Tag Titolo Abstract Articolo

Rubrica olistica - "Come in alto così in basso"
L'Umiltà è una potenzialità tra le più importanti perché conduce l'essere umano a riconoscere i propri limiti, come anche le proprie capacità effettive
immagine

di Sara Galea

Quale è il tuo talento? scoprendolo inizierà per te il processo di autorealizzazione... L'essere umano è un essere multidimensionale, e questo significa che vive su più dimensioni: mente, anima e spirito. La mente si occupa di pianificare la quotidianità, di creare le giuste strategie, di quantificare tempi, modi e tutto quanto serva a co-partecipare alla costruzione della propria realizzazione. L'anima cerca la realizzazione, facendo vivere l'espressione delle potenzialità, dei valori, delle virtù, e quindi dei talenti naturali. Lo spirito vive nella pura Essenza, nell'Essere, nella centratura, nel silenzio, nella concentrazione, nel vuoto. Le tre dimensioni umane sono l'espressione dell'IO, che è tutt'altra cosa da quello che noi spesso chiamiamo e nominiamo come io, che è semplicemente la mente inferiore, quella istintiva, quella che se ben educata deve dirigere l'armata verso la presa del benessere totale e permanente. Molti esseri umani hanno banalizzato, in maniera piuttosto mortificante, quello che è il cammino, e l'assunzione di responsabilità nei confronti di tutto ciò che risiede in se stessi e, presi da dei raptus di ''superiorità'' seguono la propria mente inferiore credendo di stare seguendo la propria consapevolezza Superiore. L'Umiltà è una potenzialità tra le più importanti perché conduce l'essere umano a riconoscere i propri limiti, come anche le proprie capacità effettive, le conoscenze ed il reale, conseguente, potere creativo sviluppato nel corso di anni di preparazione, esperienza, ed applicazione amorevole e dedicata. Il talento naturale, se non allenato, approfondito, applicato con solerte costanza e passione, diventerà soltanto uno strumento subdolo per apparire agli occhi del prossimo superiori rispetto a quelle che sono le proprie reali caratteristiche. Scoprire il proprio talento, allenarlo, istruirlo, approfondirlo, e viverlo, è un diritto ed un dovere dell'essere umano, affinché nel mondo si creino veramente infinite scintille di reali manifestazioni divine piuttosto che luci destinate a spegnersi al primo corto circuito offerto dalla vita.
 

Rubrica olistica - "Come in alto così in basso"
Quando si parla di felicità usualmente si tende ad astrarla ma la felicità, che è uno stato mentale, dell'essere, è una dimensione concreta che si raggiunge realizzando se stessi
immagine

Sara Galea

Tu soltanto hai il potere di creare la tua realtà perché questo potere risiede nel momento presente, nella consapevolezza, nella volontà e nelle giuste motivazioni. Ogni essere umano ha in se la genialità, che si attiva quando ci si assume la responsabilità della propria vita. Negli ultimi anni diverse correnti di pensiero hanno creato tanta confusione, perché le une invalidano altre. Diffido di chiunque pensi di avere la verità suprema, anche di me stessa quando mi trovo a mettere in primo piano una tecnica, una metodologia, un pensiero anziché un’altro; sono cosciente che è la realtà stessa che in un determinato momento richiede l’una o l’altra verità. Non c'è la giusta azione ma c'è tutto ciò che serve a creare la giusta realtà, TUTTO, senza esclusioni.
La giusta strategia da attuare, per innescare la carica autorealizzante, è di prendere il meglio da ogni archetipo, evento e situazione, e fondere tutto il sapere creando uno strumento universale per gestire la propria vita. Quando si parla di spiritualità usualmente si tende a declassificare la fisicità, la materialità, la corporeità, la concretezza, l'azione, la motivazione e la giusta causa, come, quando si parla di realtà concreta, manifesta, tridimensionale, si tende a minimizzare e ridicolizzare la dimensione spirituale, non sapendo però che tutte le dimensioni umane sono complementari, e si sostengono vicendevolmente per giungere all'Obiettivo/desiderio: la felicità.
Quando si parla di felicità usualmente si tende ad astrarla ma la felicità, che è uno stato mentale, dell'essere, è una dimensione concreta che si raggiunge realizzando se stessi, i propri bisogni, desideri e volontà. Ora qualcuno mi potrebbe dire che c'è anche uno stato di felicità che trascende la realtà, ( parlo di te spiritualista fondamentalista) ed io rispondo che la conosco, sono stata una spiritualista fondamentalista anche io, ma dico che è una felicità che esiste quando si vive chiusi dentro il proprio mondo interiore, come i monaci tibetani, e che lentamente sfuma quando urta con la realtà che siamo stati chiamati a vivere nel momento in cui siamo nati. Quindi siccome ci troviamo sul pianeta terra dove ognuno di noi è si parte fondamentale di un’anima collettiva, o chiamatela coscienza collettiva, ma siamo anche coscienza individuale, soggetti quindi oltre che alle leggi spirituali della legge dell’attrazione, del karma, del Dharma, dei Chakra etc anche ad interferenze che vengono dall’individualità del nostro prossimo. Quindi se qualcuno ha un male di pancia e per questo decide di prendermi a parolacce significa soltanto che quella persona in quel momento è in preda alle leggi della terra anziché a quelle dello spirito. Siamo su questo pianeta per vivere delle esperienze, per imparare ad agire anziché reagire, per ricordare che affidando la nostra vita all’anima ed allo spirito rende la vita più semplice, ma mantenendo un contatto attivo con la mente cosciente e la volontà, e non come molti stanno credendo che tutto dipende dalla preghiera o dai mantra.. Quindi voglio anche aggiungere che bisogna agire per ‘’Auto-motivazione, auto-realizzazione, auto-determinazione, auto-ascolto, auto-stima, auto-consapevolezza perchè è importante, e fondamentale, che si cominci a comprendere che il più grande sostegno di se stessi è Se stesso e che l'unico aiuto che dovete chiedere è di farvi condurre di fronte al vostro più agguerrito antagonista: voi stessi, superando strategicamente illusioni, blocchi, e gli ''auto-sabotaggi'' che costantemente l'essere umano realizza in seguito all'educazione invadente di ambienti, istituzioni, persone, tali ed eventuali.
 

