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L'intervista
L’intervista all’avvocato Filiberto Abbate consulente legale e socio dell’Associazione Nazionale Cremona
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A.P.

Roma - L’avvocato Filiberto Abbate  consulente legale e socio dell’Associazione Nazionale Cremona, il cui presidente è Sandra Zacaglioni, ha rilasciato a L’osservatore laziale un’intervista dove rispondendo ad alcune domande designa un escursus delle criticità relative la privatizzazione e smilitarizzazione del corpo militare della Croce Rossa Italiana.

L’argomento di recente era stato oggetto di interesse del Ministro Lorenzin. Ma il caso sembra essere poi rimasto tal quale. E con questa intervista ci si augura che il Ministro Lorenzin possa riprendere le fila delle criticità ormai sull’orlo dell’implosione.

Ecco l'intervista:

Cosa sta avvenendo nella Cri?
Avv. Filiberto Abbate: L’Associazione è scesa in campo perché la Croce Rossa Italiana é oggi interessata da un provvedimento di privatizzazione selvaggia assunto dal governo Monti che, con il D.Lgs. n.178 del 2012, ha tradito lo spirito della delega (che risultava già scaduta nei termini) poiché doveva limitarsi ad una riorganizzazione funzionale, e che invece ha stravolto anche la natura giuridica.
Il decreto prevede la trasformazione e la soppressione dell'Ente pubblico che sarà sostituito da una Società privata che avrà pochi dipendenti. Gravi riflessi occupazionali si avranno poiché tra l'altro nel decreto è prevista anche la smilitarizzazione del personale del Corpo Militare della Croce Rossa Italiana che sempre si é distinto per abnegazione, generosità e professionalità nel soccorrere i più deboli e più bisognosi, nel corso di gravi emergenze o pubbliche calamità, in Italia ed all'estero, avendo riconoscimenti medaglie, e molteplici apprezzamenti.

Cosa prevede questo decreto?
Avv. Filiberto Abbate: Prevede la creazione di un’associazione privata che raccolga l’emblema ed i servizi della vecchia istituzione statale che con la sua soppressione dovrà lasciare spazio, nel breve periodo di due anni, al nuovo soggetto nato. Tutto nasce dalla necessità di abbattere il debito accumulato dall’Associazione Cri, nell'ultimo periodo di Commissariamento, da fonti relative ad interpellanze parlamentari, sono stati accumulati circa 335 milioni di euro in due anni di disavanzo; ad onor del vero tali somme sono aumentate anche perché lo Stato e gli Enti pubblici spesso non onorano i loro debiti. Quindi in teoria la Cri sarebbe un Ente in attivo! Lo Stato eroga finanziamenti pubblici per circa 180 milioni di euro che servono per la maggior parte (circa 172 milioni di euro) per pagare gli stipendi dei dipendenti. Il taglio di 42 milioni di euro previsto dal Decreto di privatizzazione della Cri non può rapportarsi a quanto avviene nelle altre pubbliche amministrazioni che sono intaccate solo sui fondi non destinati al pagamento dei lavoratori. In questo caso il progetto prevede il risparmio con il taglio dei dipendenti. 

Come si realizzerebbe questo scenario?
Avv. Filiberto Abbate: Lo scenario occupazionale è estremamente grave e preoccupante. Prossimamente con la smilitarizzazione del personale militare del Corpo Militare della Croce Rossa Italiana (circa 1.200 tra effettivi e temporanei, coadiuvati da oltre 20.000 riservisti militari volontari che operano gratuitamente) si avranno ulteriori gravi ripercussioni. Il Corpo Militare si è sempre distinto in operazioni di soccorso o per pubbliche calamità in territorio nazionale o estero (ancora sta operando a favore della popolazione coinvolta nell’ultimo evento sismico in Emilia Romagna). Il Corpo Militare della Cri nasce sui campi di battaglia di Solferino accompagnando la storia dell’Italia dal risorgimento fino ad oggi. L’Italia – dopo il secondo conflitto mondiale - scelse di mandare i Militari della Croce Rossa Italiana con un Ospedale da Campo in Corea per dare un aiuto alle popolazioni martoriate dalla guerra (l’onore massimo fu concesso al Comandante Italiano della Cri che partecipò alla firma del trattato di pace di Panmunjom tra le due Coree). Ancora oggi quelle popolazioni si ricordano dell’Italia e con grande affetto l’Ambasciata di Corea organizza solenni ricorrenze per ringraziare dell’umanità dimostrata dagli Italiani. I militari della Cri sono sempre stati presenti sui campi di battaglia, negli scenari di guerra e di conflitti armati ed ha operato in soccorso in vari teatri (Congo, ex Jugoslavia, Iraq, Afganistan ed Emirati Arabi). Possiamo dire che dal terremoto di Messina (1908) fino ad oggi i militari soccorritori della Croce Rossa si sono sempre adoperati con professionalità nelle pubbliche calamità in territorio, nazionale o estero, riscuotendo consensi, plausi e onorificenze nazionali ed internazionali.

