di Marco Tosoni*
Tarquinia (VT) - Se non conoscessi più che bene il Sindaco di Tarquinia, si potrebbe credere ad un miracolo, un ripensamento sul tema dell’autostrada, una specie di denuncia a SAT per non aver rispettato i patti. La realtà è che ciò che Mauro Mazzola dice sui comunicati è solo un abbocco per chi è ancora disposto a credergli, gli altri decodificano immediatamente il linguaggio e capiscono ben altro. Vale la pena ricordare che il progetto della Tirrenica è stato denunciato dal sottoscritto fin dal primo giorno in cui è arrivato in consiglio comunale, perché lesivo del diritto alla mobilità dei cittadini e utenti della SS Aurelia e privo di opportunità di lavoro per il territorio, in quanto la SAT poteva affidare i lavori “in House” senza gare d’appalto, grazie alla concessione ottenuta dal CIPE.
Alla promessa di 80000 posti di lavoro sparati da Antonio Bargone, non è seguita infatti alcuna prospettiva di lavoro, il Lotto 6A ne è la dimostrazione: i lavoratori impiegati sono quasi tutti dipendenti di ditte collegate a SAT, mentre le ditte locali rimangono a guardare.
Non si può certo dire che l’affidamento alla Società LB di Tarquinia per lo spostamento dell’acquedotto per l’irrigazione, sia stato un grande risultato dell’accordo sui lavori a Tarquinia! Se qualcuno leggesse nel comunicato stampa del Sindaco una denuncia aperta su come sono state affidate le commesse sull’autostrada sarebbe fuori strada. Dopotutto come credergli visto che le denunce dei comitati relative allo stato indecente della viabilità esistente, alla devastazione del territorio, alla beffa dell’affidamento esclusivo a SAT dei lavori senza gare d’appalto, lui non le ha mai raccolte.
Ha preferito rivendicare il potere del suo ruolo politico verso il Presidente della SAT, nonché commissario governativo della Tirrenica, Antonio Bargone, a cui dice di aver scritto fiumi di lettere.
Ma se da una parte prometteva migliaia di posti di lavoro, dall’altra consentiva alla SAT di evitare costi per infrastrutture importanti per il territorio. Nel 2010, il Sindaco di Tarquinia, nonostante l’appello accorato di un’ intera comunità che chiedeva di fissare nella conferenza dei servizi la realizzazione di un ponte sul fiume Mignone e l’adeguamento della viabilità, assolutamente insufficiente per il traffico pesante e dei mezzi agricoli, ha consapevolmente evitato di inserire le prescrizioni che oggi condannano il territorio a rimanere senza una viabilità adeguata alternativa alla defunta SS Aurelia.
Oggi si lamenta con la SAT per non aver dato lavoro, per aver lasciato il territorio senza viabilità, ma chi vuole prendere in giro?
Ci sono esposti alla procura di Civitavecchia e al Prefetto di Viterbo, anche un ricorso al TAR Lazio che sarà discusso il prossimo 9 luglio, che denunciano l’inadeguatezza della Litoranea come strada alternativa all’autostrada.
Ebbene Mazzola non ha mai alzato un dito, ha permesso che i lavori sulla Litoranea procedessero ai minimi termini, accontentandosi di un ritocco estetico, piuttosto che sostanziale, ed ha tollerato i restringimenti sulla SS Aurelia che hanno reso pericoloso il tratto dell’ Aurelia che riguarda Tarquinia.
La grande responsabilità politica sull’autostrada non è certo, soltanto del Sindaco, ma della maggioranza che lo sosteneva, che lo sostiene anche adesso, di tutti i consiglieri che nel tempo si sono succeduti, anche di quelli che nel frattempo hanno cambiato bandiera, ma che non potranno, certo sfuggire al giudizio della storia.
Il risultato è che l’autostrada oggi è ferma perché non ci sono i soldi per pagare gli operai, mentre le ditte si pentono amaramente di aver dato credito ai lavori dell’autostrada perché sono finiti i soldi.