Rubrica olistica - "Come in alto così in basso"
La maestria è la nostra capacità di Amare accettando ciò che la vita ci porge senza cercarne le cause, o gli effetti.
immagine

Sara Galea

“Se la vita ti offre un momento come questo è un peccato se non lo afferri.” (Pat Solitano Senior, Robert De Niro nel Film: Il lato positivo – Silver Linings Playbook)
Proprio così,  la vita non avverte,  porta degli eventi, o avvenimenti, che subitamente  ci smarriscono, o affascinano,  pieni di creatività, positività,  di Amore, di gioia  senza, però,  darci nessun preavviso; mi verrebbe da dire che serve la nostra maestria per accorgerci di ciò che ci accade, me lo dico ma … dico anche che  la maestria è la capacità di essere ciò che siamo dentro di noi, è ascoltare ciò che ci dice   il cuore, cosa desidera, cosa chiede,  vuole;  è sentire con la pelle le sensazioni che si muovono quando gli occhi si posano su qualcuno o qualunque cosa; è vedere nascere un sentimento quando l’emozione si placa e ci rende la nostra pace dopo la sua agitazione caotica: la maestria è la nostra capacità di Amare accettando ciò che la vita ci porge senza cercarne le cause, o gli effetti. Nella nostra esistenza stiamo apprendendo l’arte del vivere qui ed ora, l’arte del sentire cosa si muove dentro di noi, di lasciarci trovare da ciò che con vera volontà creiamo, un’esperienza, un lavoro, un Amore. Quando il maestro è pronto l’alunno arriva, quando l’alunno è pronto il maestro arriva, quando un’anima è pronta la sua gemella arriva, quindi quale è il nostro compito? Cosa dobbiamo fare in questa vita? cercare ciò che vogliamo affannosamente disperandoci perchè non lo troviamo  o prepararci a ricevere ciò che vogliamo creando le basi, le energie, la forza, e tutto ciò che serve per ricevere, inclusa la nostra felicità? Non ci è stato insegnato niente, solo tanta cultura che  si, è fondamentale e necessaria, ma…  comprendere in quale maniera dobbiamo vivere la vita no, non ci è stato insegnato, non ci è stato detto di vivere guardando i sogni, i  desideri,  ed il modo per azionarci e renderli vita, e che questo, a volte, significa soltanto accettare ciò che sta avvenendo godendone e, sopratutto, accorgendoci  che stiamo ricevendo un ”dono”… Guardare, osservare, comunicare sinceramente  a noi stessi  cosa vogliamo, di  cosa abbiamo bisogno. Siamo mendicanti di bisogni, e non riusciamo ad accorgerci di quel qualcosa che ci fa tremare il cuore, perchè lo imbavagliamo il nostro cuore;  non ci lasciamo stravolgere  la vita dall’inaspettato, non desideriamo l’amore vero,   ci accontentiamo di  quello che pensiamo di poter avere da chiunque per non uscire dalla nostra zona di  confort, ovvero il male minore, quella dimensione che ci priva di ogni input di vita,  e che ci offre solo la disperazione che sappiamo gestire. La paura di avere paura blocca ogni azione e movimento, anche emotivo, ed infatti se arriva l’inaspettato, invece di lasciarci coccolare da quel momento,  che magari  attendiamo da una vita,  iniziamo a discutere con la nostra mente, a cercare di capire, di volere capacitarci per cercare l’eventuale problema ( fregatura) che si cela dietro a ciò che ci sembra troppo bello, e  che ci fa avere paura di stare bene, di estasiarci di quel momento travolgente, per timore che finisca, perchè tutto, emozioni, sentimenti, e gesta partecipano a darci ciò che lateva come desiderio nel   cuore…
La paura che qualcosa finisca ci impedisce di accettarne l’inizio… che pazzia!