Che cosa si verificherà alla cessazione dell’Ente Pubblico Croce Rossa?
Avv. Filiberto Abbate: L’Ente pubblico, dopo due anni passati a sostenere la nascente Associazione privata, dovrebbe scomparire lasciando gli oltre 4.000 dipendenti (tra cui 1.200 militari di Croce Rossa) senza la possibilità di ricollocarsi se non con una mobilità verso altri enti pubblici che abbiano bandito concorsi pubblici.
La mobilità dei dipendenti si realizza con il consenso delle amministrazioni riceventi se questi hanno i fondi degli stipendi o se hanno previsto concorsi. Vi lascio immaginare se di questi tempi vi sono amministrazioni statali centrali o periferiche che hanno risorse o che hanno indetto concorsi pubblici in modo da riassorbire una tale quantità di dipendenti. Si profila quindi una tragedia sociale che non riguarda solo i dipendenti della Cri che sono investiti da una riforma ingiusta e vessatoria nei confronti dei dipendenti, ma sopratutto nei confronti dei cittadini che specialmente in questo difficilissimo periodo di crisi economica si trovano ad essere privati di una serie di servizi essenziali che la Società privata non potrà e non sarà in grado di erogare. Mi riferisco in particolare alle nuove povertà emergenti che oramai attagliano vaste fasce della popolazione ma non escludo che si abbiano riflessi gravi anche sul concorso nelle attività emergenziali e per il soccorso pubblico a cui la Croce Rossa è deputata perché braccio operativo della Protezione Civile Nazionale.

Quali sono state le iniziative assunte dall’Associazione Nazionale Cremona sul problema Croce Rossa?
Avv. Filiberto Abbate: L'Associazione per tutelare i propri soci militari ha presentato ricorso impugnando il decreto di privatizzazione essendo affetto da eccesso di delega, delega scaduta ed incoerenza sulla clausola di invarianza finanziaria, oltre che ad essere palesemente incostituzionale. Inoltre é afflitto anche ulteriori da gravi carenze ed è gravemente lesivo dei diritti costituzionali basilari quali il diritto al lavoro. Anche la Corte dei Conti ha espresso censure sui provvedimenti di decretazione del Governo Monti dell'ultimo periodo del 2012, dove ricade anche il D.L. n.178/2012 con cui é stata avviata la privatizzazione della Cri, evidenziando che tutti i decreti in questione sono afflitti dagli stessi vizi (eccesso di delega, delega scaduta e mancata promessa sulla clausola di invarianza finanziaria, oltre che ad essere palesemente incostituzionali) lanciando un monito sui gravissimi danni che potrebbero essere arrecati per l'aggravio sui conti pubblici, invece del risparmio artatamente ventilato. Insomma crediamo che per istituzioni meritorie come il Corpo Militare della Croce Rossa non vi debba essere né lo scioglimento, né lo svilimento dei livelli occupazionali, per tutelare quello che la Cri rappresenta per tutti noi cittadini nel momento del bisogno - un bene indissolubile -.

Quali vantaggi si avrebbero da una possibile privatizzazione dell’Ente Croce Rossa?
Avv. Filiberto Abbate: Nessuno. Anzi gravi danni. E’ paradossale ma è così, i risparmi per lo Stato che il decreto ventila in 42 milioni di euro spalmati in circa tre/quattro anni che sarebbero immediatamente assorbiti dai contenziosi innescati dai dipendenti militari (uno studio dell’associazione stima in 20/21 milioni il costo a carico dell’erario per i soli dipendenti militari, che si raddoppiano nel caso che tutti facciano opposizione). Anche la Commissione V Bilancio della Camera ha evidenziato molti di questi aspetti, ponendo forti dubbi anche sulla vendita degli immobili in possesso della Cri che in maggior parte sono frutti di lasciti e donazioni vincolate, per il resto sono utilizzati come sedi delle sedi centrali e periferiche. Non viene neanche calcolato che, oltre il prevedibile ingente contenzioso (perché tutti i dipendenti presenteranno ricorsi contro il decreto per difendere il proprio posto di lavoro dal licenziamento), si avranno anche danni relativi al depauperamento di delicatissime e costose attrezzature acquistate con i soldi del contribuente (ospedali da campo, ambulanze, mezzi ed attrezzature sofisticate, ecc) e con l'incongruente passaggio gratis ad un soggetto privato di beni d’alto valore  (acquistati con i fondi del contribuente), con oneri a carico dello Stato per oltre 250/300 milioni di euro. Insomma un gran bell'affare per lo Stato!