E Antonio Bargone piange! minaccia di dare le dimissioni senza spiegare bene se da commissario governativo, o da Presidente della SAT, chiede soldi pubblici per il completamento dell’autostrada, come se gli Italiani gli avessero mai chiesto di farsi scippare la SS Aurelia per farla diventare un’autostrada a pedaggio, per poi pagarla due volte, una con il pedaggio l’altra con gli aiuti di Stato.
Siamo ancora nella repubblica delle banane, dove la politica millanta la realizzazione di grandi opere con investimenti privati per farsi autorizzare, poi a metà dell’opera pretende soldi pubblici per pagare le ditte che nel frattempo non sono state pagate, e che per questo rischieranno di fallire.
* Per il Bene di Tarquinia
Redazione
Viterbo - Talete, la riunione che avrebbe dovuto portare all'aumento tariffario del servizio idrico, e quindi far fronte alle criticità societarie, si è conclusa con un nulla di fatto. Il comune di Viterbo, sostenuto da numerosi comuni della provincia – Arlena di Castro, Bomarzo, Canepina, Castel Sant'Elia, Civita Castellana, Celleno, Gallese, Montefiascone, Monterosi, Soriano, Vallerano, Vignanello – si è fatto promotore di una linea dettata dal senso di responsabilità, condivisa anche e soprattutto da quei comuni non coinvolti dalle pregresse vicende di Talete. Questa mattina, dopo le scelte improduttive fatte nell'ultimo anno e mezzo, e le numerose riunioni andate semideserte a causa dell'assenza di numerosi sindaci, ci si è trovati di fronte a uno spartiacque. “Il Comune di Viterbo – ha spiegato il sindaco Leonardo Michelini intervenuto alla riunione - ha proposto una linea all’insegna del buonsenso, incentrata su un'accurata analisi delle criticità della società Talete e su un percorso contingentato che potesse proseguire anche dopo la decisione odierna, ovvero dopo aver provveduto all'adeguamento tariffario per passività pregresse”. Il sindaco Michelini, sostenuto da numerosi sindaci, ha proposto di avviare una fase di analisi della società attraverso un controllo analogo, ovvero la verifica della gestione interna per analizzare tutte quelle scelte, sia politiche che amministrative, che hanno provocato l'attuale condizione di Talete. “È indispensabile avere un gestore unico del servizio idrico. L'adeguamento delle tariffe – ha ribadito il sindaco di Viterbo – rappresenta la prima azione da mettere in campo insieme a tutta una serie di interventi ormai fondamentali per mettere in sicurezza Talete e quindi fornire un servizio efficiente”. I sindaci hanno voluto porre le basi per un percorso innovativo, dando un segnale di discontinuità rispetto ai numerosi interventi tampone del passato che non hanno prodotto i risultati sperati. Due le posizioni che sono emerse nell'ambito della riunione a Palazzo Gentili questa mattina: da una parte il Comune di Viterbo, quello di Civita Castellana e gli altri comuni in linea con le due città, che hanno più volte fatto appello al senso di responsabilità, consapevoli di non aver contribuito in alcun modo a determinare le attuali condizioni di Talete. Dall'altra parte la Provincia di Viterbo, che rappresenta l'Ato unico con un ruolo da protagonista, che si è espressa con voto contrario al momento della votazione dell’ordine del giorno proposto dall’assemblea dei sindaci.
“Il Comune di Viterbo – ha continuato Michelini - si è posto come mediatore su questa complicata e articolata vicenda che impatta sulla vita di molti. È prevalsa però la solita logica di continuare a cercare un responsabile altrove, nel solo e unico tentativo di far finta di risolvere i problemi dei cittadini. Non servono alibi per nascondersi dietro presunte responsabilità. È il momento di decidere una volta per tutte. Sia che il gestore del servizio sia pubblico, che partecipato”.
