punto vendita; promozioni e marketing. Ed infine ai consumatori garantisce un prodotto di qualità; il rispetto della stagionalità produttiva, che è un tema di crescente attrattiva; informazioni sull’uso del prodotto e sulle sue caratteristiche distintive”.

“Per coloro che ricercano la qualità nell’alimentazione – dichiara Erder Mazzocchi, Presidente Arsial – i marchi e le certificazioni dovrebbero rappresentare uno dei primi elementi di valutazione. Il Lazio possiede un vasto patrimonio agroalimentare di produzioni tipiche e di prodotti tradizionali. Non possiamo, quindi, che accogliere favorevolmente progetti come questi che cercano di favorire la diffusione dei prodotti di qualità laziali nella grande distribuzione”.


Antisofisticazioni
In numerosi negozi dei Castelli Romani è commercializzata la Romanella bianco dolce e quella rosso dolce addizionata di anidride carbonica.
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C.R.

Una società di Palestrina sta commercializzando al dettaglio al prezzo di due euro la famosa "Romanella" contraddicendo al disciplinare di produzione Doc Roma che in via esclusiva prevede la denominazione "Romanella Spumante". Le tecniche di spumantizzazione per l’elaborazione della tipologia “Romanella spumante”, sono quelle consentite per la categoria dei vini spumanti dalla legislazione vigente, sia tramite il metodo Martinotti-Charmat che con il metodo classico Champenoise: questo vuol dire che non è ammessa l’aggiunta di anidride carbonica. Ciononostante, in numerosi negozi dei Castelli Romani è commercializzata la Romanella bianco dolce e quella rosso dolce addizionata di anidride carbonica. “Questo episodio ci da una ennesima conferma – ha detto il presidente Arsial Erder Mazzocchi -  di quanto l’istituzione da parte di Arsial della Doc Roma, volta alla tutela e riscoperta dei prodotti del nostro territorio tramite il suo rigido disciplinare, fosse necessaria. Ciò anche a dispetto di coloro che l’hanno giudicata come superflua sovrapposizione delle Doc esistenti”
 

Procura della Repubblica
Pronta la smentita dell'Arsial. Gli indagati sono Angela Birindelli e Giulio Marini
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Mazzocchi: "I fondi per la realizzazione della manifestazione  sono stati assegnati dall’Assessorato all’Agricoltura ad Arsial soltanto alla fine di marzo 2011 con la manifestazione che sarebbe iniziata il 5 aprile”.

 

Redazione

In relazione alle agenzie di stampa che riporterebbero Erder Mazzocchi quale indagato insieme all’Assessore all’Agricoltura della Regione Lazio Angela Birindelli e al Sindaco di Viterbo Giulio Marini in merito alla presunta turbativa d’asta tesa a favorire aziende viterbesi per la partecipazione al Vinitaly, Arsial  viene a precisare che “il Vinitaly 2012 è stato realizzato direttamente dall’Assessorato all’Agricoltura della Regione Lazio”. Per quanto concerne poi il Vinitaly 2011 realizzato da Arsial, la stessa Agenzia ha affidato i servizi direttamente all’ente fiera di Verona, esclusivista degli spazi e della manifestazione. “Non ho mai avuto rapporti con aziende viterbesi, né personali né professionali e tutti gli affidamenti sono stati fatti direttamente dall’ente fiera di Verona” dichiara Mazzocchi il quale precisa che “ i fondi per la realizzazione della manifestazione  sono stati assegnati dall’Assessorato all’Agricoltura ad Arsial soltanto alla fine di marzo 2011 con la manifestazione che sarebbe iniziata il 5 aprile”. Precisa Mazzocchi “la mia attività è consistita nel ricontrattare a favore dell’erario pubblico, un contratto biennale sottoscritto dal mio predecessore”. “Ho piena fiducia nell’operato della magistratura ma, sottolineo, che nessuna contestazione inerente i reati  di turbativa d’asta mi è stata mai notificata anche perché Arsial non ha messo in atto nessuna procedura di gara”.