Qualcuno ipotizza che la strada della privatizzazione è stata anche indicata dalla Croce Rossa Internazionale che ipotizza un assetto più distante dello Stato verso la Cri
Avv. Filiberto Abbate: Non bisogna confondere le raccomandazioni fatte dalla Croce Rossa Internazionale agli Stati per rispettare l'indipendenza delle singole Società Nazionali di Croce Rossa. Ogni stato sovrano decide sulla specifica organizzazione sulla cui natura (pubblica o privatistica) con propria legislazione e con ampia libertà. Noi siamo una delle Nazioni che hanno scelto una Società di Croce Rossa pubblica, che viene alimentata con finanziamento pubblico e il cui funzionamento viene additato ad esempio dalle altre Società di Croce Rossa per il carattere di dinamismo, che non si ferma solo a finanziare i progetti, ma diventa soggetto attivo nelle emergenze internazionali, portando l'Umanità e la Generosità che è tipica del Popolo Italiano. L'Onorevole Crosetto, all'epoca Sottosegretario alla Difesa, ha smentito le dichiarazioni pretestuose del Vertice dell'Ente ed ancora oggi si occupa della vicenda.
Difatti Crosetto, alla presenza di Vertici internazionali di Croce Rossa rappresentò la legittimità della presenza di un Corpo Militare Italiano all'interno di una società di Croce Rossa, come una scelta nazionale perfettamente in linea con i principi ispiratori della Croce Rossa.
Potremmo fare anche scelte differenti, è vero, ma una cosa è certa che per assicurare il rispetto della Convenzione Internazionale di Ginevra che l'Italia ha ratificato, lo Stato, come tutti quelli aderenti alle convenzioni, si è impegnato a finanziare la propria Croce Rossa per assicurarne efficienza e prontezza.
I tagli ipotizzati non vanno in questo senso.

Quindi attualmente l'organizzazione della Cri a quali norme si allaccia?
Avv. Filiberto Abbate: L’organizzazione statale e l'esistenza di un Corpo Militare sono necessari all’assolvimento dei compiti della Croce Rossa Italiana ed il Legislatore Italiano ha sempre ritenuto di confermare lo status di militari per gli appartenenti al Corpo Militare della Croce Rossa (anche in occasione dell’emanazione del Codice dell’Ordinamento Militare nel 2010). Questa interpretazione ha accompagnato tutte le fasi storiche della Nazione dalla sua Unità ad oggi, con indubbi risultati e soprattutto perché questa legislazione consente di disporre di una preziosa risorsa strategica per il Sistema Paese.
Per quanto riguarda il Corpo Militare la sua organizzazione è meravigliosa perché si basa  sull'utilizzo del personale militare effettivo e sui militari volontari della Cri, questi ultimi si distinguono come risorsa unica in virtù delle molteplici ed elevate professionalità disponibili.
Nella vita civile questi cittadini svolgono svariate attività lavorative (medici, ingegneri, giornalisti, avvocati, infermieri, soccorritori, ecc.), sono presenti in tutto il tessuto sociale italiano e sono capillarmente distribuiti sull’intero territorio, si rendono disponibili gratuitamente per ogni emergenza o calamità.
Questa risorsa eccezionale non va assolutamente sprecata!