A condividere e sostenere pienamente quanto affermato dal sindaco Michelini, anche il primo cittadino di Civita Castellana Gianluca Angelelli, che ha aggiunto: “Tutti noi amministratori abbiamo il dovere di agire in modo responsabile, come hanno dimostrato di fare stamattina le amministrazioni di centro sinistra. Tutti avrebbero dovuto sottoscrivere quell'importante ordine del giorno, necessario a garantire la prosecuzione del servizio e a scongiurare l’eventuale fallimento di Talete, situazione che potrebbe avere come conseguenza la messa a rischio del servizio e quella dei bilanci di molti comuni della provincia. Il tempo delle “non scelte” è scaduto – ha aggiunto il sindaco Angelelli. Ormai il dado è tratto. Nel momento in cui si diventa sindaco si dovrebbe agire nel rispetto degli interessi dei propri concittadini. Noi questo senso di responsabilità lo abbiamo dimostrato e continueremo a dimostrarlo fino alla conclusione di questa delicata vicenda che riguarda Talete e, in maniera più o meno diretta, tutti i cittadini”.
A fare eco alle parole dei sindaci Michelini e Angelelli, il sindaco di Montefiascone Cimarello, che ha ribadito che “davanti alle scelte strategiche per il territorio, c’è chi si assume le responsabilità e chi scappa come ha fatto la Provincia di Viterbo”.
Redazione
Viterbo - Dal 4 al 6 luglio Viterbo ospita il Consiglio nazionale di Slow Food 75 tra delegati e dirigenti provenienti da tutte le regioni d’Italia si ritrovano nella città dei Papi per definire programmi e strategie future dell’organizzazione fondata da Carlo Petrini.
La città di Viterbo da venerdì 4 a domenica 6 luglio ospita l’Assemblea delle regioni e il Consiglio nazionale di Slow Food Italia, l’organo direttivo dell’associazione fondata da Carlo Petrini. I delegati, provenienti da tutte le regioni d’Italia, sono freschi di nomina così come il Comitato esecutivo guidato dal presidente Gaetano Pascali.
Nel corso dei lavori, che si terranno all’hotel Salus Terme, i 75 esponenti di Slow Food si confronteranno sull’attuazione del nuovo programma e sui prossimi appuntamenti tra cui il Salone del Gusto e Terra Madre previsti a Torino dal 23 al 27 ottobre 2014.
“Siamo felici – dice Angelo Proietti Palombi, presidente di Slow Food Viterbo – di ospitare nella Città dei Papi i vertici di Slow Food. Un evento straordinario che tra l’altro consentirà di promuovere il nostro territorio dal punto di vista termale, culturale ed enogastronomico”.
I delegati, infatti, oltre a essere ospitati in una delle migliori strutture ricettive termali gusteranno i prodotti tipici della Tuscia Viterbese grazie anche alla disponibilità di alcune aziende locali. Inoltre nel tempo libero visiteranno la città di Viterbo e prenderanno parte al Festival letterario di Caffeina e allo Slow Food Village in corso in questi giorni nel centro cittadino.
L’ospitalità del Consiglio nazionale, organizzata da Slow Food Viterbo, è resa possibile grazie al sostegno della Regione Lazio, Arsial, Comune, Provincia e Camera di Commercio di Viterbo, e delle associazioni di categoria Confartigianato e Coldiretti, oltre che dall’azienda ceramica Scarabeo.