 

Rubrica olistica - "Come in alto così in basso"
La mente è la dimensione che stabilisce lo stato di benessere fisico e psichico, lo stato che porta l’essere umano nella zona di flusso, in cui tutte le energie si concentrano a trovare, e realizzare
immagine

Sara Galea

Troppo spesso si cerca lo stato di benessere affaticando mente e corpo in arrovellamenti mentali che deliberano uno stato di  ansia, e stress da prestazione, prima ancora di aver messo mani su qualsiasi azione;  troppo velocemente apriamo la porta alla  paura di  fallire, che è quella che inficia qualsiasi movimento l’essere umano si accinga a fare.

La mente è la dimensione che stabilisce lo stato di benessere fisico e psichico, lo stato che porta l’essere umano nella zona di flusso, in cui tutte le energie si concentrano a trovare, e realizzare, situazioni ed attività che concretizzino lo stato  di felicità.

Da quando nasciamo veniamo introdotti in un circuito dove la vita diventa una corsa pazza di eventi da vivere soltanto per raggiungere altre situazioni,  che devono portare in altri contesti, e così via discorrendo,  per arrivare alla fine della vita fisica rendendosi conto di  avere  vissuto inseguendo una felicità che si trova, invece, esattamente al punto di inizio, dentro se stessi. Gli Obiettivi sono fondamentali per indirizzare la mente a non perdersi  dietro tante macubrazioni che se stessa produce, perchè la realtà da vivere deve essere la vita stessa, il suo gusto, l’apprendimento, la scoperta, la sperimentazione, lo stravolgimento di eventi, emozioni, sensazioni, la qualificazione e riqualificazione, il cambiamento. 

Sentire, osservare, ascoltare, gustare, condividere, accettare, rifiutare significa vivere con consapevolezza, con coscienza, e non distratti da tante turbe mentali che servono ad allontanare l’essere umano dal senso della vita, vivere! 

E’ vero che la vita è come un treno con tante fermate, ma quando si sale sul treno non bisogna rimanere seduti fino ad arrivare al proprio capolinea, si deve usare il treno   come un vettore daL qualE possiamo scendere e salire a nostro piacimento; dove il comando è in mano nostra e le fermate non sono semplice contesto ma strumento di apprendimento, esperienza, gioia, dolore, condivisione, co-creazione.

Se ci  soffermiamo a razionalizzare la vita tutto potrebbe apparire insensato perché effettivamente non c’è un senso, perchè è la vita il senso, è quello che vogliamo vivere il senso, è la decisione di volere essere  felici il senso, ovvero di essere protagonisti consapevoli della propria opera. Troppo spesso ci si sofferma a voler capire, perché l’essere umano per muoversi deve capire, ma cosa c’è da capire? Siamo arrivati su questa terra con una facoltà: il libero arbitrio di  scegliere se si vuole vivere felici o sofferenti, ricchi o poveri, malati o sani, belli o brutti. Ora molte menti inizieranno a pensare che tutto questo è insensato, veramente penseranno proprio che sono bip bip bip, perchè la vita è predestinata, è già stabilita da un Dio ingiusto, che ha dato a taluni la fortuna e ad altri la sfortuna. Pensate a quei genitori disperati che hanno perso un figlio in un incidente qualsiasi, che sia di automobile o altro, cominciano ad odiare Dio, la vita, il mondo, il cielo, se stessi  ma … che senso ha tutto questo?   Dio è responsabile se quel ragazzo ha deciso di correre o drogarsi o bere o altro? Cosa, se magari l’auto ed i soldi gli sono stati offerti senza fargli prima acquisire la propria responsabilità, la causa è Dio? o la responsabilità dell’individuo ed il contesto in cui vive?