Come si rende utile il Corpo Militare della Cri?
Avv. Filiberto Abbate: Il Corpo Militare della Croce Rossa è innanzitutto una risorsa per la collettività che ricava risparmi per oltre 2 milioni di euro/anno per le prestazioni ai Corpi dello Stato con corsi e supporti operativi gratuiti in Italia e all'estero.
In tempo di pace:  con i Centri di mobilitazione cura l’efficienza delle dotazioni sanitarie, addestra il personale, organizza corsi qualificati di primo soccorso e auto-protezione sanitaria alle FF.AA. e ai Corpi dello Stato, interviene per il soccorso sanitario di massa in calamità naturali e disastri in Italia o all'estero.
In caso di conflitti armati:  soccorre vittime civili e militari, provvede alla difesa sanitaria antiaerea, al servizio ricerca e assistenza ai prigionieri di guerra, ai profughi, ai deportati e ai rifugiati, svolge attività sanitaria nell’ambito della difesa civile.
Il Corpo Militare opera attraverso: oltre Venti tra Ospedali da campo attendati, in moduli prefabbricati abitativi e in container e varie attrezzature semplici e complesse.
I cittadini si arruolano in modo volontario nel Corpo Militare, se “chiamati in servizio, sono militari e sono sottoposti alle norme della disciplina militare e dei codici penali militari” (art. 985, comma 2 del D.P.R. 15 marzo 2010, n. 90)
Il Corpo è composto da:
•    838 militari Cri in servizio continuativo
•    362 militari Cri in servizio a tempo determinato
•    21.000 i volontari militari riservisti richiamabili per addestramento, emergenze o calamità, annoverano figure altamente specializzate (medici, psicologi, chimici-farmacisti, commissari, infermieri, soccorritori e logisti), pagano una quota sociale annua alla Cri
Interventi di Soccorso in Italia e all’estero
Negli ultimi 10 anni il Corpo Militare è stato impegnato in 13 operazioni internazionali (6 a fianco delle Forze Armate e 7 missioni di soccorso in aiuto a popolazioni estere).
In Patria - Dal risorgimento ad oggi ha effettuato tutte le operazioni di soccorso (ultimo il sisma in Emilia Romagna).
All’estero - Presente i quasi tutti gli scenari internazionali opera negli Emirati Arabi Uniti e in Afghanistan (Herat)
I Finanziamenti  
8,5 milioni di euro il contributo dello Stato per l’organizzazione del Corpo Militare della CRI;
2,0 milioni di euro risparmiati dallo Stato sotto forma di contenimento della spesa pubblica (2011) di cui con 1,1 mln di euro dalle Forze armate e dei Corpi dello Stato per formazione sanitaria dei propri uomini, 900 mila euro dalle Forze Armate e dalle Prefetture per gli assetti sanitari forniti
I Numeri in Pillole 
21.000 militari CRI in congedo, materiali e mezzi della massima efficienza;
11.000 i militari delle Forze Armate e dipendenti delle Forze dell’Ordine formati (2011);
3.000 appartenenti al Corpo militare impiegati (2011);
2600 militari CRI impiegati per altre attività operative della CRI in territorio nazionale ed internazionale (2011);
900 richieste delle Forze Armate per supporti in attività operative e per addestramento (2011);
La Bandiera del Corpo è decorata con 12 alte onorificenze
Al valor militare; 2 Medaglie d’argento, 1 medaglia di bronzo Al valor civile; 1 medaglia d’oro, 1 medaglia di bronzo Al merito; 1 medaglia della sanità pubblica, 1 medaglia d’oro al merito civile, 1 medaglia d’argento al merito civile, 1 medaglia di bronzo al merito civile, 1 gran croce al merito della Cri per i servizi di guerra con palma, 1 gran croce al merito della Cri, 1 medaglia al merito della Cri per servizi di guerra con palma

Cosa vi aspettate da una possibile riforma della Croce Rossa?
Avv. Filiberto Abbate: L'auspicio è che non vi siano riflessi occupazionali, non vi sia la smilitarizzazione del Corpo Militare, che è una risorsa per la Nazione, a scapito di personale altamente qualificato e motivato che nel tempo ha dato prestigio e lustro all’Associazione.
Per paradosso se il Decreto sarà attuato l'Associazione Privata si troverà a soddisfare come primo compito quello di assistere i vecchi dipendenti dell'Ente Pubblico Cri visto che uno degli obbiettivi prioritari assunti per il 2012 dall’Associazione è “quella di dare assistenza ai soggetti più deboli ed indifesi” esposti a questo grave e lungo periodo di crisi economica e da carenza di posti di lavoro. Voglio citare un pensiero che ultimamente ho avuto modo di leggere e che può essere utile per riflettere su quello che ci accade per effetto delle privatizzazioni.
"... Tale stato di cose, che sta creando non poche preoccupazioni tra il personale, è solo un sintomo di un male molto più pernicioso che può essere individuato nel neoliberismo. Tale linea di pensiero, nata in America, stà creando solo danni e sofferenza a livello globale. Nel mondo la forbice sociale si è allargata drammaticamente, a fronte di una ristretta elite finanziaria che grazie alle speculazioni economiche si è ulteriormente arricchita, vi è il 99% della popolazione che si è rapidamente impoverita! In Italia negli ultimi cinque anni il numero dei poveri si è raddoppiato. Questo capitalismo predatorio ha come nemico tutto quello che è statale. In una prima fase rende la struttura da abbattere inefficiente, per poi avere la giustificazione di svenderla per favorire i privati, nella totale e cinica non curanza dei dipendenti che vi operano. Contro il neoliberismo si è schierato apertamente il premio nobel per l’economia Paul Krugman. Bisogna fermare la svendita allegra di pezzi dello Stato, che con la scusa di una crisi economica creata ad arte favorisce questa manovra. Questi parassiti finanziari mossi unicamente da interessi personali, stanno desertificando lo Stato, stanno privando i cittadini di molti servizi indispensabili, ma questo non importa, l’unico obiettivo è speculare!! Le lacrime di coccodrillo risultano solo ridicole.
 