ARTICOLI DI INTERESSE:


 

Procura della Repubblica
Corruzione e turbativa d'asta in concorso con l'assessore regionale Angela Birindelli e con il Commmissario Arsial Erder Mazzocchi
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Angelo Parca

Il sindaco di Viterbo Giulio Marini (Pdl), sara' interrogato dal Pubblico Ministero Massimiliano Siddi questa mattina. Il primo cittadino viterbese è stato infatti taggiunto da un avviso di garanzia per corruzione e turbativa d'asta in concorso con l'assessore regionale all'Agricoltura Angela Birindelli e con il Commissario Straordinario dell'Arsial, Erder Mazzocchi. I due, secondo l'ipotesi accusatoria, avrebbero favorito alcune aziende viterbesi per l'aggiudicazione di commesse nell'ambito del padiglione Lazio del Vinitaly 2011. L'inchiesta su Vinitaly rientra nel fascicolo sulla falsificazione delle fatture del gruppo Pdl alla Pisana per il quale e' stato gia' interrogato Fiorito a Viterbo. Marini ha detto di non sapere ancora bene cosa gli viene contestato e che attende di vedere le carte prima di esprimersi. ''In diciotto anni di attività politico-amministrativa è la prima volta che ricevo un avviso di garanzia. Sono tranquillo, come sempre, perché sono certo di non avere nulla da temere''.
L’indagine sul Vinitaly è infatti confluita nel medesimo fascicolo, sempre più voluminoso, che si sta dipanando su tre direttrici distinte, ma tutte riconducibili alle faide interne al Pdl viterbese, che hanno finito per travolgere anche la Regione Lazio.

ALTRI ARTICOLI:


 

Economia & Agricolura
Arsial: strada spianata per esercitare le funzioni di "certificazione" e divenire organismo di controllo.
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Battistoni / Cetrone: "Tali adeguamenti rivestono carattere di urgenza in relazione al fatto che la Regione ha individuato Arsial quale ente di controllo per la DOP di Roma nel comparto vitivinicolo, mentre le filiere produttive hanno già chiesto che l'Agenzia certifichi altre produzioni a denominazione (Pecorino di Piscinisco DOP, Patata dell'Alto Viterbese IGP eccetera)".

 

Angelo Parca

Via libera in commissione Agricoltura del Consiglio regionale del Lazio ad una proposta di legge firmata dal presidente Francesco Battistoni (Pdl) e dalla consigliere Gina Cetrone (Pdl) che permetterà all'Arsial di divenire concretamente organismo di certificazione e controllo delle produzioni di agroalimentari di qualità regolamentata.  "Tali adeguamenti - hanno sostenuto Battistoni e Cetrone nella relazione introduttiva al provvedimento - rivestono carattere di urgenza in relazione al fatto che la Regione ha individuato Arsial quale ente di controllo per la DOP di Roma nel comparto vitivinicolo, mentre le filiere produttive hanno già chiesto che l'Agenzia certifichi altre produzioni a denominazione (Pecorino di Piscinisco DOP, Patata dell'Alto Viterbese IGP eccetera)". Tutto ciò però richiede preventivamente che - come richiesto dal Ministero per le politiche agricole (MiPAF) - vengano separate le funzioni di "certificazione" da quelle di "vigilanza" sugli organismi di controllo che Arsial si vede attribuire dalla vigente normativa. Per eliminare queste competenze - ed evitare che l'agenzia si trovasse a vigilare su se stessa - la proposta di legge, che ora passa all'attenzione dell'Aula con relatore di maggioranza la consigliere Cetrone, cancella una serie di disposizioni tanto nella legge regionale 21/1998 "Norme per l'agricoltura biologica" che nella legge regionale n. 2/1995 "Istituzione dell'Agenzia regionale per lo sviluppo e l'innovazione dell'Agricoltura del Lazio (Arsial)". Le funzioni di "vigilanza" sugli organismi di controllo spetteranno all'Assessorato, mentre Arsial avrà la strada spianata per esercitare le funzioni di "certificazione" e divenire organismo di controllo.Il voto favorevole alla proposta di legge da parte della commissione Agricoltura è stato preceduto, nel corso della seduta di ieri 10 luglio, dal parere favorevole espresso dal direttore dell'Assessorato alle politiche agricole, Roberto Ottaviani. Hanno partecipato al voto i consiglieri Nicola Illuzzi (Lista Polverini), Raffaele D'Ambrosio (Udc) e Fabio Nobile (FdS).
 