E’ facile ammalarsi quando si beve e si mangiano schifezze e si fuma, ma non  si ammetterà mai di  essersi dati la malattia, si invocherà Dio per chiedergli il perché di tali tormenti. Provate a studiare la metamedicina, provate a comprendere quanto tutto ciò che è dentro di noi ci fa vivere in una determinata maniera manifestando malattie o benessere.  Ora altre menti penseranno ‘’ si, e poi c’era la marmotta che incartava la cioccolata’’ 

Bene, si continui pure  a scansare le  responsabilità. Non asi agisca per darsi delle capacità, non ci si azioni   per creare il proprio benessere. Si scansi  tutto ciò che  mostra quanto tutto dipenda dal singolo individuo, dalla persona. 

Si continui  ad avvalorare ciò che  fa comodo: la vita è una bip bip bip, c’è un Dio che   punisce dando  le malattie, e poi c’è un destino malefico che  scrive   tutto ciò che  capita. Ora si sta meglio?  Non si hanno colpe, tutto è in mano a Dio, al  destino, a Prodi, Berlusconi  e a tanti bip bip bip come loro.

Ma se invece qualcosa inizia a dirvi che non è così, che c’è il vostro zampino dentro,  allora ci si chieda il perché, per come, cosa e quando ha avuto la sua origine ciò che capita nella vita, e forse si inizierà a vivere secondo coscienza! 

Tutto ciò che si  crea, persino la visita inaspettata di una farfalla che si posa sulla  spalla ha un significato, un suo perché, una  motivazione che  sta spingendo verso un cambiamento, una presa di coscienza, un senso.  Questa è la vita, un Orizzonte che inizia dentro di se per creare ciò che è fuori di se, ma per comprenderlo bisogna essere consapevoli che dentro di noi esiste un Universo, un motore, una serie di meccanismi che tutto creano, fino a questa presa di coscienza   continuiamo pure ad allenare il dito indice, invece che i  valori, le virtù, potenzialità, competenze e coscienza di chi siamo dentro di noi, e magari rendiamolo il più gradevole possibile alla vista per non minare le apparenze!

 

Rubrica olistica - "Come in alto così in basso"
La felicità non è misurabile né ricreabile, è una condizione che vive in un processo evolutivo che va da un input al raggiungimento dell’Obiettivo/ desiderio.
immagine

Sara Galea

Che cosa significa Felicità? Complicato trovare una definizione, intanto possiamo andare avanti a vedere cosa partecipa alla sua realizzazione. Sensaltro possiamo dire che non sempre la felicità si genera soltanto in individui con un quantità di emozioni positive alte, perché basta affiancare ad un  individuo così, quindi privo di input  e slanci gioiosi,  un individuo simile per creare uno stato di benessere ed armonia.

Secondo Argyle (1987), il maggiore studioso di questa emozione, la felicità è rappresentata da un senso generale di appagamento complessivo che può essere scomposto in termini di soddisfazione in aree specifiche quali ad esempio il matrimonio, il lavoro, il tempo libero, i rapporti sociali, l'autorealizzazione e la salute. La felicità quindi è un Obiettivo comune ma che vede motivazioni diverse a seconda di quelle che sono le emozioni presenti nell’essere umano. La felicità non è misurabile né ricreabile, è una condizione che vive in un  processo evolutivo che va da un input  al raggiungimento dell’Obiettivo/ desiderio.

Attraverso studi si è visto che l’essere umano ha  una sorta di termostato che mantiene stazionario il livello di felicità generale, anche in seguito ad episodi che lo portano ad uno stato di felicità quasi inesistente. Abbiamo una quota fissa di felicità, e questa quota può essere aumentata, e ovviamente diminuita, modificando le circostanze ( C ) della vita per portare ai massimi livelli consentiti la quota fissa. Fino a qualche anno fa si pensava che le persone più felici fossero quelle retribuite meglio, sposate, giovani, in buona salute, in possesso di una buona istruzione e credenti. Vari autori, come Campbell et al. (1976), pensano che la felicità sia determinata dalla somma di circostanze vitali positive del tutto oggettive. Altri, come Kammann (1983), ritengono che la felicità risulti dall'interpretazione soggettiva che un individuo fa delle circostanze oggettive, piuttosto che non da tali circostanze in sé e per sé. Una teoria mista accettata da Fordyce e che  sembra più corretta include circostanze oggettive, ma anche percezioni individuali e attitudini nell'ambito di un temperamento di base. Tuttavia, benché complessi possano essere i fattori, il risultato è semplice: una sensazione soggettiva di benessere durevole. Si può naturalmente notare come siano più altamente correlati con la felicità una migliore salute, più alti guadagni, grande soddisfazione a livello lavorativo, duratura gioia matrimoniale ed elevato status sociale. Ma, date le condizioni di base standard e stabili, come si può intervenire per aumentare lo stato di felicità di un individuo? Fordyce elabora un programma che subisce alcune modificazioni nel corso dei vari studi, ma che può essere cosi riassunto:

1) un'educazione alla felicità mediante letture e istruzioni, che pongono il problema e permettono un'analisi del proprio stato di felicità di ciò che manca e di ciò che si potrebbe realizzare;

2) il programma di base di 14 caratteristiche altamente tipiche di soggetti felici che l'individuo medio può emulare. I 14 principi base della felicità sono:

1) tenersi occupati e più attivi

2) spendere più tempo nella socializzazione

3) essere produttivi in un lavoro significativo

4) essere meglio organizzati e pianificare le cose

5) bloccare le preoccupazioni

6) abbassare le aspettative e le aspirazioni

7) sviluppare un pensiero ottimistico e positivo

8) essere orientati sul presente

9) lavorare su una personalità sana

10) sviluppare una personalità estroversa e socievole

11) essere se stessi

12) eliminare problemi e sentimenti negativi

13) le relazioni intime sono il numero uno delle sorgenti di felicità

14) mettere la felicità come la priorità più importante.

Il ruolo della cognitività è evidente anche in questi lavori che metodologicamente si basano più sull'azione e il comportamento. Molti lavori oggi giorno sono orientati più verso uno studio cognitivo della "Felicità" e della Qualità della Vita.

Non dimentichiamo mai l’importante gioco delle emozioni!

La felicità di tratto potrebbe essere la somma di tante felicità di stato, cioè le persone felici sono quelle che sperimentano molti momenti felici, la congruenza del Sé operativo e di quello ideale.

La capacità di riconoscere i sentimenti propri e altrui, di motivarsi, di darsi energia, di gestire positivamente i sentimenti tanto dentro di sé che nelle relazioni, e di usarli per guidare il pensiero e l’azione si chiama intelligenza emotiva. L’intelligenza emotiva ( Goleman) è una parte dell’intelligenza, quindi non è l’alternativa all’intelligenza razionale, ma la completa e la traduce in atti. Un alto QI non è garanzia di successo futuro e può convivere con un’alta ottusità, perché il QI misura solo l’intelligenza razionale e non quella globale. L’intelligenza emotiva conta più del QI, che è fisso dall’adolescenza, più della competenza, più della cultura, per determinare la riuscita in qualsiasi lavoro. Questo perché l’intelligenza emotiva agisce e influisce sul saper essere e sul sapersi relazionare, mentre quella razionale agisce e influisce sul sapere e sul saper fare.
L’intelligenza emotiva determina, quindi, il potenziale di crescita di ogni individuo e, di conseguenza, delle organizzazioni di cui queste persone fanno parte, e permette di “vivere bene” anche nel caos, nella complessità e nell’ambiguità.
L’intelligenza emotiva conta più del QI per determinare la riuscita in qualsiasi lavoro.

Questa crescita personale la possiamo raggiungere anche con la tecnica del “diario”.

E allora si può iniziare a scrivere un proprio diario personale..con lo scopo di conoscerci meglio!!!

La felicità, per cambiare in maniera radicale la sua quota fissa, dipende dalla volontà umana, e qualsiasi cambiamento è possibile soltanto con uno sforzo concreto, in questo caso la felicità vedrebbe un’effettiva impennata stabile del suo livello di quota fissa.

La prossima settimana andiamo ad analizzare ancora più profondamente quali sono i bisogni/desideri che spingono  un individuo a sentirsi felice.

Arrivederci e buon proseguimento di settimana…

 

Rubrica olistica - "Come in alto così in basso"
In effetti non esiste un modo migliore di essere ma esiste quel qualcosa che è giusto per noi e che ci rende felici.
immagine

Sara Galea

Ma chi sono le persone felici?  

Gli studi che hanno cercato di dare risposta a questa domanda mettono in evidenza come la felicità non dipenda tanto dalla condizione anagrafica dell’uomo, quindi l'età o il sesso, né in misura importante dalla bellezza, ricchezza, salute o cultura. Al contrario sembra che le caratteristiche maggiormente associate alla felicità siano quelle relative alla personalità quali ad esempio la natura solare e socievole, la fiducia in se stessi, la sensazione di controllo sulla propria persona, e il proprio futuro a misura con la propria personalità.

In effetti non esiste un modo migliore di essere ma esiste quel qualcosa che è giusto per noi e che ci rende felici. 