Cosa è Slow Food
Con oltre 100mila soci, Slow Food è un’associazione internazionale non profit presente in 150 Paesi che opera per diffondere la cultura alimentare portatrice di piacere, identità e tradizioni e per promuovere uno stile di vita, oltre che alimentare, rispettoso dei territori e dell’ambiente. Fondata nel 1986 da Carlo Petrini, Slow Food nasce come movimento per la tutela e il diritto al piacere legato al cibo per tutti, per contrastare il diffondersi della cultura del fast food, la perdita d’interesse verso ciò che mangiamo e la scomparsa delle tradizioni locali. Nel corso degli anni si affina la filosofia, Slow Food si impegna a ribadire l’attenzione necessaria verso ecosistemi e comunità e lavora per far crescere nelle persone la consapevolezza che le nostre scelte alimentari condizionano tutto il sistema. Alle direzioni nazionali in Italia, Germania, Svizzera, Stati Uniti, Giappone, Regno Unito e Olanda che coordinano le 1.500 Condotte – sedi locali cui fanno capo i membri dell’associazione – si aggiunge la straordinaria rete di Terra Madre con 2mila comunità di contadini, pastori, pescatori, cuochi, studenti, insegnanti ed esperti insieme a tutti coloro che ogni giorno scelgono una produzione di cibo di piccola scala, sostenibile e di qualità. In Italia, nel corso del 2011 sono stati registrati circa 45mila iscritti riuniti in 287 Condotte
Redazione
Viterbo - Il presidente della Provincia Marcello Meroi ha risposto alla missiva inviata a tutti i presidenti delle Province ancora in carica, dal Ministro degli Affari Regionali e delle Autonomie locali Maria Carmela Lanzetta.
Con la presente missiva, il Ministro ha invitato i presidenti delle Giunte provinciali a collaborare al processo di riordino previsto dalle legge 56/2014, continuando ad esercitare le funzioni di competenza durante la fase transitoria di attuazione della riforma, in attesa che tali funzioni vengano definitivamente trasferite all’Ente subentrante, per evitare possibili disagi ai cittadini.
Questo il testo della lettera:
“Gentile Ministro
Anche il sottoscritto, presidente della Provincia di Viterbo e nel contempo presidente dell’Upi Lazio, ha letto con sconcerto la nota da Lei inviata a tutti noi presidenti, con la quale ci invita a garantire l’erogazione dei servizi in attesa di portare a compimento la piena attuazione della legge n.56 del 2014.
Una legge che, come Lei ben sa, l’Upi ha contestato sotto vari e diversi profili, confortata in questo anche dai giudizi negativi espressi dalla Corte dei Conti, che ha messo in evidenza come, l’abolizione delle province italiane e il trasferimento di funzioni e competenze ad altri livelli, comporti un consistente aggravio di costi a carico dello Stato. Altro che il risparmio tanto sbandierato dal suo predecessore, ministro Graziano Delrio, oggi sottosegretario alla Presidenza del Consiglio!
Sorvoliamo su questo ed entriamo nel dettaglio della Sua lettera.
In poche parole Lei ci chiede di fare “miracoli”, prerogativa questa che, fino ad oggi, eravamo convinti fosse riservata unicamente alle sfere celesti. Evidentemente ci siamo sbagliati e dovremo attrezzarci di conseguenza. Non sarà particolarmente difficile, dal momento che, in questi ultimi anni, le nostre Amministrazioni hanno dovuto compiere salti mortali per garantire servizi ai cittadini facendo quadrare i bilanci. Lei ci invita ad assicurare collaborazione al Governo nella fase transitoria di attuazione della riforma e su questo può stare tranquilla, il nostro impegno sarà totale.
Mi permetta però di evidenziare come questa collaborazione non possa in alcun modo essere a senso unico. Infatti, nelle scorse settimane il Parlamento, su invito del Suo Governo, ha approvato il disegno di legge 66 che ha comportato un ulteriore drastico taglio agli enti locali, rendendo ancora più insostenibili i vincoli del patto di stabilità per Comuni e Province. Certo, avete aumentato le buste paga di 80 euro, ma a quale prezzo? Al prezzo di costringere gli enti locali ad alzare le tasse. Un capolavoro, non c’è che dire! Con una mano lo Stato dà e con l’altra riprende, come in un perfetto gioco di prestigio.
Non si offenda signor Ministro se mi permetto di definire la Sua lettera inutile in primo luogo ed inopportuna in secondo.