Nota sull'Associazione Nazionale Cremona

L’Associazione Nazionale Cremona Onlus é un'associazione patriottica, apolitica, apartitica, senza fini di lucro che nasce per volontà del cavaliere Alfredo Zacaglioni combattente nella 2° Guerra Mondiale nel Gruppo Combattimento “Cremona” del ricostituito Esercito Italiano e da cui l’Associazione prende il nome.

Egli fu impegnato sul fronte da Monte Lungo, fino ad Alfonsine, dove ferito fu soccorso dai militari della Croce Rossa. L'idea di fondare un'Associazione, in suo onore, che "ricordasse il passato ma che guardasse al futuro" si pone come obiettivo primo quello di tramandare ai giovani quei ricordi ed instillare in loro i sentimenti di amor patrio, coesione e identità Nazionale, di libertà e di rispetto della persona umana, che sono ripresi nella nostra stupenda Costituzione.

L'Associazione si propone di mantenere vivo e il culto della Patria, il senso dell'onore, esaltare, custodire e tramandare le glorie e le tradizioni militari, nonché di tutelare gli interessi morali e materiali dei soci militari e dei loro familiari.

L'inchiesta
E’ allarmante, che un ministro della salute si macchi di poca trasparenza a cominciare dalla nomina del comitato scientifico
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di Cinzia Marchegiani

Atmosfere degne delle pellicole di Agatha Christie  stanno avvolgendo nelle nebbie più torbide il caso stamina. In questa intricata vicenda troppe cose non tornano e la soluzione dei misteri con difficoltà cominciano a trovare la giusta collocazione in un puzzle diventato immenso. Le sensazioni condivise da molti ormai...forse troppi, è la consapevolezza che qualcuno stia giocando proprio sporco, un gioco davvero assurdo dove  i protagonisti principali hanno molto da perdere, bambini a cui il destino ha donato una vita difficile e senza speranza  cui le istituzioni e le figure preposte non hanno mai volto lo sguardo, mai un incontro, come se quei visi, quegli occhi potessero provocare conflitti laceranti. 

In questi giorni abbiamo assistito a rocambolesche gaffe della ministra Lorenzin, prima con una Presa D’atto d’urgenza che ha decapitato una sperimentazione autorizzata da un decreto legge, eppure bastava che attendesse i ricorsi depositati da Vannoni, il primo al Tar di Brescia per chiarire definitivamente se le cartelle cliniche dei pazienti testimoniano miglioramenti, e il secondo al Tar del Lazio per valutare se il comitato scientifico nominato da lei stessa avesse avuto i requisiti validi e se esenti dai conflitti d’interesse che avrebbero pregiudicato e inficiato su una serena e indipendente valutazione.

Quanta fretta! Illogica e senza un senso, come tutta la storia, anche le sue dichiarazioni alla stampa, dove prima annuncia lo stop alla sperimentazione su indicazione dello stesso comitato scientifico che non aveva questo compito che, come cita l’art.2 comma 4 del decreto del 18 giugno 2013,  doveva svolgere ben altre funzioni.

Dopo quest’annuncio, la Lorenzin dichiarava, (occorrerebbe capirne il senso, forse per non alimentare i sospetti?) che in ogni modo sarebbero state valutate e studiate le cartelle cliniche e che  dopo il loro scrupoloso controllo in TV conferma la totale assenza dei miglioramenti dei pazienti trattati con il metodo stamina.