Le emozioni sono importantissime, danno tono e piacere alla vita, ci favoriscono ed indirizzano  bene in un mondo caotico con uno spreco minimo di energie. Le emozioni rappresentano il modo in cui ciascuno di noi sente e vive l’esperienza delle cose, anche se, in una civiltà come  la nostra, impostata sulla razionalità e la ragione, spesso sono considerate con sospetto e timore. Del resto come non potrebbe essere così: infatti se la ragione promette all'uomo il dominio su se stesso e le cose, le emozioni spesso generano confusione e reazione, non sono mai totalmente governabili, e a volte ci influenzano a dire o fare cose di cui, una volta placata  la forza emotiva, ci si rammarica. Eppure  sono le emozioni che ci fanno gustare la vita, ed è proprio dalle emozioni, piccole o grandi che l'individuo ricava nuovi stimoli che muovono le sue pulsioni, desideri e progetti. Del resto come si potrebbe dire di vivere appieno se non si sperimentassero mai la gioia, il batticuore,   la paura, l'impeto della sofferenza,   la malinconia, il peso dello sconforto e la disperazione provocate dall’afflizione?

Le emozioni  sono  state definite come delle reazioni rapide ma intense che insorgono all’improvviso in risposta a stimoli circostanti che per qualunque motivo ci colpiscono.
Tuttavia, anche se le emozioni  sono importanti, e consentono a chi le  esperimenta di sentirsi vivo, come su scritto, l'uomo è sempre  alla ricerca di  emozioni  positive,  che lo gratifichino e lo soddisfino.  Le emozioni servono a valutare nell’immediato se uno stimolo ci interessa oppure no, se ci è utile, se potrebbe essere dannoso e quindi sarebbe meglio allontanarci. Le emozioni, poi, si completano, e differenziano, con e dai sentimenti, perché questi ultimi durano nel tempo e non dipendono da cause esterne a noi ma dipendono dal nostro diretto interesse nei confronti di  ciò che ha provocato in noi una forte emozione, volendo fare un esempio ci si può emozionare alla vista di un bell’uomo o di una bella donna, e vedere cessare questa   emozione nel momento in cui questi non siano più di fronte a noi, trasformandosi l’emozione in sentimento qualora l’uomo o la donna diventino fonte di desiderio, e di reale interesse,  quindi felicità.

Il tema della felicità  è da sempre la ricerca primaria per l’umanità, non c’è stato un solo artista che non abbia preso come musa la felicità per le proprie opere.

Tentare di definire effettivamente e praticamente questa qualità   umana è molto complicato, perché le cose che vengono subitamente alla mente sono gli stati di buon umore, di benessere, di  soddisfazione.    

La felicità a volte viene descritta come contentezza, soddisfazione, tranquillità, appagamento,  a volte come gioia, piacere, divertimento, ma quindi …

 

 

Cosa è la felicità?  

Arrivederci alla prossima settimana, cerchiamo di scoprire cosa è per noi la felicità… 

Rubrica olistica - "Come in alto così in basso"
In più puntate un percorso di consapevolezza
immagine

Sara Desirèe Galea


Cosa è la felicità?

Innanzitutto possiamo dire che la felicità non è una moda o uno status ma bensì  una condizione dell'essere, della mente, una proiezione concreta della nostra natura interiore… è il  grande Obiettivo di vita. Tutto, tutti, e ciascuna cosa devono condurre alla felicità.
La Felicità è veramente il motore che aziona ogni movimento,  il carburante che spinge ogni inizio,  ogni percorso, ed ogni obiettivo che conduca al raggiungimento della Felicità stessa.
Ma la Felicità di per se non è quantificabile,  nominabile, etichettabile, e per crearla  bisogna diventare delle persone consapevoli di ciò che si è profondamente, bisogna prendersi cura di se stessi totalmente, ascoltando intimamente ciò che si muove dentro di noi, ciò che spinge i nostri desideri, volontà, emozioni, pulsioni ed anche ciò che attiva le nostre crisi per poter andare oltre separandoci dalle stesse, in maniera cosciente e responsabile, vivendole completamente sentendone tutta la loro sofferenza per poi entrare in contatto emotivo con la nostra emozione positiva, quella che muoverà la nostra ambizione e ricerca della felicità.
Quindi il primo passo fondamentale per andare verso la felicità è affidabile alle sensazioni positive che ci muoveranno nella direzione dell’oggetto desiderato, vivendo comunque in maniera consapevole le sensazioni contrarie, quindi negative, per preservarci dalla possibilità di entrare dentro situazioni di crisi e pericolo.
Le sensazioni e le emozioni sono parti fondamentali della nostra esistenza, da esse, spesso, si muovono gli stimoli che ci spingono a compiere determinate azioni, a vivere. Anche se ogni singola emozione è importante, e consente a chi la sperimenta di sentirsi vivo, l'uomo è soprattutto alla ricerca di quelle sensazioni ed emozioni che lo facciano star bene e lo appaghino, in una parola è alla ricerca di quello stato emotivo di benessere chiamato, appunto felicità. Quest'ultima è data da un senso di soddisfazione generale, e la sua intensità varia a seconda del numero e della forza delle emozioni positive che un individuo sperimenta.
Questo stato di benessere, particolarmente nella sua forma più intensa - la gioia - non solo viene esperito dall'individuo, ma si accompagna da un punto di vista fisiologico, ad una attivazione generalizzata del corpo umano.
Anche il metabolismo, e lo stato di  salute, dipendono, e sono direttamente proporzionali, al nostro grado di felicità.
Mens sana in corpore sano
Molti studi mettono in luce come essere felici abbia notevoli ripercussioni positive sul comportamento, sui processi conoscitivi  e, inoltre, sul benessere generale della persona.
Dunque… alla ricerca della felicità! o meglio, ricerchiamo in noi la volontà di creare la nostra felicità… perché la  felicità va conquistata un passo dietro l’altro ….
Un abbraccio