Manifestazioni & eventi
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A.P.

Domani 3 maggio all’Enoteca Regionale Palatium si brinda con le due nuove versioni de La Zia Ale, la prima birra 100% made in Lazio che ha inaugurato lo scorso febbraio la nascita dell’Associazione Birra del Lazio, promossa da Arsial, AssoBirra e Coldiretti Lazio. La Zia Ale sarà riproposta nel corso dell’anno in 8 diverse interpretazioni da ciascuno dei micro birrifici aderenti all’iniziativa. Questa volta saranno i fiori di alloro, il rosmarino e i carciofi gli ingredienti speciali utilizzati dai mastri birrai dei Free Lions e Birradamare, due birrifici che si trovano rispettivamente a Tuscania (Vt) e a Fiumicino (Rm). Oltre ai fiori d’alloro, per la birra creata da Free Lions, è stato utilizzato anche luppolo laziale proveniente dalla coltura sperimentale della facoltà di agraria dell’università della Tuscia, mentre per la bionda di Birradamare l’acqua di cottura è stata realizzata con i carciofi e la nota balsamica è data dagli aghi del rosmarino. Il brindisi è aperto al pubblico.

ARTICOLI PRECEDENTI:


 

Agricoltura ed economia
Mazzocchi: "una produzione di oltre 40 mila tonnellate all’anno per un valore che supera gli 11 milioni di euro"
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Angelo Parca

Sta per partire la certificazione Igp della patata dell’Alto Viterbese: dopo l’approvazione all’unanimità del disciplinare di produzione avvenuta oggi durante una riunione alla presenza di due funzionari del Mipaaf, si è chiuso l’iter nazionale del nuovo marchio. Ora il disciplinare sarà pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale e, anche se dovrà partire per Bruxelles in attesa dell’approvazione da parte dell’Europa, trascorsi i trenta giorni destinati a ricevere eventuali osservazioni, i nostri produttori potranno iniziare ad avvalersi del marchio in ambito nazionale. “Stiamo parlando di una produzione di oltre 40 mila tonnellate all’anno”, ha spiegato il presidente dell’Arsial, Erder Mazzocchi, “che riguarda circa 300 aziende sparse in nove comuni del viterbese, per un valore che supera gli 11 milioni di euro. La grande soddisfazione dimostrata oggi dai produttori, dai sindaci e dai rappresentanti delle associazioni di categoria”, ha aggiunto, “ci rende orgogliosi dell’egregio lavoro svolto dai nostri collaboratori, che hanno fornito l’assistenza tecnica per la stesura dell’intero dossier tecnico-scientifico-storico necessario alla presentazione della richiesta di riconoscimento al Mipaaf e alla Commissione europea”. 