Inutile, in quanto ciò che ci chiede lo garantiamo quotidianamente, con enormi difficoltà e costringendo i nostri uffici a raschiare il fondo del barile, nel tentativo di recuperare anche un solo centesimo che possa tornare utile a sistemare le strade provinciali, a mettere in sicurezza gli edifici scolastici assicurando agli studenti e agli insegnanti degli istituti superiori di svolgere le attività in condizioni dignitose, a garantire il mantenimento in servizio del personale precario, la cui presenza è diventata indispensabile nella pianta organica dell’Ente per assicurare proprio l’espletamento di detti servizi. Ci siamo ridotti a dover assicurare il minimo indispensabile, come nel caso appunto dell’edilizia scolastica visto che è per noi impossibile operare interventi straordinari, come la costruzione di nuovi edifici, di cui ci sarebbe invece urgente bisogno. Quando si è verificata un’emergenza sul nostro territorio siamo immediatamente intervenuti, nonostante il più delle volte non avessimo neanche un euro a disposizione; eppure siamo riusciti a fare miracoli, ma di miracoli non si può abusare.
Ecco perché definisco inutile la Sua lettera, nel momento in cui ci invita a fare ciò che facciamo quotidianamente.
Inutile dunque, ma anche inopportuna, perché non si può chiedere ad una persona di correre nel momento in cui le vengono amputate le gambe. Il timore di dover gestire il caos che si potrebbe venire a creare con l’attuazione della riforma, La spinge a richiedere un impegno da parte nostra, privandoci però degli strumenti necessari per operare.
Infine mi consenta un’ultima considerazione; gli eventuali disagi che potrebbero venirsi a presentare durante la fase transitoria di attuazione della riforma, non può certamente essere addebitata alle Province, ma unicamente ai governi, il vostro e quelli che vi hanno preceduto, che nel maldestro tentativo di soddisfare un’opinione pubblica legittimamente indignata per i costi eccessivi della politica, si sono accaniti sulle Province con proposte di riforma anticostituzionali, confuse, pasticciate, prive di qualsiasi criterio logico che non fosse la demagogia a buon mercato. Anche la riforma che andrete ad applicare non è priva di contraddizioni, ed è fondata su presupposti sbagliati; l’abolizione delle Province o la loro trasformazione in enti di secondo livello, a conti fatti non comporterà alcun significativo risparmio nei bilanci dello Stato ma al contrario, oltre ad aumentare i costi, priverà il territorio di un ente intermedio essenziale a garantire servizi di primaria importanza.
Gentile Ministro, in Italia purtroppo le conseguenze negative di tante scelte demagogiche compiute negli anni si sono sempre viste in seguito e, ci auguriamo, non debba accadere così anche con la riforma delle Province, sebbene già si registrino le prime avvisaglie confermate anche dalla Sua discutibilissima missiva.
Ad ogni modo, stia tranquilla, da parte nostra non mancherà l’impegno richiesto. Anche perché, chi le scrive, così come i colleghi ancora in carica, ha il privilegio e l’onore di essere stato eletto dai cittadini e di non sedere su questa poltrona per nomina, o in seguito a scelte compiute con i riti della vecchia politica”.
Redazione
Blera (VT) - I carabinieri della Stazione di Blera, diretti dal maresciallo capo Roberto Fareri, dopo approfondite indagini condotte in collaborazione con i colleghi di Monte Romano, Barbarano Romano e Oriolo Romano hanno eseguito due perquisizioni domiciliari delegate dall’Autorità Giudiziaria di Viterbo a Roma, in zona Settecamini, e a Montecompatri nei confronti di due pluripregiudicati di origine rom rispettivamente di 29 e 52 anni, indagati in concorso tra loro per un furto in abitazione avvenuto nello scorso mese di aprile in Villa San Giovanni in Tuscia.
Nel corso delle operazioni, i militari operanti hanno rinvenuto e sequestrato numerosi articoli di dubbia provenienza di cui gli interessati non hanno saputo giustificare il possesso tra cui diversi articoli di argenteria, penne di marche prestigiose tipo Montblanc, orologi di vari marche, numerosi manufatti di vestiario e borse di note case produttrici contraffatte per un valore complessivo di circa 10.000 euro. I due sono stati denunciati in stato di libertà per i reati di contraffazione, incauto acquisto e favoreggiamento di un terzo pregiudicato, ancora da identificazione, loro complice nel predetto furto nel paese del viterbese.