 

Iniziativa
Ottava edizione del Festival delle scienze, in programma da giovedì 17 a domenica 20 gennaio all’Auditorium Parco della Musica di Roma
immagine

Redazione

Roma - Happiness is a butterfly, which, when pursued, is always beyond our grasp, but which, if you will sit down quietly, may alight upon you. Nathaniel Hawthorne

Per qualcuno è questione di chimica, un fatto di neuroni. Per altri è l’appagamento di un bisogno, fisico, biologico. Tensione trascendente, o semplice sinapsi. Sete di verità o paradiso artificiale: raggiunto con farmaci, droghe, sesso. Fonte di paradossi, squilibrata, relativa. La ricerca (scientifica) della felicità è un viaggio misterioso e appassionante attraverso le neuroscienze, la psicologia, la religione, l’antropologia, la sociologia. Che finisce per portarci al centro di noi stessi. Perché se tutta la nostra esistenza è tesa a massimizzare la totalità del piacere e della realizzazione personale, la domanda di fondo è: come arrivarci? Esiste una formula della felicità?
L’ottava edizione del Festival delle scienze, in programma da giovedì 17 a domenica 20 gennaio all’Auditorium Parco della Musica di Roma, va a indagare un’idea radicata nella nostra esperienza fin dall’antichità della storia umana. Che non riguarda solo il singolo individuo: perché la felicità è anche un problema politico ed economico, influenza le decisioni, è l’obiettivo di fondo, il sottointeso di ogni azione. Ma che cos’è davvero questo concetto, che viene sancito come un diritto in alcune Costituzioni e anche nella Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti?
Il Festival delle Scienze - prodotto dalla Fondazione Musica per Roma, in collaborazione con Codice. Idee per la Cultura - sarà un’avventura attraverso lectio magistralis, incontri, dibattiti, caffè scientifici, eventi per le scuole, mostre, spettacoli, con i grandi nomi della ricerca scientifica italiana e internazionale. Ma anche con filosofi, storici della scienza, scrittori, esperti, che indagheranno il significato profondo della più urgente domanda personale che ogni essere umano deve affrontare. Quali sono, dunque, i comportamenti che ci portano alla felicità? Quali sono le sue basi nel nostro cervello? Come varia attraverso le culture? Esiste per gli animali? Possiamo mettere la felicità al centro delle nostre decisioni politiche?
La felicità non è solo un concetto astratto: è anche un importante indicatore economico. Perché lo sviluppo non è solo legato al reddito, ma alla qualità della vita. È su questi temi che rifletterà l’economista indiano Amartya Sen, premio Nobel per l’Economia nel 1998 durante l’atteso incontro che affronterà il tema del rapporto tra felicità e disuguaglianze, venerdì 18 gennaio alle 21 in sala Petrassi. Sen, infatti, ha teorizzato in Lo sviluppo è libertà (Mondadori) un approccio radicalmente nuovo, spiegando come il livello di reddito non sia più un indicatore sufficiente per analizzare il benessere dei popoli. Il concetto di felicità è, in ogni caso, relativo. E varia a seconda delle culture e degli individui, come racconterà John Helliwell tracciando una geografia della felicità, venerdì 18 gennaio alle 18 in sala Petrassi.
Ad inaugurare ufficialmente il Festival, giovedì 17 gennaio alle 18 in sala Petrassi, saranno Mark Williamson, direttore di Action for Happiness, e Sonam Phuntsho del Centre for Bhutan Studies, che spiegheranno come la felicità si possa misurare. E incoraggiare.
Ma da dove nasce, davvero, la felicità? A tracciare la sua storia sarà Darrin McMahon, autore di Storia della felicità (Garzanti), venerdì 18 gennaio alle 16 in sala Petrassi. Di certo, è anche una questione di democrazia, come spiegheranno il giurista Gustavo Zagrebelsky e il direttore di “la Repubblica” Ezio Mauro giovedì 17 gennaio alle 21 in sala Petrassi. E di filosofia, come racconterà domenica 20 gennaio alle 15 in sala Petrassi Dan Haybron dell’Università di Saint Louis in un dialogo con il filosofo Salvatore Natoli. Nella stessa giornata, alle 17 in sala Petrassi, lo psicologo Thomas Bien e il chimico Pier Luigi Luisi si confronteranno su buddismo e scienza.