Ma quali cartelle hanno visionato? E perché queste irrazionali decisioni? Qualcosa non torna e questo è un fatto allarmante. E’ allarmante, che un ministro della salute si macchi di poca trasparenza a cominciare dalla nomina del comitato scientifico, (i membri già avevano espresso parere negativo prima della consegna del protocollo) e che il Tar del Lazio dovrebbe fra poco valutarne la validità. Come si può pretendere che i movimenti e le associazioni che seguono e proteggono questi malati da un’ingiustizia che trova ferocia nella manipolazione della carta costituzionale, imbavagliare il loro grido corale e dover accettare delle giustificazioni e prese di posizioni troppo evanescenti e senza logica. Sono gli stessi dottori che hanno seguito questi piccoli pazienti, inizialmente scettici al metodo stamina, che hanno, per coscienza e coerenza, comunicato le valutazioni positive soprattutto per malattie degenerative dove i miglioramenti non sono inseriti in alcun manuale medico.

Il Dr Bruno Dalla Piccola, membro del comitato scientifico, asserisce in un’intervista tv che i miglioramenti possono essere una normale evoluzione della stato del paziente, mentre il dr. Marcello Villanova, esperto di SMA1,  etichetta questo giudizio superficiale e prodotto da chi non conosce questa malattia e chiede apertamente un confronto:” Se Dalla Piccola mi dimostra, magari anche in pubblico, che un bambino con Sma tipo 1, dopo 4 mesi di immobilità in maniera spontanea alza un braccio, io gli chiedo scusa e smetto di fare il neurologo.” Lo stesso Dr Raffaele Spiazzi, Direttore Sanitario Ospedale Bambini di Brescia, smentisce la ministra Lorenzin dove, mostrando le cartelle cliniche, (che va sempre ricordato, non sono mai state prese in valutazione dal comitato scientifico) oltre a riportare importanti valutazioni positive eccezionali nella misura di malattie invalidanti e irreversibili per la medicina tradizionale, testimoniano un fatto ancor più importante, l’assenza degli effetti collaterali della terapia.

La giornalista, Gioia Locati, su Il Giornale, pubblicando la email del commissario straordinario degli Spedali Civili di Brescia, Ezio Belleri a lei inviata, getta solo ombre su un atteggiamento categoricamente irrazionale e difettoso in coerenza e onestà intellettuale sia del comitato scientifico che della stessa ministra Lorenzin che hanno comunicato nelle motivazioni finali, non chiara la metodica e pericolosa per la salute per mancanza di un piano di identificazione, screening e test dei donatori, con conseguente esclusione della verifica del rischio di malattie da agenti trasmissibili.

Ma il laboratorio è certificato ISO 9001, JCI, e, per la specifica attività trapiantologica è in possesso di positiva valutazione e certificazione JACIE e in particolare, tutti i donatori identificati per trapianti di midollo sono sottoposti ad indagini di valutazione per infettività come previsto dalle linee guida del IBMDR (International Bone Marrow Donor Registry): HIV, HBV, HCV, NAT. Queste  accuse infamanti quindi  sono dirette ad un ospedale centro eccellente nella manipolazione delle cellule emopoietiche e nei trapianti di midollo,  dovrebbero garantire allora i sigilli ai laboratori. Per questo la missiva del commissario spiega come l’ospedale si è fatto sempre carico delle attività cliniche  nel rispetto delle regole.

Un brivido gelido è quella  sensazione unanime  che si prova dovendo registrare queste assurde e incomprensibili prese di posizione, troppe  mancanze di garanzie per questa storia che doveva portare ad un chiarimento serio e che doveva profondere sicurezza e dignità  ai malati che attendevano speranzosi, ma soprattutto ri-assegnare alla scienza quell’autenticità che doveva porla al di sopra di ogni coinvolgimento d’interesse...tutto questo purtroppo ci proietta in un periodo di oscurantismo...certamente degno chiamarlo  medioevo moderno.