Importante attività investigativa condotta dai militari del Comando Stazione di Orte, conclusa con l’arresto di quattro soggetti e il deferimento a piede libero di cinque individui, che ha permesso di disarticolare un complesso sodalizio criminale, essenzialmente dedito alla commissione di illeciti in materia di stupefacenti, con cospicui introiti ed un notevole flusso di droga che si articolava dalla capitale alle Province limitrofe, sino ad arrivare ai piccoli centri della Tuscia.
Redazione
Orte (VT) - I carabinieri della Stazione di Orte, in seguito all’arresto di un cittadino di origini nigeriane (C.S. di anni 30) con l’accusa di spaccio di sostanze stupefacenti ed a conclusione di una serie di indagini per l’individuazione del suo canale di approvvigionamento, hanno appurato che la partita di droga di cui era stato trovato in possesso, gli era stata consegnata da alcuni suoi connazionali, dimoranti in Roma nel quartiere “Tor Bella Monaca”.
L’illecita compravendita sarebbe stata conclusa all’interno di un immobile ubicato nella predetta zona che veniva individuato sulla scorta delle indiscrezioni riferite e degli ulteriori accertamenti di P.G. eseguiti.
I militari si sono dunque recati sul posto dove in prossimità dell’unità abitativa hanno predisposto un servizio di osservazione. Nel contesto dell’attività investigativa svolta, si aveva modo di accertare un continuo andirivieni di individui che facevano accesso nello stabile in questione, per poi fuoriuscire a distanza di pochi minuti, ragion per cui si decideva di procedere al controllo di due soggetti di origini africane, poi identificati per O.S.J. e O.N., rispettivamente di 32 e 22 anni.
I due venivano sottoposti a perquisizione personale e trovati in possesso di denaro contante (6000.00 euro circa, suddivisi in banconote di piccolo taglio), senza essere in grado di indicare la propria fonte di reddito.
Appreso ciò, ritenendo che il denaro fosse provento degli illeciti affari legati alla cessione di stupefacente, i militari hanno deciso di eseguire una perquisizione domiciliare nell’abitazione, cosa che provocava da subito uno stato d’ira negli interessati, in aiuto dei quali giungevano altri due connazionali, A.S. e Y.S. (di anni 27 e 37) i quali, al pari dei suddetti soggetti, facevano resistenza opponendosi con forza e violenza alle operazioni di P.G. in atto e si scagliavano con calci, pugni e morsi all’indirizzo degli operanti, che si vedevano accerchiare, ragion per cui gli interessati venivano tratti in arresto con l’accusa di resistenza a P.U..
Fatto accesso nello stabile in questione, si accertava la presenza di ulteriori cinque individui, anch’essi Nigeriani, tutti di età compresa tra i 20 e i 25 anni (O.U.-L.E.-J.C.I.-E.R.-W.Z.), ed al termine delle operazioni di perquisizione venivano rinvenuta ulteriore somma contante, per un totale di 50.000,00 euro circa, suddivisa in banconote di diverso taglio.
Il denaro, ritenuta frutto dell’attività illecita, è stata sottoposta a sequestro e gli occupanti dell’abitazione deferiti in s.l., in concorso tra loro, alla Procura della Repubblica di Roma, con l’accusa di spaccio di sostanze stupefacenti.
Redazione
Viterbo - Si è svolto lunedì 30 giugno, nella Sala Consiliare della Camera di Commercio di Viterbo, l’incontro organizzato dalla Regione Lazio in vista di Expo 2015, evento per il quale sono previste una serie di iniziative di promozione del turismo e delle eccellenze agroalimentari.
L’incontro - condotto da Albino Ruberti, coordinatore del gruppo di lavoro Expo 2015 per la Presidenza della Regione Lazio – ha visto la partecipazione dei rappresentanti istituzionali di Comune, Provincia e Camera di Commercio di Viterbo, nonché dell’Università degli Studi della Tuscia e delle Associazioni di categoria.