E cos’è che fa scaturire questa sensazione? La felicità è legata al sesso, si chiede Gillian Einstein dell’Università di Toronto, sabato 19 gennaio alle 18 in sala Petrassi? Quali sono i circuiti cerebrali del piacere, si interroga David Linden, autore di La bussola del piacere (Codice Edizioni), sabato 19 gennaio alle 11 (sala Petrassi)? Paul Bloom, professore di Psicologia e Scienze Cognitive all’Università di Yale, spiegherà invece come funziona il piacere domenica 20 gennaio alle 11 in sala Petrassi. Mentre Davide Coero Borga racconterà nel ciclo di incontri La scienza del piacere, in sala Ospiti, come la scienza sia entrata in camera da letto tra sex toys (venerdì 18 gennaio alle 22.30) e tuppersex ( sabato 19 gennaio alle 19 e alle 22.30 con Maria Letizia Festa Giordani) e dialogherà di amore animale e sessualità umana con l’etologa Laura Beani domenica 20 gennaio alle 19.
La filosofia del consumo è in grado di appagare i nostri bisogni? Perché, dunque, vogliamo quello che non ci serve? Su questo tema rifletteranno Juliet Schor e Lauren Anderson domenica 20 gennaio alle 19 in sala Petrassi. Con Dal big bang alla civiltà in sei immagini la felicità diventa spettacolo domenica 20 gennaio alle 21 al Teatro Studio con Amedeo Balbi e Antonio Pascale. Quanto al legame tra felicità e piaceri, ci si interrogherà anche ai fornelli: con le lezioni di cucina di Carmelo Chiaramonte Morso, sesso e felicità, sabato 19 gennaio alle 21 al Teatro Studio, alla scoperta della letteratura gastronomica afrodisiaca. Perché la felicità è una faccenda seria, eppure la ricetta per arrivarci potrebbe anche consistere nel riderci su. Come farà Sora Cesira, nel suo spettacolo Felicità sabato 19 gennaio alle 21 in Sala Sinopoli: la prima esperienza dal vivo della blogger più famosa d’Italia. Ed è anche legata al gioco, ci racconterà Davide Coero Borga durante la presentazione del libro La scienza del giocattolaio (Codice) giovedì 17 gennaio alle 19 in sala Ospiti.
Il piacere? Un placebo. O un modo per rinforzare il sistema immunitario. Perché la felicità fa bene alla salute, e infatti sarà questo il tema al centro dei quattro caffè scientifici al BArt caffetteria dell’Auditorium dal 17 al 20 gennaio alle 18.15, a cura di Andrea Grignolio. Giovedì 17 Fabrizio Benedetti spiegherà come funziona L’effetto placebo: come parole e rituali attivano i centri del piacere, mentre venerdì 18 Gilberto Corbellini affronterà il tema Religione e medicina: dalle strategie della superstizione e della cura alla scienza della prevenzione delle malattie e promozione della salute. Felici si vive meglio, e più a lungo: ne parleranno Claudio Franceschi sabato 19 gennaio in Centenari e felici: immunologia, stress e longevità e Alberto Mantovani domenica 20 con Dialogo sopra i due massimi sistemi biologici: il cervello e le difese immunitarie.
Incontro dopo incontro, proveremo a cercarla, a trovare una sede di questa felicità. Il cervello, forse? Saranno Shimon Edelman, professore di Psicologia alla Cornell University, e Daniel Nettle, professore di Scienze Comportamentali alla Newcastle University, a indagare la mente, sabato 19 gennaio alle 16 in sala Petrassi. Per provare a capire se questo pervasivo oggetto dell’indagine umana è il frutto di una reazione chimica, o è qualcosa di più profondo dentro di noi. E che cosa, davvero, ci può insegnare una scienza della felicità.

Inizio
<< 10 precedenti
10 successivi >>
Pubblicitá
osservatoreitaliaperchiamasfogliare L'osservatore d'Italia ultima edizione banner - 320 NEMI CORSI PIANO B
Seguici su
Rss
L'informazione indipendente del territorio Laziale
questo sito è stato realizzato con il CMS Journalist | About | Contact