Riavvolgendo il nastro storico dei finanziamenti pubblici dello stato alla sperimentazione e ricerca italiana si incontrano gravi ingerenze di alcuni scienziati che nel passato e ancora oggi hanno pontificato un ruolo a loro non spettante. Il blocco di questa sperimentazione e l’assoluta mancanza di trasparenza ormai evidente agli occhi di tutti, ha stimolato e spinto a  individuare la causa scatenante alla caccia alle streghe o meglio degli stregoni...Spesso sono le cose più semplici, quelle a cui poniamo poca attenzione ci lanciano messaggi, ganci per capire  e comprendere. Le date innanzi tutto! Le sperimentazioni con cellule staminali hanno un inizio ben preciso. Sul sito Camera.it si apprende che nel 2001 la legge finanziaria istituiva un fondo di 5 miliardi di lire per ciascuno degli anni 2001, 2002, 2003 per l’attuazione di un programma nazionale di ricerche sperimentali e cliniche sulle cellule staminali umane post-natali. Al seguito del bando pubblico per i progetti di ricerca 2003/2005  furono finanziati 82 progetti su 137 presentati. Ma dalla consultazione degli atti d’indirizzo e controlli presentati nel corso della XV Legislatura sulla procedura di assegnazione dei fondi fu ritenuta poco efficace e con scarsa trasparenza, tale che fu presentata un’interrogazione n.5-00014 dall’On. Poretti, poiché 7 dei progetti vincitori erano presentati dagli stessi membri della Commissione Nazionale, infatti la Commissione Affari sociali della Camera dichiarava che la disciplina della procedura non garantiva la trasparenza e occorreva introdurre delle procedure di assegnazione di valutazione per l’attribuzione dei finanziamenti. In merito a questa vicenda che getta forti sospetti sui conflitti d’interesse da parte degli stessi ricercatori, navigando su internet si trova un articolo sul sito Associazione Luca Coscioni dove, sotto il titolo Staminali, chi finanzia e chi ricerca. Un affare per pochi del 16 giugno 2006, si legge:” Ad esempio, il prof Angelo Vescovi è coinvolto nella vicenda sia come membro della Commissione sia come responsabile o corresponsabile di vari progetti finanziati. Tra i personaggi della storia incontriamo anche un altro militante della legge 40, Sirchia.”

Si è generato così negli anni un processo competitivo molto forte da parte di questi ricercatori, che trova spesso dure dispute pro-contro cellule staminali embrionali, che conducono sempre alla finalità di conquistare i finanziamenti per le proprie ricerche, ognuno convinto della bontà e lungimiranza dei loro progetti. In questi contesti la d.ssa Elena Cattaneo emerge per la sua battaglia incessante a favore della sperimentazione su cellule embrionali, che trova l’essenza sua battaglia legale,  assieme a due altre ricercatrici Elisabetta Cervai e Silvia Garagna,  nel ricorso al Tar del Lazio del 24 aprile 2009 poiché, il ministero della Salute  pubblicando un bando di finanziamento che destinava 8 milioni di euro a progetti di ricerca sulle cellule staminali, escludeva espressamente i progetti che contemplavano l'uso di staminali embrionali umane. Il tribunale rigettò il ricorso emettendo la sentenza con la motivazione che solo gli istituti beneficiari dei finanziamenti, come l’università potevano ricorrere contro il governo. Le stesse impugneranno la decisione del Consiglio di Stato (in attesa ancora del verdetto), mentre l’Associazione Coscioni lanciava una campagna di sostegno per le spese legali delle scienziate, raccogliendo 7.974,79 euro. Questa sentenza tutta made in Italy anticipava di qualche anno quella della Corte di Giustizia Europea che nel 18 ottobre 2011, vietava e vieta tutt’ora la brevettabilità delle terapie da derivazione con cellule staminali embrionali...seppellendo la possibilità agli scienziati che gravitano in questi consorzi europei, come ora Neurostemcell sempre coordinato dalla stessa Cattaneo, di poter brevettare le loro ricerche e creando un deserto per i futuri finanziatori e sponsor in Europa. Il Terzo Congresso Mondiale per la Libertà di Ricerca Scientifica che si terrà presso il Parlamento Europeo il prossimo mese, rappresenta per i ricercatori un appuntamento prezioso per riparlare di brevettabilità, tema caldo e spinoso anche se la Corte di Giustizia UE ha posto un confine su ciò che è ricerca e ciò che è il business degli embrioni. 