“L’iter nazionale per il riconoscimento della IGP è terminato”. È quanto dichiarato dal Presidente della Commissione regionale agricoltura, Francesco Battistoni, intervenuto stamattina alla riunione di pubblico accertamento per esaminare, in presenza di funzionari del MiPAAF ed alla luce del parere favorevole della Regione Lazio, la proposta di disciplinare di produzione del prodotto "Patata dell’Alto Viterbese" IGP. “Il marchio di ‘Indicazione geografica Protetta’ per un prodotto tipico del nostro territorio è un punto di forza per lo sviluppo enogastronomico viterbese – ha affermato Battistoni - e può diventare l’elemento traino per le molte altre produzioni agricole locali”. L’incontro, tenutosi presso il Teatro ‘Boni’ di Acquapendente, ha riscosso grande successo, con la partecipazione di molti agricoltori e soci del CO.P.A.VIT, il consorzio che raggruppa tutte le cooperative già attive nel territorio. “Si tratta di una realtà economica importante – ha proseguito il Presidente di Commissione – il cui areale di produzione  coinvolge ben nove comuni della Tuscia  (Acquapendente, Bolsena, Gradoli, Grotte di Castro, Latera, Onano, S. Lorenzo Nuovo, Valentano e Proceno) e il cui valore di produzione supera gli 11 milioni di euro”. Nell’areale di produzione della I.G.P. “Patata dell’Alto Viterbese”, la patata rappresenta il comparto agroalimentare più importante della zona, con una superficie media complessiva investita annualmente di circa 1.000 ettari, per un numero di aziende agricole coinvolte pari a 300 e con livelli medi annui produttivi di oltre 40.000 tonnellate. “I benefici attesi – sottolinea Battistoni – riguarderanno il settore agricolo ma anche quello commerciale e turistico, con particolare riferimento alla ristorazione con prodotti tipici. Per questo – ricorda – occorre ringraziare il presidente del CO.P.A.VIT, Egidio Canuzzi per aver creduto in questo progetto e la grande professionalità messa in campo da Arsial, in particolare nella persona di Giovanni Pica, che attraverso il progetto “Agricoltura Qualità” ha garantito l’assistenza tecnica nella stesura di tutta la documentazione necessaria per la presentazione della richiesta di riconoscimento al MiPAAF e alla commissione UE. Sono queste – ha concluso Battistoni – le buone pratiche per la crescita del settore”.
 

Mazzocchi: “Arsial protagonista dell’VIII Simposio internazionale sul carciofo”
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Redazione

Con una tecnica innovativa per la produzione di piantine di carciofo messa a punto per dimezzare i costi a carico dei coltivatori e due campi catalogo realizzati nelle aziende sperimentali dimostrative di Cerveteri e Tarquinia per studiare e migliorare le varietà di piante, l’Arsial sarà la protagonista della seconda giornata del Simposio internazionale sul carciofo organizzato a Viterbo dall’Università degli Studi della Tuscia e dall’Enea con il patrocinio dell’Ishs (Società internazionale di Scienze per l’Orticoltura). Il convegno, che si è aperto oggi con una sezione scientifica presso l’Università della Tuscia, proseguirà infatti domani proprio nelle due aziende dell’Arsial dove sono state allestite specifiche prove dimostrative. “Una vetrina molto importante per studiosi ed operatori in arrivo dall’Europa, dal Nord Africa e dagli Stati Uniti che ci rende orgogliosi di mostrare i risultati raggiunti nella sperimentazione”, ha spiegato il presidente dell’Arsial Erder Mazzocchi. “L’Agenzia è infatti impegnata da tempo nella messa a punto di una tecnica per la produzione di piantine di carciofo finalizzata all’abbattimento dei costi di impianto delle carciofaie fino al 50% grazie all’utilizzo di moderne tecnologie di moltiplicazione del materiale vivaistico. Inoltre”, ha aggiunto, “i nostri tecnici puntano ad ottenere un carciofo romanesco da seme, mentre nei due campi catalogo fervono le attività di analisi e studio dei singoli cloni e delle varietà propagate via seme per massimizzare la qualità dei prodotti. Ma tra i  nostri obiettivi”, ha concluso, “c’è anche la realizzazione di una sinergia operativa con il Consorzio di Tutela del Carciofo Romanesco Igp per il rilancio della coltura sia in agricoltura convenzionale sia in agricoltura biologica”.
 

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