“L’Expo può costituire una vetrina straordinaria per la Tuscia – dichiara Ferindo Palombella, presidente della Camera di Commercio di Viterbo – che punta proprio su turismo e agroalimentare per elevare la sua attrattività. In tal senso il coinvolgimento da parte della Regione Lazio del sistema camerale, quale punto di riferimento territoriale nelle relazioni con le imprese, offre maggior opportunità all’intero sistema economico nel costruire percorsi tematici ad hoc e una visibilità coordinata in tutte le occasioni previste per l’Expo 2015.
G. G.
Montalto di Castro (VT) - Nella giornata di ieri sono state salvate tre persone dal mare grosso. Le vite di tre persone in serie difficoltà sono passate per le mani dei coraggiosi bagnini del lido “IPPOCAMPO” di Montalto di Castro, che non hanno esitato neanche un attimo a gettarsi in acqua per trarre in salvo i bagnanti in difficoltà. I bagnini del lido Mauro Cisko e Danilo Gentili, concentrati sulla propria clientela proprio a causa delle condizioni del mare, sono stati i primi ad avvistare i malcapitati. Hanno sfidato le onde per raggiungerli e trarli in salvo non senza difficoltà e rischiando in prima persona.
Redazione
Vejano (VT) - I carabinieri della Stazione di Vejano hanno arrestato in flagranza dei reati di maltrattamenti su minore, violenza privata e lesioni personali un pregiudicato del posto di anni 19.
Il giovane, ospite di una famiglia del paese, a seguito di reiterati maltrattamenti nei confronti di un minore di anni 14, mai denunciati dal giovane per paura di ritorsioni, si rendeva responsabile di ennesimo atto di violenza colpendolo in vari punti del corpo e procurandogli lesioni personali giudicate guaribili da sanitari del pronto soccorso dell’ospedale di Bracciano in 8 giorni, salvo complicazioni. Al rito direttissimo, il giudice del Tribunale di Viterbo ne ha convalidato l’arresto e disposto gli arresti domiciliari.
Redazione
Viterbo - Fontane di Viterbo, affidati i lavori per la gestione, la conduzione e la manutenzione ordinaria periodica. Interventi costanti che consentono la rimozione del vellutino algale che si forma naturalmente, la disostruzione degli ugelli, la pulizia delle vasche e tutti gli altri lavori riguardanti le componenti impiantistiche “Quello delle fontane – ha spiegato il sindaco Leonardo Michelini – è da sempre un argomento particolarmente caro a questa amministrazione. Il decoro delle fontane è stato uno dei punti su cui mi sono fortemente battuto anche durante il periodo della campagna elettorale. Nei giorni scorsi, finalmente, è stato possibile procedere all'affidamento del servizio alla ditta individuata tramite apposita procedura”. Il Comune, in questo ambito, trova un prezioso supporto anche da parte dei giovani studenti. Manutenzione, ma anche valorizzazione grazie all'iniziativa portata avanti dai ragazzi dell'istituto Orioli, che hanno recentemente presentato il loro progetto innovativo proprio a Palazzo dei Priori. “Un progetto in corso di ultimazione – ha aggiunto il primo cittadino - capace di fornire informazioni sui monumenti cittadini, in italiano e in inglese, fruibili attraverso smartphone, attraverso tecnologie, come quella del QR Code. Tra questi monumenti rientrano anche le nostre fontane”. Alla valorizzazione e agli interventi di manutenzione si affianca anche un altro aspetto, non di poco conto, che è quello del risparmio dei costi per l'utilizzo dell'acqua. “Stiamo lavorando – spiega ancora il sindaco Michelini – per dotare tutte le nostre fontane di un impianto di ricircolo delle acque che eviterebbe inutili sprechi. Ad oggi sono due le fontane dotate di tale meccanismo, quella di piazza della Morte e quella di piazza delle Erbe. Stiamo lavorando per garantire anche alle altre lo stesso funzionamento”.