Gli scienziati sono preoccupati del verdetto, che è giuridicamente vincolante per tutti gli Stati dell'UE. La vicenda, anche in virtù di questi finanziamenti ai consorzi punta una luce scomoda sul probabile conflitto d’interesse, come Giulio Cossu e Michele De Luca che nel progetto EurostemCell collaboravano accanto alla Cattaneo e nell’ultimo congresso si sono passati il testimone della presidenza dell’associazione Coscioni la quale è sempre pronta a sbarrare la strada alla sperimentazione Stamina. Negli ultimi vent’anni la scienza sembra decidere per la qualità di vita, visto che i pazienti infusi con cellule del metodo stamina, oltre a non retrocedere e aggravarsi hanno benefici significativi. Una scienza che si è arrogata il diritto universale di pontificare ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, pur non conoscendo le dinamiche biochimiche e fisiologiche che avvengono nel corpo umano in seguito alle infusioni con le cellulari mesenchimali di stamina. Si assiste ad un abuso della parola etica spesso diventata una copertura per fini più misteriosi. Serve un’indagine più profonda sulle vere motivazioni nascoste o non, poiché si sta assistendo alla deriva del significato di scienziato, colui che nel fare ricerca si interroga mentre prevale la posizione scientistica che pretende di dare a tutto una risposta. Nel 2010 sulla rivista EMBO Reports, scrivendo sotto il titolo, "La scienza in politica: un incubo italiano" Cattaneo e Corbellini sostenevano che la politica ha interferito seriamente con la libertà di ricerca scientifica in Italia negli ultimi due decenni. Essi sostengono la loro tesi con esempi come la terapia multi-farmaco di Di Bella, un presunto trattamento antitumorale che ha trovato sponsor tra i magistrati ei partiti politici del centro-destra nel 1997, nonostante l'assenza di una base scientifica per la terapia e la mancanza di evidenze cliniche per la sua efficacia. Queste affermazioni ora assumono una gravità eloquente e riconduce al ruolo prevalente della posizione scientistica, poiché la rivista medica mondiale PUBMED ha pubblicato 20 lavori con il Metodo Di Bella, dove si attestano i risultati per ognuno di loro, eseguito su una campione di pazienti, riabilitando non solo quello che i sciacalli scientisti avevano sbeffeggiato, ma  dimostrando di fatto che la sperimentazione fu avviata nel peggiore dei modi, dove i protocolli non furono rispettati e mai richiesta un’altra sperimentazione nonostante parecchie interrogazioni parlamentari affinché  quel nomignolo beffardo di stregone fosse cancellato. Per una proprietà transitiva, la stessa senatrice forse dovrebbe fare ammenda di quelle dichiarazioni e indurla a riflettere, poiché ancora ad oggi, come un eco inconfondibile resuscitano le stesse parole:  il metodo stamina non ha validità scientifica. Fortunatamente c’è chi ha osservato una gravità nella gestione di questa complessa storia, come l’Osservatorio Antimafia d’Inchiesta della regione Abruzzo che, già da tempo ha trasmesso una denuncia/querela, protocollando alcune cartelle cliniche, testimonianze e documenti per chiedere alla magistratura l’apertura delle indagini sugli attori di questa disamina. Proprio ieri i senatori del Pdl Bonfrisco, Cardiello, Iurlaro, Cassano e Mussolini che avevano dimostrato azione di controllo anche sulla presa d’atto della ministra della sanità, hanno apprezzato le dichiarazioni del Presidente CNT Nanni Costa e membro comitato scientifico  che intende (solo ora?) prendere atto dei risultati ottenuti attraverso la terapia compassionevole. Lo scenario delle azioni politiche proprio in questi giorni sta mutando. Fratelli d'Italia ha presentato un'interrogazione parlamentare per chiedere al ministro Lorenzin le ragioni di alcune sue affermazioni, dimostratesi non vere, sui risultati veri del metodo Stamina. Guido Crosetto, il coordinatore nazionale di FdI dichiara:” Un ministro della Repubblica non può permettersi di affermare con nettezza una verità che non è tale.

È bastato, infatti, un semplice servizio delle Iene per dimostrare che le sue affermazioni erano difformi dalla realtà. Ora occorre sapere se il ministro ha mentito sapendo di farlo o se il ministro ha mentito perché la burocrazia del ministero le ha fornito false informazioni. In tutti e due i casi è necessario capire il perché una verità è negata o perché una verità fa paura? Penso che il Parlamento e i cittadini italiani abbiano diritto di saperlo». In Lombardia i consiglieri della Regione hanno votato una mozione urgente sulla vicenda Stamina affinché si possa intervenire presso il governo per chiedere che sia resa pubblica la documentazione di valutazione e bocciatura del metodo, mentre forse, proprio questi giorni è partita anche l’indagine dalla procura di Napoli. Ieri la conferenza stampa di Vannoni a Roma ha aperto il primo confronto tra medici e giornalisti, illustrando le oggettività delle cartelle cliniche.

Nel frattempo tutti siamo uniti nel dolore, ieri è morto  Raffaele Pennacchio malato di SLA (anche lui in attesa di ricevere le infusioni) che assieme a tanti disabili stavano protestando davanti al MEF (Ministero Economia Finanza), ha dovuto pernottare in tenda poiché la delegazione non è stata ascoltata nel pomeriggio precedente. La disumanità si legge nel dolore e nelle vite che non si riescono mai ad arginare...queste istituzioni devono cominciare a cambiare registro, non è più accettabile che i malati e i disabili debbano destare rumore e a prova di vita affinché i disagi, le sofferenze e la mancata assistenza  non siano più invisibili....la redazione è unita nell’immenso dolore...ciao Raffaele il tuo viaggio ha mete più preziose.

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